Haydn e il sinfonismo “a tempo”

Avviciniamoci nuovamente a “papà” Haydn ed al suo ampio mondo delle Sinfonie. Ho scelto, di conseguenza, questa sinfonia denominata “Dell’orologio” perché in questo periodo estivo abbiamo magari più tempo per le nostre passioni…..

Sinfonia n. 101 in re maggiore “The Clock” Hob:I:101

Movimenti:

1. Adagio (re minore); Presto (re maggiore) 

2. Andante (sol maggiore)

3. Minuetto: Allegretto (re maggiore) e Trio 

4. Finale: Vivace (re maggiore)

 

Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti (cfr. uno dei quali rappresenta il battito della pendola), 2 corni, 2 trombe, timpani ed archi 

Composizione: Londra, 3 marzo 1794

Prima esecuzione: Londra, Hanover Square Rooms, 3 marzo 1794

Edizione: André, Offenbach, 1799 

Nel settembre del 1790, dopo la morte del principe Nicolaus Esterhàzy, Franz Joseph Haydn quasi sessantenne si trovò a godere di una grande libertà professionale e artistica; rimasto al servizio degli Esterhàzy in modo poco più che nominale tentennò a lungo se accettare l’offerta di un nuovo impiego presso Ferdinando IV a Napoli (amava l’Italia e ne conosceva bene la lingua); ma l’indecisione fu rotta da un dinamico violinista tedesco, Johann Peter Salomon, impresario di concerti a Londra, che in breve convinse Haydn ad una tournée in Inghilterra. Due furono i viaggi, nel 1791-92 e nel 1794-95, segnati dall’incontro con musicisti di tutto il mondo, dalla laurea ad Oxford e da ripetuti trionfi nella vivacissima società concertistica della Capitale. 

Nel corso delle due residenze londinesi, feconde in ogni campo strumentale e vocale, Haydn corona il suo edificio sinfonico con le ultime dodici Sinfonie (nr. 93-104) composte per i concerti Salomon, una serie di capolavori in cui si compendia il linguaggio musicale del secolo XVIII e modello vincolante ancora per Beethoven, Schubert, Rossini e Weber. Nelle “londinesi” c’è una sorta di ampliamento di tutti gli elementi maturati nella lunga carriera creativa di Haydn; già l’orchestra accoglie stabilmente clarinetti, trombe e timpani, prima usati solo in vista di “Sinfonie solenni”: e poi tutto il tessuto rivela una grana più robusta di intrecci e combinazioni, come se la punta secca dell’incisore sia stata sostituita dall’ampio tratto del pennello, ed è lecito supporre che in questa direzione severa e monumentale abbiano influito le tre grandi Sinfonie di Mozart dell’estate 1788 (la “Jupiter” è stampata nel 1793, fra il primo e il secondo viaggio a Londra). 

Rispetto a Sinfonie e Quartetti precedenti, e salvo rare eccezioni, di nuovo nelle “londinesi” c’è ancora un minore radicalismo di pensiero sonatistico: si ritrovano nette divisioni fra canto e accompagnamento e c’è anche posto per uscite solistiche di matrice barocca. Ma questi aspetti sono poi uniti a una caratterizzazione tematica sempre crescente, e soprattutto dal distacco di chi sa padroneggiare e giocare con ogni forma; in questo senso, in questa capacità di governare da sopra le forme più collaudate, alcuni contemporanei vedevano in Haydn, non oziosamente, un equivalente musicale di Laurence Sterne, per icasticità, umorismo, ironia; in realtà, le Sinfonie “londinesi” sono un monumento alla certezza e assolutezza del linguaggio musicale, una sonora smentita a decenni di argomentazioni teoriche sulla inferiorità della musica strumentale, sulla sua inettitudine a significare alcunché. 

La Sinfonia in re maggiore n. 101, denominata “L’orologio”, appartiene agli anni del secondo viaggio a Londra e fu presentata al pubblico nel corso della stagione concertistica allestita da Salomon nel 1794. L’Adagio introduttivo è un tratto famigliare in Haydn, ma al posto della più consueta solennità cerimoniosa, qui l’introduzione serve a tratteggiare una zona scura e misteriosa, già presaga, in alcuni andamenti armonici, della rappresentazione del “Caos” con cui esordirà l’Oratorio La Creazione; l’effetto chiaroscurale si risolve nell’attacco del primo movimento, Presto, che spicca sul piedistallo introduttivo con la leggerezza di una danza in punta di piedi. Primo e secondo tema non si staccano né si contrappongono per diversità di figure, volutamente simili; quello che impressiona in questo primo movimento è il vigore delle deduzioni, delle variazioni e degli sviluppi, in una parola la logica compositiva: non solo lo sviluppo centrale è molto elaborato, con fitto ricorso alla scrittura fugata, ma anche la ripresa aggiunge nuove invenzioni, specialmente per via di una mobilità armonica piena di sorprese e di scarti improvvisi; poche battute prima della conclusione, sul tema esposto per l’ultima volta dai violini, il flauto sovrappone il tema di quattro note che conclude la Sinfonia “Jupiter” di Mozart: ancora un’allusione, un’ultima arguzia, ma anche la severa nobiltà di un simbolo. 

