L’Archivio Apostolico Vaticano (in latino: Archivum Apostolicum Vaticanum) è l’istituto centrale della Santa Sede, dove vengono catalogati e conservati tutti gli atti e i documenti, che riguardano il governo e l’attività pastorale del Romano Pontefice e degli uffici connessi alla Santa Sede, non solo della Curia Romana, oltre ad innumerevoli manoscritti donati o recuperati tramite acquisizione nel corso dei secoli.

L’attuale denominazione «Archivio Apostolico Vaticano» risale all’epoca della fondazione di questo istituto per iniziativa di Sua Santità Paolo V il 31 gennaio 1612. Il fondo fu costituito dai registri provenienti dai vari dicasteri della Curia romana: i Registri Lateranensi, i Registri Vaticani e i Registri Avignonesi. Nel 1630 Urbano VIII fece collocare nell’Archivio Segreto Vaticano vari registri di bolle (tra cui i libri della Camera apostolica).
A partire dalla metà del Seicento, tuttavia, s’impose il titolo «Archivio Segreto Vaticano» (talora attestato anche nella forma « Archivio Segreto Apostolico Vaticano»), che sottolineava la particolare natura di questo complesso documentario, costituito dalla concentrazione in un solo luogo di diversi archivi prodotti da altrettanti uffici curiali: l’aggettivo latino secretum (da secernere = separare, distinguere, riservare, conservare) qualificava infatti l’archivio fondato da Paolo V come separato dagli altri e riservato all’uso del Pontefice e dei funzionari da lui nominati. Tale denominazione ha costituito il titolo ufficiale di questo istituto fino al 22 ottobre 2019, quando l’attuale Romano Pontefice Papa Francesco con la lettera apostolica in forma di <<motu proprio>> L’esperienza storica (cfr. https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/papa-francesco-motu-proprio-20191022_archivio-apostolico-vaticano.html) ha ripristinato l’antico nome «Archivio Apostolico Vaticano».

Nel 1881 papa Leone XIII assunse la storica decisione di aprire le porte dell’archivio pontificio agli studiosi di qualsiasi paese e religione e divenne così un centro di ricerche storiche tra i più importanti del mondo. Da allora la ricerca nell’archivio segreto vaticano è gratuita ed è consentita ai ricercatori qualificati, che abbiano interesse a compiere indagini storiche.
Nel XX secolo, papa Paolo VI volle che, sotto il Cortile della Pigna dei Musei Vaticani, fosse costruito un nuovo Archivio, un bunker sotterraneo immenso con 85 km lineari di scaffali che ne fanno la più grande banca dati storica del mondo.

Il patrimonio documentario conservato nei suoi vasti depositi copre un arco cronologico di circa dodici secoli (secc. VIII-XX).Secondo una prassi invalsa a partire dal 1924, il papa concede il libero accesso ai documenti «per pontificati»: attualmente il limite cronologico di consultabilità è posto alla fine del pontificato di Pio XI (febbraio 1939.
Il più antico documento conservato nell’Archivio Vaticano è il Liber Diurnus Romanorum Pontificum, che è il più antico formulario della Cancelleria pontificia, risalente all’VIII-IX secolo vergato in scrittura minuscola carolina.
All’archivio è annessa la Scuola Vaticana di paleografia diplomatica e archivistica, istituita da Leone XIII, che ne stabilì gli ordinamenti nel motu proprio Fin dal principio del 1o maggio 1884; l’ordinamento attuale risponde al nuovo statuto approvato da Paolo VI, il 21 maggio 1976.
L’insegnamento ha la durata di un biennio. La scuola rilascia il diploma di paleografo archivista. Oltre al corso biennale, si tiene un corso annuale di sola archivistica e un corso annuale di paleografia greca, con il rilascio dei relativi diplomi.
Il piacere di entrare e respirare il profumo emanato da questi libri, rotoli e pagine sfuse come l’apprezzamento della loro tattile conformazione e la relativa tecnica di stesura rimane uno dei tanti sogni nel cassetto dell’Autore…..
Ad Maiora

