Omaggio alla Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven (7 maggio 1824 – 7 maggio 2024)

Rendere felici gli altri: non c’è niente di meglio o di più bello (Ludwig van Beethoven)

L’ ultima sinfonia di Beethoven è la redenzione della Musica dal suo elemento più peculiare verso l’arte universale

È il vangelo umano dell’arte dell’avvenire. Dopo di essa non è possibile alcun progresso, perché non può seguirla immediatamente che l’opera più perfetta: il dramma universale, di cui Beethoven ci ha fornito la chiave artistica

(Richard WagnerOpera d’arte dell’avvenire, Lipsia, 1849)

👉🏻 Cosa può rappresentare la Nona Sinfonia ?

Decisamene un simbolo di libertà e di gioia, è stato il tentativo più ampio e grandioso da parte di Beethoven di aiutare l’umanità a trovare la propria strada fuori dall’oscurità, per Lui anche dalla sordità, e verso la luce, dal caos alla pace.

👉🏻 Qual è il messaggio, che si cela dietro la Nona Sinfonia ?

La risposta è semplice: la fratellanza. La bellezza di questa sinfonia è proprio come Beethoven racconta questo sentimento nell’opera. La fratellanza è il sentimento, che si ha verso l’altro in base alla razza, al genere, alla classe.

👉🏻 Quali sono le novità principali della Nona sinfonia?

La melodia è progressivamente arricchita con le tre variazioni strumentali, che vengono interrotte dal Presto iniziale, ancora più drammatico e brutale nel suo brusco ricomparire. Questa volta il recitativo è affidato alla voce umana e il baritono leva il suo invito a unire le altre voci alla sua nel canto di gioia.

👉🏻 Qual è il significato dell’Inno alla gioia?

L’Inno alla gioia esprime la visione idealistica di Schiller sullo sviluppo di un legame di fratellanza fra gli uomini, visione condivisa da Beethoven. Nel 1972 il Consiglio d’Europa ha adottato il tema dell’Inno alla gioia di Beethoven come proprio inno ufficiale.

«Abbracciatevi, siate avvinti, uniti». L’esortazione dei versi di Schiller, consacrati da Beethoven nel suo ultimo capolavoro sinfonico, rendono sempre attuale il valore – e il bisogno – di questi suoni: «diese Töne», la Nona Sinfonia.

Reca un messaggio quest’opera? Una cosa sembra comune a tutto quanto è stato scritto: attraverso i suoi quattro movimenti questa sinfonia è un grande percorso dal buio profondo alla cristallina luce, il passaggio da uno stato di angoscia, frenesia affanno, attraverso la speranza, la dolcezza, fino ad arrivare alla gioia.

🎶🎧🎵 https://youtu.be/Hn0IS-vlwCI?si=jE_Q0eyWM0d7I3sx (Bernstein dirige la Nona in occasione della caduta del muro di Berlino)

Emblema di ogni questione sulle possibilità espressive della musica, oltre che opera dal destino controverso, sospesa tra l’elevazione a mito della cultura europea e le pesanti critiche mosse alla costruzione del Finale, la Nona di Beethoven suscita sempre nel pubblico un’accoglienza rinnovata. In tale prospettiva, è davvero curiosa la dissonanza tra la grande devozione dei Millionen, che da sempre affollano le sale da concerto quando la Nona è in programma, e una tradizione critica piuttosto consolidata che nell’ultimo movimento la vede come opera sgraziata: certamente di grande presa emotiva, ma debole dal punto di vista della perfezione formale rispetto ad altri capolavori del suo autore

.

Sua Santità Papa BENEDETTO XVI argomentava la Sua passione musicale ed in particolare per il Nostro con queste finissime parole da leggere e meditare: “…..Dopo anni di auto isolamento in cui Beethoven aveva da combattere con difficoltà interne ed esterne, che gli procuravano depressione e profonda amarezza, il compositore sorprende il pubblico con una composizione dal dirompente scopo di modificare la forma tradizionale. La solitudine silenziosa aveva insegnato a Beethoven un modo nuovo di ascolto, che si spingeva ben oltre la semplice capacità di sperimentare nell’immaginazione il suono delle note, che si scrivevano e si dovevano eseguire. Come diceva il profeta Isaia «Udiranno in quel giorno i sordi le parole di un libro (ossia parole solamente scritte); liberati dall’oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno)». Non è una gioia puramente Cristina quella che fa cantare Beethoven; è la gioia però della fraterna convivenza dei popoli, della vittoria sull’egoismo, ed è il desiderio che il cammino dell’umanità sia segnato dall’amore, quasi un invito che a rivolge a tutti al di là di ogni barriera e convinzione…..”

