Pietro Angelerio (Angeleri secondo alcuni), noto alla storia come Papa Celestino V,
nasce tra il 1209 e il 1215 in Molise, probabilmente a Isernia o a Sant’Angelo Limosano.
Penultimo di dodici figli di una famiglia di origini contadine, in età giovanile trascorre
un breve periodo nel monastero benedettino di Santa Maria in Faifoli: manifesta una
notevole predisposizione alla solitudine e all’ascetismo, e nel 1239 si ritira in una
caverna isolata sopra Sulmona, sul Monte Morrone (per questo verrà soprannominato
Pietro del Morrone).
Pochi anni dopo si sposta a Roma, presso il Laterano, e qui prende i voti sacerdotali.
Tornato agli inizi degli anni Quaranta sul monte Morrone, presso la chiesa di Santa
Maria di Segezzano, vi rimane fino al 1246, quando si rifugia sui monti della Maiella, in
Abruzzo, in un luogo praticamente inaccessibile. Dopo avere costituito una
congregazione ecclesiastica denominata “dei frati di Pietro da Morrone”, riconosciuta
da Papa Gregorio X come ramo dei benedettini e avente come sede l’Eremo di
Sant’Onofrio al Morrone, Pietro nel 1273 si reca, in pieno inverno, a Lione, in Francia, a
piedi: qui stanno per cominciare i lavori del Concilio di Lione II deciso da Gregorio X.
Lo scopo di Pietro è quello di impedire che il suo ordine monastico venga soppresso:
l’obiettivo viene raggiunto, complice la fama di santità che lo circonda (al punto che
Gregorio X lo invita a celebrare una messa in presenza di tutti i Padri Conciliari).
Negli anni successivi, la sua vocazione ascetica diventa sempre più radicale, così come
il suo distacco dal mondo terreno. Gli anni Novanta del Duecento, però, vedono una
Chiesa in subbuglio: il 4 aprile del 1292, infatti, muore Papa Niccolò IV, e poco dopo si
riunisce il conclave per l’elezione del nuovo pontefice. Complice, però, il numero
ridotto di porporati (solo dodici), nessun candidato riesce a ottenere i voti necessari per
diventare papa. Un’epidemia di peste allunga ulteriormente i tempi, così che nel 1294 la
Chiesa si ritrova ancora senza guida: è a questo punto che Pietro predice gravi castighi
in assenza di decisioni da Roma, in una profezia spedita al Cardinale Decano Latino
Malabranca che la fa giungere agli altri cardinali.
Il Cardinale Decano propone, dunque, che il nuovo pontefice sia proprio il monaco
eremita, la cui figura religiosa, mistica e ascetica è molto apprezzata in tutta Europa dai
diversi regnanti. Il Sacro Collegio, tuttavia, inizialmente si mostra restio a eleggere un non porporato. È solo il 5 luglio del 1924 che il Conclave nomina, dopo ventisette mesi
dalla morte di Niccolò IV, Pietro Angelerio del Morrone come nuovo papa. La scelta
ricade su di lui anche perché la figura di un monaco eremita estraneo alle politiche
della Santa Sede e totalmente digiuno di esperienze di governo serve, da un lato, a
rassicurare le potenti monarchie europee, e dall’altro a tranquillizzare l’opinione
pubblica e la popolazione, desiderosa di una guida spirituale.
Di certo, inoltre, molti cardinali optano per questa soluzione anche pensando di poter
manovrare e gestire con una certa facilità l’inesperienza di Pietro, ormai vecchio, e
quindi ritenuto non in grado di destreggiarsi in un mondo curiale e burocratico dal
quale è sempre stato lontano. Pietro riceve la notizia dell’elezione da tre ecclesiastici,
saliti appositamente sul monte Morrone per dargli l’annuncio. Quando i messi, tra i
quali è presente Iacopo Stefaneschi, si inginocchiano davanti a lui, Pietro si prostra con
umiltà, mentre gli occhi gli si velano di lacrime; quindi, si volta in direzione di un
crocifisso appeso alla parete della cella in cui soggiorna e inizia a pregare.
Solo dopo una lunga meditazione, con sofferenza e timore, dichiara di accettare
l’elezione. In seguito, egli viene raggiunto da Carlo II d’Angiò, il quale non appena ha
appreso la notizia è partito da Napoli per andare da lui. Pietro, dunque, scortato dal
corteo reale e in sella a un asino che lo stesso re tiene per le briglie, si reca all’Aquila,
città in cui il Sacro Collegio era stato convocato, e il 29 agosto del 1294 viene incoronato
con il nome di Celestino V nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio.
Tra i suoi primi atti da pontefice c’è l’emissione della Bolla del Perdono, che concede
l’indulgenza plenaria a tutti coloro che dopo essersi pentiti dei propri peccati e
confessati si recano, dai vespri del 28 agosto al tramonto del giorno successivo, nella
Basilica di Santa Maria di Collemaggio all’Aquila. Viene dunque istituita la Perdonanza
, una celebrazione che verrà poi ripresa dal Giubileo del 1300.
Celestino V si affida senza remore a Carlo d’Angiò, che viene nominato maresciallo del
futuro Conclave, e ratifica il trattato tra lo stesso re e Giacomo d’Aragona, attraverso
cui si decreta che alla morte di Giacomo la Sicilia tornerà in mano agli angioini. Il 18
settembre Papa Celestino V indice il suo primo (e ultimo) Concistoro, nel corso del
quale nomina tredici nuovi cardinali (non c’è nessun romano tra di essi), tra i quali
Tommaso d’Ocre, Simon de Beaulieu, Landolfo Brancaccio, Nicolas de Nonancour e
Guglielmo Longhi. Lo scopo di queste nuove nomine, scelte con i suggerimenti di Carlo
d’Angiò, è quello di riequilibrare il Sacro Consiglio con una rilevante impronta
monastica benedettina.
Sempre ascoltando i consigli del monarca angioino, il papa decide di trasferire
dall’Aquila a Napoli la sede della Curia, e stabilisce la propria residenza in Castel
Nuovo, dove soggiorna in una piccola e spoglia stanza dove non di rado si ritira in
preghiera. Nel corso delle sue meditazioni, tuttavia, Pietro giunge alla decisione di
abbandonare il soglio pontificio, complici le difficoltà incontrate nell’amministrazione
della Chiesa (dovute sia alla sua ingenuità, sia alla sua scarsa cultura – non conosce la
lingua latina).
Ecco, dunque, che il 13 dicembre 1294 Papa Celestino V legge la rinuncia all’ufficio di
romano pontefice. Tale gesto è oggetto di critiche da parte di Dante Alighieri, che
dedica al pontefice alcuni versi della Divina Commedia: “Poscia ch’io v’ebbi alcun
riconosciuto, | vidi e conobbi l’ombra di colui | che fece per viltade il gran rifiuto.” (Inferno III,
58/60).
Pochi giorni dopo la rinuncia di Celestino V, il nuovo papa Benedetto Caetani (
Bonifacio VIII) ordina di controllare Pietro, per evitare che venga rapito dai suoi nemici
. L’anziano monaco, venuto a saperlo, prova a scappare verso oriente: dopo aver fatto
tappa sul Morrone, raggiunge Vieste e prova a imbarcarsi in direzione della Grecia.
Viene tuttavia catturato a Santa Maria di Merino il 16 maggio del 1295 e rinchiuso nella
rocca di Fumone, in Ciociaria, di proprietà dei Caetani: è qui che Pietro Angelerio
muore il 19 maggio 1296, ormai stremato anche a causa della deportazione e della
prigionia durata un anno.
