Mottetto in si bemolle maggiore per due cori e orchestra
Testo: Martin Lutero
Occasione: Commemorazione funebre del professore e rettore Johann August Ernest I
- Der Geist hilft unsrer Schwachheit auf
Coro in si bemolle maggiore per 2 cori - Der aber die Hersen forschet, der weiss
Coro in si bemolle maggiore per 2 cori - Du heilige Brunst, süsser Trost
Corale in si bemolle maggiore per 2 cori
Organico: 2 cori misti, 2 oboi, oboe da caccia, fagotto, 2 violini, viola, violoncello, violone e basso continuo
Composizione: Lipsia, 1729
Prima esecuzione: Lipsia, Paulinerkirche, 24 ottobre 1729
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1803
Un’annotazione sulla coperta che racchiude le parti autografe, ci informa che il Mottetto Der Geist hilft unsrer Schwachheit auf (Lo Spirito soccorre la nostra debolezza) fu composto «per il servizio funebre del defunto Professore e Rettore Ernesti». Oltre che rettore della scuola di San Tommaso (e in questa veste si era trovato a dare a Bach parecchie noie, per la verità), Johann Heinrich Ernesti era stato professore di poesia all’Università di Lipsia, che volle commemorarlo il 24 ottobre 1729 con solenni funerali accademici: come Kantor (cfr. direttore artistico) di San Tommaso Bach era tenuto a provvedere anche alle funzioni religiose dell’Università, e fu dunque incaricato di comporre un Mottetto adatto alla circostanza. Come abbiamo già detto, ci sono rimaste le parti dell’accompagnamento strumentale di questo Mottetto, che ebbe un’esecuzione particolarmente grandiosa: al coro dei «Thomaner» si unirono nella Paulinerkirche, annessa all’Università, i musici del senato accademico. Le parti strumentali hanno lo scopo di rinforzare e arricchire timbricamente quelle dei due cori: gli archi accompagnando il primo di essi, i legni (due oboi, oboe da caccia e fagotto) il secondo, mentre un basso numerato affidato all’organo funge da sostegno al tutto, realizzando un compromesso fra i bassi del primo e del secondo coro. I successori di Bach peraltro lo eseguirono sempre con le sole voci. La prima parte del Mottetto è un doppio coro, basato sul versetto 26 dell’ottavo capitolo dell’Epistola ai Romani; il versetto successivo è viceversa realizzato in una rigorosa fuga a quattro voci. Il Mottetto, che Albert Schweitzer considerò «l’espressione più pura e completa del misticismo del maestro» si conclude con un corale: la melodia è quella Komm, heiliger Geist, Herre Gott, il testo è dato dalla terza strofa dell’inno di Pentecoste scritto da Lutero nel 1524.
Fino a poco tempo fa, sulla scorta di una visione fortemente idealizzata della musica vocale sei e settecentesca, era comune l’esecuzione dei Mottetti di Bach con il solo coro a cappella, cioè privo di accompagnamento strumentale. Oggi è invece attestata la più verosimile pratica di accompagnare l’esecuzione con uno strumento che realizzi il basso continuo (organo o clavicembalo, eventualmente sostenuti dal violone) e con strumenti ad arco atti a raddoppiare la linea melodica delle voci procedendo, come si suol dire e come annotato anche sul manoscritto, «colla parte». Le partiture autografe e le più antiche testimonianze a riguardo attestano esplicitamente l’uso degli strumenti solo nel caso dei Mottetti Ber Geist hilft BWV 226 e Fürchte dich nicht BWV 228, anche se in questo è possibile, che gli archi siano stati aggiunti da uno dei figli di Bach, Carl Philipp Emanuel. Anche negli altri casi, tuttavia, è attendibile l’ipotesi che stabilisce comunque l’intervento di un accompagnamento che all’epoca di Bach poteva anche non essere esplicitamente indicato, poiché dipendeva più dalle circostanze dell’esecuzione e dagli organici che si avevano effettivamente a disposizione, che non da una rigida regola di comportamento.
Nonostante il numero relativamente esiguo dei mottetti effettivamente composti da Bach, l’interesse del musicista per questo genere musicale si riflette in molte altre sue opere, nelle quali o si trovano impiegati gli stessi principi di organizzazione del materiale musicale che sono tipici del mottetto, o viceversa si rintracciano esempi di scrittura che Bach avrebbe poi riutilizzato nei Mottetti. Si può dire anzi che l’intima unità e l’originalità della concezione di questi brani dipendano in gran parte proprio dallo stretto legame con il resto della produzione vocale, bachiana. Se si pensa infatti ai modelli del cosiddetto Stylus antiquus di ascendenza palestriniana, ai florilegi del contrappunto fiammingo o al ricco interscambio delle masse corali proveniente dall’antica scuola veneziana, l’influenza dello stile mottettistico si può riscontrare nella grande Messa in si minore BWV 232 e in numerosi altri brani minori. Se però si considera la struttura interna dei mottetti bachiani, la loro articolazione formale spesso simile a quella di una successione di “movimenti”, talvolta realizzati con opzioni linguistiche ed espressive differenti, allora non si può disconoscere neppure l’influenza esercitata su queste opere dal grande lavoro di ricerca compiuto da Bach nelle sue Cantate. Qui la fusione di una logica compositiva arcaica e di uno spirito drammatico piuttosto accentuato aveva portato Bach alla creazione di un organismo sonoro complesso, capace di accogliere in sé spinte e motivazioni diverse, senza nulla perdere della propria coesione costruttiva. Ora lo stesso avviene nei Mottetti, nei quali anzi la più chiara riconoscibilità di un’impostazione stilistica rivolta verso un modello antico, consente all’autore un uso particolarmente intenso del contrappunto, coniugato con quella «impressionante invenzione di figure» che – secondo il parere del musicologo Alberto Basso – ha reso i Mottetti di Bach «le più stupefacenti creazioni nel campo della polifonia vocale» del suo tempo. Il profondo rapporto con il genere della cantata, sottolineato già dai primi studiosi dell’opera di Bach, ha impresso alla pratica del Mottetto una svolta dinamica: il corso di queste composizioni è diventato infatti con Bach più vario e accidentato, trasformando anche la semplice variazione dei movimenti e della struttura ritmica in un elemento portante dell’intero edificio musicale.

👉🏻🎶 link per l’ascolto nell’esecuzione del Coro RSI, I Barocchisti, direttore Diego Fasolis: https://youtu.be/nNiNHMjMrE0 🎶