👉🏻 Addentriamoci nella specifica presentazione della Nona.

🎧 https://youtu.be/8F1lP_1ruUI?si=D-WW3uwK47Fj24Oe (Karajan prova la Nona)

Per quanto qualche abbozzo rudimentale possa risalire al 1815 (in un quaderno di schizzi ed appunti di tale anno accanto ai definitivi nuclei tematici della «Sonata in re maggiore op. 102, n. 2 per violoncello e pianoforte» figura un embrione di fuga, il cui germe si convertirà, più tardi, nel tema dello «Scherzo») e in un altro quaderno di conversazione risalente al 1816 si trova anche questa curiosa citazione di pugno di Beethoven “Sinfonia al principio soltanto quattro voci, due violini, viola, violoncello, bassi in mezzo forte, con altre voci e se possibile lasciare entrare man mano ogni altro strumento” essa non fu strutturata, nell’attuale forma, che nel 1823, ricevendo gli ultimi ritocchi nel febbraio del 1824.

Da notare comunque che il Nostro non ci fa mai ascoltare l’intero organico orchestrale e vocale: le voce soliste si congedano con una bellissima cadenza sospesa, dopo la quale comincia la sezione conclusiva in cui rientrano le percussioni “turche” e l’ottavino, che interagisco con il solo coro.

La prima esecuzione ebbe luogo, in Vienna, al Teatro della «Porta di Carinzia», il 7 maggio 1824, sotto la direzione di Umlauf, affiancato da Beethoven, già sordo e malaticcio, essendo interpreti, nel Finale, il soprano Enrichetta Sontag, il contralto Carolina Unger, il tenore Haitzinger e il basso Seipelt. Il successo e l’apprezzamento del pubblico fu strepitoso, ma gli incassi irrisori senza la minima possibilità di alleviare la miseria del maestro.

La Nona sinfonia per ampiezza di forme, precorritrici di nuovi climi musicali, per vigore e gigantismo d’ispirazione, per l’attitudine dello spirito beethoveniano che in essa si solleva in un’atmosfera di sovrano distacco da tutto ciò che è individuale e contingente, s’incurva, realmente, come è stato asserito, come cupola gigantesca sulle ampie navate delle sinfonie precedenti. Tale immagine è efficacemente esatta, solamente se assunta come espressione della preminenza della «Nona» sulle otto consorelle, ma distoglierebbe la mente dalla vera comprensione del capolavoro, se venisse intesa quale simbolo di elemento conclusivo di tutto l’immenso complesso musicale beethoveniano.

Beethoven come ci riporta l’amico Ignaz Moscheles (cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Ignaz_Moscheles) temeva la confusione e per quasi tutte le sue sinfonie non voleva più di una sessantina di esecutori.

I quattro tempi della sinfonia non vanno considerati staccati, ma intimamente collegati, quasi quattro momenti dello spirito umano, inconcepibili senza la dialettica dei rimandi e delle fecondazioni reciproche. Allo stato d’animo tragico ed appassionato corrisponderebbe — secondo il critico musicale Biamonti (cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Biamonti)— I’«Allegro non troppo, un poco maestoso », al «molto vivace» un momento fantastico e mutevole. L’«Adagio molto cantabile» sarebbe l’espressione di uno stato dell’essere contemplativo ed estatico, mentre l’intervento della voce umana, attraverso la concretezza della parola darebbe sfocio alla gioia, intesa come vincolo ed affratellamento universale tra gli uomini. È noto che l’introduzione della voce umana non ha trovato consenzienti tutti gli uomini di musica. Riserve sull’ultimo tempo furono avanzate da Giuseppe Verdi e — ciò che è tutto dire — da Mendelssohn che, per quanto di origine ebraica, era munito di sacro ossequio verso tutto quello che era germanico e, più particolarmente, per tutto ciò che apparteneva al regno della creatività beethoveniana. Più d’un critico parlò di forzatura delle voci, trattate strumentalmente (lo stesso Maestro aveva confessato, che l’apparizione d’ogni idea musicale assumeva, immediatamente, nella sua fantasia veste strumentale) e pare che il Maestro non fosse rimasto totalmente soddisfatto della sua innovazione se sia lo Czerny e sia Sonnleitner assicurano che il Maestro, anche dopo l’esecuzione del 1824, pensava di chiudere la «Nona» con un nuovo Finale puramente strumentale.

