Personaggi del mondo beethoveniano

Albrechtsberger Johann Georg (1736-1809)

Organista presso la Corte Imperiale e Maestro di Cappella nella Cattedrale di Santo Stefano a Vienna dal 1792. Celebre compositore ed illustre teorico viene ricordato come contrappuntista e come insegnante puntiglioso. Beethoven, dopo la partenza di Haydn per Londra, avvenuta nel gennaio 1794, ne divenne allievo per canone, contrappunto e fuga. Disse di Beethoven: “Non ha imparato nulla e non farà niente di Suo.” E Beethoven di rimando: “Albrechtsberger, un pedante che eccelleva nell’arte di creare carcasse musicali, arte messa da Lui sopra tutto!”

Amenda Karl (1771-1836)

Nato in Curlandia, ove aveva studiato teologia, giunse a Vienna nel 1798, e fu nominato precettore dei figli del Principe Lobkowitz. Era un buon violinista. Divenne subito amico di Beethoven, che gli offrì la copia della prima versione del Quartetto Op.18 nr.1. Amenda lasciò Vienna nella tarda estate del 1799 e non vi fece più ritorno. Rimase però in contatto epistolare con Beethoven per alcuni anni e il loro carteggio è ricco di affetto e reciproca e sincera stima; Amenda fu uno dei pochi a cui Beethoven rilevò e confidò il nascere progressivo della propria sordità.
In un documento intitolato “Breve storia delle amichevoli relazioni fra Ludwig van Beethoven e Karl Friedrich Amenda, scritta in base a informazioni orali”, proprietà della famiglia Amenda, [si riferisce] che una sera Beethoven improvvisò meravigliosamente al pianoforte e che Amenda subito dopo gli disse: “E’ veramente un peccato che una musica così straordinaria sia nata e morta in un momento!”. Al che Beethoven rispose: “Ti sbagli, dato che io posso ripetere sempre una mia improvvisazione.” Dopo di che si sedette al pianoforte e suonò nuovamente la sua improvvisazione senza alcun cambiamento.

Beethoven Caspar Anton Carl van (1774-1815)

Era il più anziano dei due fratelli di Ludwig. Raggiunse il fratello a Vienna nel 1794. In un primo tempo cercò di lavorare come compositore e pianista. Poi si impiegò al Dipartimento delle Finanze. Per parecchi anni, fino al 1806, si occupò, spesso maldestramente e in maniera anche poco trasparente degli affari di Ludwig e dei rapporti con gli editori, scrivendo molte lettere per conto del fratello. Nel 1806 si sposò con Johanna Reiss ed ebbe il figlio Karl. Morì di tubercolosi nel 1815. Viene comunemente indicato col solo nome Carl.

Beethoven Johann van (1740-1792)

Padre di Ludwig. Era tenore della Cappella Musicale presso la Corte Arcivescovile Elettorale di Bonn, ma sapeva anche suonare il pianoforte e il violino. Diede, per arrotondare il ridotto salario di corte, lezioni di canto. Fu un padre duro, poco equilibrato e rigido, che costrinse allo studio del pianoforte il piccolo Ludwig anche con le percosse. La situazione si deteriorò col passare degli anni, aggravata dall’alcoolismo di cui cadde vittima, per cui fu allontanato dal suo servizio a Corte nel 1789 con conseguente perdita della patria potestà. Pensava di ripercorrere le orme di Leopold Mozart, ma senza averne le basi musicali e soprattutto la comprovata integrità morale. A Ludwig fu quindi affidata la cura materiale dei Suoi fratelli. “Mio figlio Ludwig! In Lui ora è la mia unica gioia; fa tali progressi nella musica e nella composizione. Il mio Ludwig! Lo vedo col tempo divenire un grande uomo nel mondo.”

Beethoven Karl van (1806-1858)