È l’Andante che ha dato il nome di “L’orologio” alla Sinfonia, per il meccanico ticchettìo di archi pizzicati e fagotti in pianissimo che fanno da sostegno all’aperta melodia dei violini; Robbins Landon è incline a vedere nella pagina una certa adesione al gusto della sensazione particolarmente presente nel pubblico londinese: ma se è vero che Haydn si rivolge all’ascoltatore facendolo parte dei suoi segreti compositivi, la connivenza non ha mai il tono della superficialità, ma solo del gioco leggero sempre riscattato dall’intelligenza; Beethoven nella sua Sinfonia n. 8 riprenderà il tono umoristico di questa pagina. Il tema principale, esposto dai violini primi, ha qualcosa della Serenata nella disposizione piana e simmetrica: nel suo riapparire si presterà al cesello di sottili variazioni e alle lusinghe un po’ impertinenti del flauto solo; al centro, perdurando lo stesso schema ritmico, si apre un episodio in tonalità minore, che presto assume uno stile di sviluppo sonatistico secondo una tendenza dominante in tutta questa Sinfonia.

Fedele al Minuetto settecentesco, Haydn ne modella all’infinito lo stampo; qui, nella Sinfonia n. 101, il respiro della frase è particolarmente grandioso, in contrasto con la immediata freschezza del Trio, dove il flauto solo si esibisce in un numero di equilibrio fra la sommessa approvazione degli archi. Il Finale (Vivace), senza mai fare la voce grossa, rivela una somma maestrìa compositiva: rondò, forma sonata, forma di variazione, tutto è messo a frutto, ma la grandezza di Haydn è nel gesto con cui lascia capire che si potrebbe anche fare di più, ma per educazione, per civiltà, è meglio restare nei limiti. 

Lascio qui di seguito alcune parole di Franz Joseph Haydn all’arrivo a Londra:

“…Ora sono di nuovo fresco e in buone condizioni, occupato a osservare questa città infinitamente grande qual è Londra. Le cui bellezze e meraviglie mi hanno davvero stupito. Ho fatto immediatamente le visite necessarie, come quelle all’ambasciatore napoletano e al nostro; entrambi mi hanno contraccambiato dopo due giorni, e quattro giorni or sono fui a pranzo dal primo – NB alle 6 del pomeriggio come è abitudine da queste parti. 

Il mio arrivo ha provocato grande sensazione in tutta la città, e per tre giorni di seguito ho fatto il giro di tutti i giornali. Tutti vogliono conoscermi. Finora ho dovuto pranzare fuori sei volte e se avessi voluto sarei stato invitato ogni giorno, ma prima devo pensare alla salute e poi al lavoro. Fatta eccezione per l’aristocrazia, non ricevo nessuno prima delle due del pomeriggio e alle quattro pranzo a casa con Mon. Salomon. Ho una casa bella e confortevole ma costosa. Il padrone di casa, italiano, è anche cuoco e mi serve quattro pasti più che decenti… ma tutto è terribilmente caro qui. Ieri sono stato invitato al concerto di un famoso dilettante. Sono arrivato con leggero ritardo e quando ho mostrato il biglietto non mi hanno lasciato entrare, ma sono stato fatto accomodare in un’anticamera dove ho dovuto aspettare fino al termine del pezzo eseguito in quel momento. A questo punto la porta si è aperta e, al braccio dell’entrepeneur, sono stato condotto al centro della sala, dove tra il plauso generale sono stato ammirato e fatto oggetto delle congratulazioni degli inglesi. Mi hanno assicurato che da cinquant’anni a nessuno veniva riservata una simile accoglienza. Dopo il concerto sono stato condotto in una elegante sala attigua, dove la tavola era imbandita per tutti i dilettanti. Io avrei dovuto sedere a capotavola, ma poiché proprio quel giorno avevo pranzato fuori mangiando più del dovuto, con la scusa che non mi sentivo bene ho rinunciato all’onore; ciò nonostante ho dovuto brindare con del Borgogna alla salute di tutti i gentiluomini presenti, i quali, dopo aver contraccambiato il mio brindisi, hanno acconsentito che fossi accompagnato a casa. Tutto ciò, mia gentile signora, mi lusinga molto, tuttavia vorrei poter volare a Vienna per un breve periodo per lavorare in pace, perché il baccano che fa il popolino nel vendere le mercanzie sulla strada è insopportabile. Al momento sto lavorando alle sinfonie perché sul libretto dell’opera non sono state prese ancora decisioni…” 

2 pensieri riguardo “Haydn e il sinfonismo “a tempo”

  1. Il post è molto molto interessante anche per chi non è un “musicista” mi chiedo se Haydn ha mai accettato l’invito del Re Borbone di esibirsi e venire presso la corte della Reggia a Caserta?

    "Mi piace"

Scrivi una risposta a ANDREA EMANUELE AFFER Cancella risposta