Il primo tempo, «Allegro, ma non troppo, un poco maestoso» s’apre con le famose quinte vuote sullo sfondo, in pianissimo, di arpe e corni che sembrano provenire da un mondo vacuo ed amorfo (a Nietzsche suggerivano l’immagine del caos primigenio). A poco a poco, quasi con sforzo doloroso che potrebbe ricordare, per analogia, quello, titanico dei prigioni di Michelangelo per sfuggire all’amplesso bruto della materia informe, le sonorità, attraverso un crescendo, si determinano, con foga rapinosa, quasi a vendetta della faticosa gestazione, nell’aspetto preciso del tema principale in re minore. Siffatto tema, gravido di ribellione e sfida contro un destino tragico, è destinato a signoreggiare tutto il primo tempo. Dopo una parentesi, caratterizzata dal fitto divincolio di sonorità dolorose, riemergono le quinte spettrali con i loro guizzi da fuoco fauto, che richiamano per l’equilibrio della dialettica fonica, la riapparizione dell’indomito e ribelle tema principale. Durante lo sviluppo, momenti di mortale angoscia s’alternano a impeti di volontà di resurrezione con interposti, sui legni, frammenti di motivi improntati a pietà consolatoria per il miserabile destino degli uomini. Segue una perorazione in cui spicca l’inesorabile «ostinato» degli archi cui s’innesta, concludendo il primo tempo, il parossistico martellamento del tema fondamentale.

Il secondo tempo, «Molto vivace», è uno scherzo che trabocca, con una costante carica di propulsione ritmica incontenibile, dagli archi ai timpani, martellato all’infinito dalle varie famiglie di strumenti. Siffatto tema viene travolto nella ridda d’una immensa fuga, rianimata, quando a quando, nel suo impulso motorio senza requie, dai sussulti esplosivi dei timpani.

Emerge dal tessuto sonoro un sanguigno motivo paesano, tipico d’una kermesse da villaggio, finché l’inesausta vitalità ritmica precipita nel vortice di un «Presto» che «ne scarica quasi istantaneamente la forza viva, per introdurre — nota il Biamonti — nell’atmosfera di assoluta limpidità» del Trio che evoca, con le sue preziosità, incanti di paesaggi agresti e di pace rasserenante.

Il bacchico impulso ritmico si rigenera, ancora una volta, spazzato via da un’improvvisa interruzione con la quale il secondo tempo è concluso. Il terzo tempo, «Adagio molto e cantabile» ci trasporta, addirittura, in un’atmosfera trascendentale, remota dalla contingenza terrena; qui l’ispirazione fluisce allo stato naturale, purificata da ogni scoria e totalmente trasfigurata in sublime poesia. Il tempo inizia con una melodia, religiosamente raccolta, risonante, a mezza voce, sul timbro ombroso degli archi, cui fanno eco clarinetti, fagotti e corni che della melodia, però, sussurrano i soli frammenti terminali. Alla prima melodia ne sussegue una seconda, sui violini secondi e viole, dal tono più intenso e dalla linea più rilevata che esprime calma e distensione interiori, il gaudio proprio di un’anima rifugiata in zone inaccessibili ai turbamenti umani. Due tentativi in effetti di disturbo brutale (dovuti al risonare nella parte mediana del tempo di minacciose fanfare dei fiati) non riescono a dissipare l’atmosfera di orante fervore che caratterizza l’«Adagio» il cui flusso, attraverso libere variazioni dei due temi, continua ininterrotto fino alla smorzatura pacata della chiusa. Poche misure precipiti ed esplosive dei fiati e timpani, nel Finale, fanno da introduzione a un recitativo dei contrabbassi e violoncelli cui rispondono alcune battute riassuntive dei tre tempi precedenti, respinti, impetuosamente, ogni volta, dalla frase perentoria degli archi bassi. Sugli stessi contrabbassi e violoncelli, risuona, sussurrato a mezza voce, quasi per essere più intimamente assaporato, il tema della gioia, spinto fino all’incandescenza, specie quando si ripercuote sui fiati, nella successiva elaborazione orchestrale. Nel silenzio dell’orchestra, in una atmosfera gravida d’attesa, tuona, poi la voce del basso invitante a «nuovi e più gioiosi accenti» espressi subito dopo, sulla stessa linea melodica degli archi bassi, con le strofe dell’ode di Schiller, «Alla gioia», invocata come liberatrice di ogni angoscia, sollievo ad ogni male e quale divina effulgurazione dell’Eliso in terra. Siffatte strofe vengono, poi, riprese dal coro e dal quartetto di voci con impeto sempre più ebbro e trascinante, seguite da un intermezzo strumentale, «Allegro assai vivace, alla marcia» risonante sui fiati, sostenuti dai ritmi esotici «turchi» di grancassa cimbali e triangoli sul cui motivo la voce del tenore inneggia alla fraternità degli uomini, invitati, in un raptus d’entusiasmo, a percorrere il cammino della vita, come «gli astri percorrono le smisurate aree dei cieli».