Unico nipote e discendente di sangue di Ludwig, figlio del fratello Carl. Quando il fratello Carl morì, il 15 novembre 1815, Beethoven fece di tutto per avere da solo la tutela del nipote. Carl in un primo momento aveva scritto, che la tutela doveva essere affidata al fratello, ma poi modificò in parte questa sua indicazione, senza escludere del tutto la moglie. Il Maestro tuttavia voleva escluderla del tutto, poichè egli la giudicava non all’altezza dell’educazione morale del nipote. Quando nel gennaio 1816 Beethoven fu riconosciuto unico tutore, Karl fu fatto, controvoglia, entrare nell’istituto scolastico, ad indirizzo umanistico, di Giannattasio del Rio. Due anni dopo Beethoven volle portare il ragazzo a vivere con lui. Questo comportamento diede adito ad un ricorso della madre affinché il ragazzo fosse affidato a lei. Durante il dibattimento davanti al Landrecht, il tribunale che giudicava le cause dei nobili, e che, grazie agli appoggi dei suoi protettori altolocati, trattava con un certo riguardo il Maestro, a Beethoven sfuggì una frase che fece capire che, contrariamente a quanto si credeva, o si faceva finta di credere, il termine “van” non significava un’origine nobile (Van Beethoven testualmente significa “dall’orto delle barbabietole”). La disputa fu dunque trasferita ad un tribunale di livello inferiore, che non aveva motivi di simpatia alcuna per il compositore e che, all’inizio del 1819, emise una sentenza avversa al Maestro, restituendo il ragazzo alla madre. Johanna e Leopold Nussböck, avvocato della donna, furono nominati co-tutori dal settembre 1819. Una protesta di Beethoven presso la magistratura non ebbe alcun effetto e di conseguenza si rivolse alla Corte d’Appello, che l’8 aprile 1820 si pronunciò definitivamente in suo favore nominandolo co-tutore assieme a Karl Peters. Il ragazzo fu avviato a diverse scuole, dalle quali spesso fuggì per tornare dalla madre. Dal giugno 1819 all’agosto 1823 studiò nella scuola di Joseph Blöchlinger. Riprese allora a vivere con Beethoven mentre frequentava l’Università e poi il Politecnico nel 1825. Beethoven fu, quasi com’era stato suo padre con lui, a sua volta altrettanto rigido, possessivo e a volte violento, sia nelle parole sia nei fatti, nei riguardi del nipote; la vita con lo zio divenne intollerabile per il ragazzo, che il 6 agosto 1826 tentò il suicidio sparandosi un colpo di pistola alla tempia ferendosi di striscio e non gravemente. Ripresosi rapidamente egli convinse lo zio ad aiutarlo ad entrare nell’esercito. Grazie all’aiuto del Generale Barone von Stutterheim, cui Beethoven dedicò in ringraziamento il Quartetto in do diesis minore Op.131, il ragazzo fu accettato come cadetto nel reggimento Erzherzog Ludwig, stanziato ad Iglau. Lasciò l’esercito nel 1832 quando si sposò. Visse pare serenamente come privato cittadino. Ebbe cinque figli: 4 femmine e un maschio chiamato Ludwig, che a sua volta ebbe 6 figli, dei quali uno solo di nome Karl (1870-1917) sopravvisse, ma non ebbe prole. Così si chiuse la linea maschile del ramo dei Beethoven. Dello zio Karl così sentenziò: “Sono diventato più cattivo, perché Lui voleva, che diventassi migliore!”

Beethoven Ludwig van (1712-1773)

Nonno del Maestro. Era nato a Malines, in Belgio e si era trasferito a Bonn nel 1733. Entrato nell’orchestra di Corte di Bonn ne divenne a partire dal 1761 Kapellmeister. Morì quando il nipote Ludwig aveva solo tre anni. Il maestro ne serbò sempre un ricordo ammirato e tenne sempre appeso in casa un suo ritratto, dipinto da Radoux, pittore della Corte elettorale di Bonn. Questo dipinto era il primo elemento, che veniva censito prima di ogni singolo e frequente trasloco viennese.

Beethoven Nikolaus Johann van (1776-1848)

Il più giovane dei fratelli di Beethoven, che lo raggiunse a Vienna nel 1795 ove lavorò come impiegato in una farmacia fino al 1808, quando dato i risparmi accumulati ne acquistò una propria a Linz. Aveva fatto fortuna arricchendosi coi profitti di guerra e continuò ad accumulare una fortuna, che gli permise di acquistare nel 1819 una grande tenuta a Gneixendorf vicino a Krems. Nel corso dell’anno 1812 aveva sposato la sua governante Therese Obermayer, che aveva già una figlia. Nella tenuta di Gneixendorf Beethoven visse dal 29 settembre al 1 dicembre 1826. La casa è ancora conservata, e alcune stanze sono come all’epoca in cui vi vissero i Beethoven.

Brentano Elizabeth [Bettine] (1785-1859)

Sorellastra di Franz Brentano, fu amica di Goethe, cui parlò dell’impressione che Beethoven, da lei conosciuto a Vienna nel 1810, le aveva suscitato. A lei Beethoven si rivolse in una lettera del febbraio 1811, con la speranza che potesse far da intermediario col grande poeta. Bettina sposò il poeta Achim von Arnim (1781-1831).

Breuning Gerhard von (1813-1892)

Figlio di Stephan von Breuning, l’amico di Beethoven, frequentò molto sovente la casa di Beethoven negli anni 1825-1827. Fu di conforto spirituale al vecchio Maestro malato, che lo aveva affettuosamente soprannominato Ariel, negli ultimi periodi della vita. Ha scritto nel 1872 un libro di ricordi su Beethoven, relativo proprio a quegli anni, “Aus dem Schwarzspanierhaus”.

