Sonata per violino e pianoforte n. 5 in fa maggiore op. 24 “La Primavera”

Movimenti:

  1. Allegro
  2. Adagio molto espressivo (si bemolle maggiore)
  3. Scherzo. Allegro molto
  4. Rondò. Allegro ma non troppo

Organico: Violino e Pianoforte
Composizione: 1800 – 1801
Edizione: Mollo, Vienna 1801
Dedica: Conte Moritz Von Fries

L’interesse di Beethoven per il duo formato dal violino e dal pianoforte risale ai primissimi anni di Bonn quando, appena tredicenne, iniziò la composizione di una Sonata in la maggiore lasciata incompiuta. Giunto poi a Vienna nel 1792, aspettò alcuni anni prima di pubblicare la sua prima raccolta di Sonate – le tre Sonate op. 12 dedicate ad Antonio Salieri e pubblicate da Artaria nel 1799 – e nel frattempo si cimentò con lavori minori come il Rondò in sol maggiore e le Variazioni sul tema di “Se vuol ballare” dalle mozartiane Nozze di Figaro.

Le tre Sonate dedicate a Salieri aprono l’importante serie delle dieci Sonate beethoveniane al cui vertice sta senza dubbio la monumentale Sonata a Kreutzer (1802-03), ma che comprende autentici capolavori come la Sonata in la minore op. 23, “La Primavera”, la Sonata in do minore op. 30 n. 2 nonché l’ultima affascinante Sonata in sol magiore op. 96. Tutti questi lavori mettono di fronte, a volte drammaticamente, i due strumenti in una sorta di competizione – si pensi alla Sonata a Kreutzer, ma non solo – che spesso amplifica il dualismo motivico antagonistico che è alla base della concezione sonatistica beethoveniana. Anche un’opera apparentemente idillica e “mozartiana” come La Primavera non sfugge a quella tensione fra i temi e fra gli strumenti, senza beninteso arrivare al parossismo della Sonata, a Kreutzer. Inizialmente la Sonata doveva essere pubblicata insieme con la Sonata in la minore op. 23, anch’essa dedicata al conte Moritz von Fries, amico e mecenate di Beethoven. Il ripensamento è da attribuire probabilmente all’intenzione di valorizzare al meglio la Sonata in fa maggiore, ricca di novità assai rilevanti nel percorso beethoveniano, come ad esempio l’introduzione dello Scherzo, e subito ammirata incondizionatamente da intenditori e dilettanti (il titolo di Primavera, dovuto all’editore Mollo di Vienna che la stampò nel 1802, le si attaglia benissimo).

È importante comunque, nell’ascoltare quest’opera, avere in mente il clima cupo e appassionato della Sonata precedente con cui forma un dittico complementare e contrastante, secondo una concezione poi ripresa con le due monumentali Sonate per pianoforte Aurora e Appassionata.

Come la coeva Sonata in re maggiore “Pastorale” per pianoforte solo, con la quale ha non poche affinità, anche La Primavera è concepita con due movimenti di ampie dimensioni, determinanti per il suo carattere espressivo, posti alle estremità (Allegro e Rondò) che racchiudono un movimento lento necessariamente breve e un minuscolo Scherzo, fulminea anticipazione delle tarde Bagatelle pianistiche. La compiuta felicità melodica del primo tema nell’Allegro – dispiegata in un sereno e idillico fa maggiore – è una modalità espressiva abbastanza rara in Beethoven che, infatti, si dimostra più interessato a sviluppare le energiche impennate del secondo tema (do maggiore e poi minore) in una sezione elaborativa centrale di dimensioni classiche. Il primo tema si prende però la rivincita nella mirabile coda del movimento, in cui l’inciso iniziale risuona nel registro grave del pianoforte e, dopo una suggestiva modulazione a re minore, conduce alla luminosa e trionfale conclusione.

Il candore apollineo dell’Adagio molto espressivo in si bemolle maggiore è da intendere come prosecuzione delle componenti idilliche del movimento precedente di cui riprende il tematismo disteso anche con citazioni letterali nella sezione conclusiva.

Lo Scherzo, di proporzioni ridottissime, si basa su una geniale invenzione ritmica che mischia abilmente incisi arsici (in levare) e tetici (in battere) e racchiude un Trio di rapidi movimenti scalari in crescendo, vigorosa pennellata luminosa tracciata con la rapidità ritmica di un valzer viennese, di piglio weberiano e si schematizza in una di quelle ripetizioni testarde che in un prossimo futuro assurgeranno a protagoniste dello scenario drammatico beethoveniano.

Il Finale si attiene, pur con qualche libertà, alla falsariga del Rondò, con quattro esposizioni del ritornello separate da altrettanti intermezzi, l’ultimo concluso da una cadenza ampia e tumultuosa.

🎶 Ascoltiamo il brano nell’esecuzione dal vivo di Anne-Sophie Mutter (violino 🎻) & Lambert Orkis (pianoforte 🎹) https://youtu.be/PGFs7n6n3-8

Le stagioni sono ciò che una sinfonia dovrebbe essere: quattro movimenti perfetti, in
armonia l’uno con l’altro.
(Arthur Rubinstein)

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