All’intermezzo s’innesta il coro con le stesse parole.

Dopo un dinamico episodio strumentale e dopo una nuova ditirambica scansione delle prime strofe dell’ode, il coro, dimettendo la foga irrefrenabile dei suoi accenti, si distende in suoni allungati, esprimenti prosternazione adorante sulle parole « – Siate avvinte o turbe – Amore abbraccia il mondo intero – Prosternatevi o turbe – Senti il Creatore – O Mondo? Cercalo sopra la volta celeste – Egli deve abitare sopra le stelle».

L’ulteriore sviluppo ed articolazione del «Finale» è affidato alle entrate dei solisti e dell’insieme corale che, ora, s’abbandonano al vortice di un delirio collettivo, ora s’allentano in momenti di rapita contemplazione finché, dopo un improvviso blocco su una cadenza, le voci, «stringendo il tempo», sfociano, in un avvitamento mulinante, nel «Prestissimo», la cui veemenza, esaltata dal tumulto conclusivo dell’orchestra, potrebbe, veramente, far pensare — come qualcuno ha detto — ad un rito d’iniziazione bacchica.

Viene alla mente il monito evangelico «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà». Beethoven nel Finale della sua ultima sinfonia ha saputo «raggiungere i cuori» con un linguaggio che anche i più piccoli potessero ascoltare.

Noi, esseri finiti, personificazioni di uno spirito infinito,
siamo nati per avere insieme gioie e dolori;
e si potrebbe quasi dire che i migliori di noi
raggiungono la gioia attraverso la sofferenza

(Ludwig van Beethoven)

Beethoven è mosso dall’unico nobile motivo di far avanzare continuamente l’Arte verso uno stato ideale di perfezione e con essa di migliorare la condizione degli uomini.

Presentiamo allora la Nona Sinfonia a partire dalla suddivisione dei brani, che la compongono.

Movimenti:

  1. Allegro ma non troppo, un poco maestoso
  2. Molto vivace
  3. Adagio molto e cantabile (si bemolle maggiore)
  4. Presto (fa maggiore) – Allegro assai (re maggiore) – Recitativo per baritono: O Freunde, nicht diese Töne (fa maggiore) – Coro: Freude, schöner Götterfunken (Allegro assai – re maggiore)

Vi segnalo un inciso di Beethoven per quanto riguarda la “definizione” dei movimenti << diverso è il caso delle parole che indicano il carattere della composizione; a queste non possiamo rinunciare perchè il tempo è propriamente il corpo, ma esse si riferiscono allo spirito della composizione >>

Organico: soprano, contralto, tenore, basso, coro misto, ottavino, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, controfagotto, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, triangolo, piatti, grancassa ed archi
Composizione: 1822 – 1824
Prima esecuzione: Vienna, Theater an der Wien, 7 Maggio 1824
Edizione: Schott, Magonza 1826
Dedica: Federico Guglielmo III, Re della Prussia

🎼 🎻 🪈 Link per l’ascolto https://youtu.be/h3Z-pq-unwg 🎶 🎧 🎵

Lella Cuberli, Soprano – Helga Müller Molinari, Contralto

Vinson Cole, Tenore – Franz Grundheber, Baritono

Herbert von Karajan

Ho deciso di segnalarVi, fra le innumerevoli esecuzioni, questa in quanto nessuno prima di Lui aveva definito il passaggio del direttore “da servitore a padrone delle note”! Dal punto squisitamente tecnico la Sua gestualità riesce ad accompagnare con i movimenti del corpo la scansione metrica e di dinamica in maniera fortemente comunicativa. Il Suo contatto con le partiture è sempre determinato da un’intensa cura del dettaglio (cfr. si osservino con attenzione varie riprese televisive dove anche gli archetti si muovono con assoluta ed unisona armonia), che salda tutto in una ferrea cornice formale e sonora.

