Un attore poliedrico

Gino Cervi

Ha doppiato Laurence Olivier nei film shakespeariani, è stato un grande Otello sulle

scene, ha interpretato il condottiero Ettore Fieramosca, il sindaco Peppone, il

commissario Maigret: così Gino Cervi ha consegnato il suo nome alla storia del teatro,

del cinema e della televisione.

Figlio di Antonio Cervi, critico teatrale del “Resto del Carlino”, Gino Cervi nasce a

Bologna il 3 maggio 1901. Appassionato di teatro sin da piccolo, esordisce ventenne in

una compagnia filodrammatica, e nel 1924 debutta ufficialmente come attor giovane ne

“La vergine folle” di Bataille, a fianco di Alda Borelli.

Sempre come attore giovane, nel 1925 passa al Teatro d’Arte di Roma, il cui direttore è

allora lo scrittore Luigi Pirandello. Dopo un decennio di intense esperienze, diventa

primattore della compagnia Tofano-Maltagliati (1935-1937). Nel 1938 entra a far parte

della compagnia semistabile del Teatro Eliseo di Roma, di cui assumerà la direzione nel

1939.

Il suo aspetto imponente e austero, il suo stile elegante ed incisivo, la sua voce

profonda e suggestiva, e la sua pronta comunicatività, lo rendono uno dei più

apprezzati interpreti di Goldoni, Sofocle, Dostoevskij e soprattutto di Shakespeare (la

sua interpretazione dell’ “Otello” è considerata memorabile).

Dal 1932 Gino Cervi passa quasi stabilmente al cinema, diventando uno dei divi più

popolari, grazie soprattutto al regista Alessandro Blasetti, che lo dirige in “Ettore

Fieramosca” (1938), “Un’avventura di Salvator Rosa” (1939), “La corona di ferro” (1941),

“Quattro passi fra le nuvole” (1942), film dai toni neorealisti in cui interpreta un

commesso viaggiatore che aiuta una povera ragazza nubile e incinta, e “Fabiola” (1948).

Negli anni ’50 e ’60 è il bonario e sanguigno interprete del personaggio del sindaco

Peppone nella fortunata serie di film su Don Camillo (personaggio creato da Giovanni

Guareschi), al fianco di Fernandel nella parte dell’agguerrito prete (“Don Camillo”,

1952; “Don Camillo e l’onorevole Peppone”, 1955; “Don Camillo monsignore… ma non

troppo”, 1961; ecc…).

Gino Cervi possiede un volto bonario, che trasmette simpatia, ma ha anche interpretato

ruoli di cattivo, come il gerarca fascista de “La lunga notte del ’43 ” (1960) di Florestano

Vancini.

Una rinnovata notorietà gli verrà dalla televisione con il primo ciclo degli episodi de

“Le inchieste del commissario Maigret” (1964), tratto dai romanzi dello scrittore belga

Georges Simenon, in cui l’attore dà vita con sobria intensità al personaggio del

perspicace e sornione ispettore Maigret. Un secondo ciclo andrà in onda nel 1966, e un

terzo nel 1968; il commissario transalpino dal fiuto infallibile tornerà sui teleschermi

per l’ultima volta nel 1972 con l’episodio finale della lunga serie dal titolo “Maigret in

pensione”. Il successo del personaggio è tale che la serie viene trasmessa anche in

Francia, dove il pubblico apprezza soprattutto la mitezza casalinga del Maigret di

Cervi.

“Fratello ladro” (1972) sarà la sua ultima fatica cinematografica, due anni prima della

sua scomparsa, avvenuta a Punta Ala, in provincia di Grosseto, il 3 gennaio 1974.

Versatile e comunicativo, Gino Cervi è stato tra gli attori italiani più noti e significativi

per l’accattivante carisma scenico, la serietà del suo lavoro e l’impegno costante

dimostrato in oltre quarant’anni di carriera.

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