Il trillo del Diavolo

Sonata per violino e basso continuo in sol minore

Movimenti e Tonalità:

1. Largo (sol minore) 2. Allegro (sol minore) 3. Andante (sol minore)

Organico: violino e basso continuo 

Composizione: 1740 – 1749 

Edizione: Decombe, Parigi, 1798

Esecuzione: 🎻 https://youtu.be/XUoPjg–2lA?si=r8X9EMxEWFXrirki (Anne-Sophie Mutter & Lambert Orkis)

Dopo la scuola virtuosistica bolognese grande importanza ebbe la scuola veneziana, al cui ambito può essere ricondotto l’istriano Giuseppe Tartini, che però fece un po’ parte a sé, avendo studiato prevalentemente da autodidatta ed essendo vissuto a Padova, dove dal 1721 alla morte fu “primo violino e capo di concerto” dell’orchestra della Basilica del Santo Patrono. Per studiare con lui convergevano a Padova da tutta l’Europa i violinisti in erba, tanto che quella che si formò intorno a Tartini fu conosciuta come “scuola delle nazioni”. All’insegnamento di Tartini – trasmesso anche da alcuni trattati – attinse abbondantemente Leopold Mozart, che a sua volta ne trasmise i precetti al figlio Wolfgang e che sono pubblicati nel suo manuale “Scuola di violino“. Alla base della tecnica violinistica Tartini poneva l’assoluta padronanza dell’arco, al fine di far cantare lo strumento come una voce e di rendere espressiva al massimo la melodia; dava anche molta importanza agli abbellimenti, che non dovevano essere impiegati a caso ma dovevano contribuire a creare una particolare espressività.

La vasta produzione musicale di Tartini consiste in oltre centotrenta Concerti per violino e circa duecento Sonate per violino, con o senza basso continuo. La sua opera più famosa – rimasta nel repertorio dei violinisti anche quando di Tartini sopravviveva poco più del nome – è appunto la composizione presentata qui oggi ossia la Sonata il sol minore “Il trillo del diavolo”, che deve il titolo a un sogno, secondo quanto il compositore raccontò all’astronomo e memorialista francese Jean Jacques de Lelande, che lo incontrò durante un suo viaggio in Italia. Una notte del 1713 Tartini avrebbe infatti sognato di aver fatto un patto col diavolo, che gli offriva d’esaudire ogni desiderio. Tartini volle sapere se sapeva suonare il violino e il diavolo soddisfece la sua curiosità eseguendo al violino una musica fantastica, come nessun orecchio umano aveva prima udito. Invaso da un ineffabile senso di bellezza, Tartini si svegliò e, afferrato il suo strumento, tentò di riprodurre la musica del sogno ma, nonostante i reiterati tentativi, il risultato fu talmente inferiore a quel che aveva udito in sogno da fargli affermare che avrebbe volentieri spezzato il violino e dato addio alla musica, se avesse potuto fare a meno di essa. Eppure Tartini stesso riconosceva che questa era la migliore delle sue Sonate.

“Il trillo del diavolo” è una Sonata per violino e basso continuo nei quattro tempi tipici della Sonata barocca, ma con alcune particolarità. Il primo movimento è un Larghetto espressivo, semplice ed “affettuoso”, basato su un tema che ritornerà trasformato anche nei movimenti seguenti. Il secondo movimento (Allegro), più ampio e complesso, riserva al violino diversi passi virtuosistici e chiede allo strumento a tastiera non più la sola realizzazione del basso ma anche qualche spunto dialogico col solista.

Ancora più complessa è la strutturazione del terzo movimento – patetico e dolente, indicato nelle diverse edizioni come Andante in tempo ordinario o come Grave – e del quarto – un Allegro infuocato e incalzante – perché il tempo lento si fonde con l’Allegro, prima introducendolo e poi tornando due volte a interromperne lo svolgimento; concludono il movimento una cadenza ad libitum e quattro battute Adagio. Nell’Allegro tre lunghe serie di trilli (la prima dura ben diciotto battute) su note progressivamente più acute, mentre al grave prosegue la melodia hanno guadagnato alla Sonata il titolo di “Trillo del diavolo”, datole dagli allievi di Tartini, mentre il compositore si riferiva ad essa come “Sonata del diavolo”.

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