La gestualità nella plasticità delle mani del Maestro Herbert von Karajan

Wiener Singverein

Berliner Philharmoniker

I. Allegro ma non troppo, un poco maestoso da 00:58

II. Molto vivace da 16:07

III. Adagio molto e cantabile da 26:54

IV. Presto – Allegro assai – Recitativo – Allegro assai – da 42:32

AN DIE FREUDEINNO ALLA GIOIA
Testo di Friedrich SchillerTesto di Friedrich Schiller
Basso solo – Recitativo

O Freunde, nicht diese Töne!
Sondern lasst uns angenehmere
anstimmen, und freudenvollere.
Basso solo – Recitativo

Amici, non queste note,
intoniamone altre
più grate e gioiose.
Basso solo e Coro – Allegro assai

Freude, schöner Götterfunken,
Tochter aus Elysium,
wir betreten feuertrunken,
himmlische, dein Heiligtum!
Deine Zauber binden wieder
was die Mode streng geteilt,
alle Menschen werden Brüder
wo dein sanfter Flügel weilt.
Basso solo e Coro – Allegro assai

Gioia, bella scintilla degli dèi,
figlia dell’Elisio,
ebbri e ardenti noi entriamo,
creatura celeste, nel tuo santuario!
I tuoi incantesimi tornano a legare
ciò che la moda ha severamente diviso;
tutti gli uomini divengono fratelli
dove la tua dolce ala si posa.
Soli e Coro

Wem der grosse Wurf gelungen,
eines Freundes Freund zu sein,
Wer ein holdes Weib errungen,
mische seinen Jubel ein!
Ja, wer auch nur eine Seele
sein nennt auf dem Erdenrund!
Und wer’s nie gekonnt, der stehle
weinend sich aus diesem Bund.
Freude trinken alle Wesen
an den Brüsten der Natur;
alle Guten, alle Bösen
Folgen ihrer Rosenspur.
Küsse gab sie uns und Reben,
einen Freund, geprüft im Tod;
Wollust ward dem Wurm gegeben,
und der Cherub steht vor Gott.
Soli e Coro

Chi ha sortito la gran ventura
d’esser amico di un amico,
chi s’è conquistata una dolce compagna,
mescoli nella folla il suo giubilo!
Sì, chi anche un’anima sola
possa dir sua sul globo terrestre!
E chi non l’ha mai potuto s’allontani
in lacrime da questo sodalizio.
Gioia bevono tutti gli esseri
dal seno della natura,
tutti i buoni, tutti i malvagi
seguono la sua traccia fiorita di rose.
Baci ci ha offerto la natura, e viti,
e un amico a tutta prova;
voluttà fu concessa al verme,
e il cherubino è al cospetto di Dio!
Tenore solo e Coro maschile
Allegro assai vivace alla marcia

Froh, wie seine Sonnen fliegen
durch des Himmels prächt’gen Plan,
wandelt, Brüder, eure Bahn,
freudig, wie ein Held zum Siegen.
Tenore solo e Coro maschile
Allegro assai vivace alla marcia

Lieti, come i suoi soli trascorrenti
per la splendida pianura del cielo,
seguite, fratelli, il vostro cammino,
gioiosi come l’eroe della vittoria.
Coro

Freude, schöner Götterfunken,
Tochter aus Elysium,
wir betreten feuertrunken,
himmlische, dein Heiligtum!
Deine Zauber binden wieder
was die Mode streng geteilt,
alle Menschen werden Brüder
wo dein sanfter Flügel weilt.
Coro

Gioia, bella scintilla degli dèi,
figlia dell’Elisio,
ebbri e ardenti noi entriamo,
creatura celeste, nel tuo santuario!
I tuoi incantesimi tornano a legare
ciò che la moda ha severamente diviso;
tutti gli uomini divengono fratelli
dove la tua dolce ala si posa.
Coro – Andante Maestoso

Seid umschlungen, Millionen!
Diesen Kuss der ganzen Welt!
Brüder, über’m Sternenzelt
muss ein lieber Vater wohnen.
Coro – Andante Maestoso

Abbracciatevi, moltitudini!
Un bacio al mondo intero!
Fratelli! Oltre il firmamento
deve abitare un padre amato.
Adagio ma non troppo, ma devoto

Ihr stürzt nieder, Millionen?
ahnest du den Schöpfer, Welt?
Such ihn über’m Sternenzelt!
Über Sternen muss er wohnen.
Adagio ma non troppo, ma devoto

Non vi prostrate, moltitudini?
Non senti la presenza del creatore,mondo?
Cercalo oltre il firmamento!
Oltre il firmamento deve abitare.
Soli e Coro 
Allegro energico sempre ben marcato – Allegro ma non tanto – Poco adagio – Tempo I – Poco adagio – Prestissimo – Maestoso – Prestissimo 

Seid umschlungen, Millionen!
Diesen Kuss der ganzen Welt!
Freude, schöner Götterfunken,
Tochter aus Elysium,
wir betreten feuertrunken,
himmlische, dein Heiligtum!
Ihr stürzt nieder, Millionen?
ahnest du den Schöpfer, Welt?
Such ihn überm Sternenzelt!
Über Sternen muss er wohnen.
Soli e Coro 
Allegro energico sempre ben marcato – Allegro ma non tanto – Poco adagio – Tempo I – Poco adagio – Prestissimo – Maestoso – Prestissimo 

Abbracciatevi, moltitudini!
Un bacio al mondo intero!
Gioia, bella scintilla degli dèi,
figlia dell’Elisio,
ebbri e ardenti noi entriamo,
creatura celeste, nel tuo santuario!
Non vi prostrate, moltitudini?
Non senti la presenza del creatore, mondo?
Cercalo oltre il firmamento!
Oltre il firmamento deve abitare.

La Nona è definibile come un’immensa cattedrale di suoni, che riempie tempo e spazio con l’imponenza della sua perfezione e bellezza.

La Musica può cambiare il mondo sia esso esterno sia esso più propriamente personale. Ascoltarla o eseguirla è un invito ad usare la nostra intelligenza. Non sia mai che, come ci ricorda argutamente il celebre monito riportato da Cassiodoro “se noi continueremo a commettere ingiustizie Dio ci lascerà senza la musica!”

Il nostro apprezzamento per Beethoven si alimenta dell’idea che i suoi lavori fossero, allora e siano al tempo presente e saranno in futuro, una dimostrazione concreta oltre che mirabile ed affascinante di come si potessero e si possano sublimare nell’arte i drammi personali, di come fosse possibile e sia possibile un’esistenza riscattata grazie al processo creativo.

Non interrompere mai il silenzio se non lo si vuole migliorare (Ludwig van Beethoven)

Il manoscritto completo originale si trova presso la Deutsche Staatsbibliothek di Berlino (cfr.https://staatsbibliothek-berlin.de)1 così come pure una parte di controfagotto del quarto tempo

Un foglio con le prime sedici battute della Coda dello Scherzo e le parti del trombone del secondo e quarto tempo sono conservate nel Fondo Bodmer presso la Beethoven Haus di Bonn (cfr.https://www.beethoven.de)2

Una parte dell’introduzione strumentale al solo del tenore è conservata presso la Bibliothèque National de France (cfr.https://www.bnf.fr/fr)3

Tutte le immagini riportate qui di seguito e con riferimento alle fonti citate sono in possesso dell’Autore del presente saggio come facsimile del manoscritto originale.

1

I MOVIMENTO

II MOVIMENTO

III MOVIMENTO

IV MOVIMENTO

PARTI AGGIUNTIVE e APPUNTI

2

3

E dopo aver visto con gli occhi solo alcuni frammenti del manoscritto seguiamo tutta l’esecuzione della Sinfonia con le immagine del facsimile della partitura…..

1. Allegro ma non troppo, un poco maestoso (D minor) (0:00)

2. Scherzo. Molto vivace (D minor) – Presto (D major) (14:10)

3. Adagio molto e cantabile (B♭ major) (27:19)

4. Presto (D minor) – Allegro assai (D major); (39:11) Allegro molto assai (Alla marcia) (B♭ major); Andante maestoso (G major) – Adagio ma non troppo, ma divoto (G minor) Allegro energico, sempre ben marcato – Allegro ma non tanto – Pressitissmo (D major)

Regula Mühlemann, soprano Marie Claude Chappuis, mezzo-soprano

Maximilian Schmitt, tenor Thomas E. Bauer, bariton

Kammerorchester Basel & Wroclaw Philharmonic Choir

Direttore Giovanni Antonini

Live Gstaad, Menuhin Festival, 02.09.2016

🎶 🎵 🎧 👉🏻 https://youtu.be/-t4cIw5L4Rw?si=FQhvcGkMvgjo_vb5

Vi rimando anche ad altri articoli da me dedicati alla Nona di Beethoven in modo, che abbiate la possibilità di approfondire aspetti qui non trattati.

Buon “compleanno” alla Nona!!!

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