Breuning Stephan von (1774-1827)

Figlio del Consigliere di Corte Emanuel Joseph von Breuning (1741-1777) di Bonn. A Bonn, in casa Breuning, Beethoven fanciullo fu accolto dalla vedova, frau Helene, e trattato come un figlio. Si stabilì con Stephan, così come con gli altri fratelli e sorelle Breuning, una solida amicizia che durò tutta la vita. Lorenz, il più giovane dei fratelli Breuning, durante un suo soggiorno viennese dal 1794 al 1797, fu allievo e frequentò molto Beethoven. Stephan si trasferì a Vienna definitivamente, con un incarico al Consiglio Imperiale di Guerra, nel 1801, e dopo gli anni di separazione durante i quali era rimasto a Bonn, riallacciò subito i rapporti con Beethoven; dopo un’interruzione, durata dal 1815 al 1825, e fondamentalmente dovuta a futili motivi, Stephan e Ludwig si frequentarono intensamente di nuovo dal 1825 in poi. Breuning fu un grande sostenitore delle opere del Maestro, in particolare del Fidelio: nel 1806 fece una revisione del testo originale della Leonore di Sonnleithner per la seconda versione dell’opera. Beethoven gli dedicò, nel 1808, il Concerto per violino e orchestra op.61; alla sua prima moglie, Julie, dedicò la versione per pianoforte e orchestra dello stesso concerto. Stephan morì solo due mesi dopo la morte del Maestro. Fu l’esecutore testamentario del Maestro.

Broadwood Thomas

La ditta Broadwood and Sons era una famosa casa produttrice di pianoforti di Londra. Fu Thomas a spedire a Beethoven, nel 1817 un pianoforte a coda, di sei ottave, che giunse a Vienna nel 1818.
Non può essere mai abbastanza sottolineato che, la ovvia causa della parziale distruzione dei Suoi pianoforti verso la fine della vita, era che Egli cercava di far ascoltare a se stesso la musica che andava scrivendo. Se non fosse stato sordo non avrebbe mai maltrattato i Suoi pianoforti fino al punto di spezzar loro le corde. Questo dimostrerebbe come desiderasse disperatamente sentire e giudicare ciò che andava via via componendo.

Brunsvik conte Franz von (1777-1849)

I Brunsvik erano un’aristocratica famiglia ungherese. Il padre Conte Anatol morì nel 1793 e della famiglia si occupò la moglie Anna (1752-1830). Dei cinque figli, Therese, Franz, Josephine, Charlotte, Julietta i primi tre erano dei buoni musicisti dilettanti. Dopo una visita a Vienna nel 1799, in cui Therese e Josephine presero lezioni da Beethoven, rimasero molto legati al Maestro. Franz era un ottimo violoncellista; sebbene vivesse in Ungheria, rimase in corrispondenza con Ludwig almeno fino al 1814, e ricevette la dedica della Sonata per pianoforte Op.57 e della Fantasia per pianoforte Op.77. Therese, che non si sposò, ricevette la dedica della Sonata per pianoforte Op.78. A Josephine, che divenne la Contessa Deym, Beethoven dedicò la canzone “An die Hoffnung“ Op.32. Nell’album di ricordi di Therese e Josephine, che ebbero un posto di rilievo nelle storie sentimentali di Beethoven, il Maestro scrisse, il 23 maggio 1799, la canzone “Ich denke dein” WoO 74 (Penso a te) con variazioni per pianoforte a quattro mani che rielaborò anni dopo. Dei vari membri della famiglia ci sono rimaste memorie e lettere, che sono un’attendibile fonte di informazioni musicali, di costume e di vita quotidiana su Beethoven.

Deym Contessa Josephine nata Brunsvik (1779-1821)

Beethoven aveva conosciuto, e avuto come allieva Josephine, assieme alla sorella Therese, durante una loro prima visita a Vienna nel 1799. Nello stesso anno Josephine sposò il Conte Joseph Deym (1752-1804). Dopo la morte del marito, avvenuta nel gennaio 1804, continuò a vivere nel palazzo di Vienna, e fu in stretta relazione con Beethoven, che come al solito se ne innamorò e sperò di poterla sposare. Nel 1949 furono ritrovate quattordici lettere a lei dirette, scritte nel periodo 1804-1807, dalle quali l’innamoramento di Beethoven, che la chiama ripetutamente “unica amata”, è del tutto evidente. Non sappiamo esattamente quali fossero i sentimenti di lei, anche se dalle notizie pervenuteci è certa l’ammirazione e anche, per ammissione della sorella Therese, una certa disinvoltura nei costumi sessuali. A Josephine, Beethoven offrì la canzone “An die Hoffnung“ Op.32. Dalla corrispondenza pare che le cose siano andate avanti fino al 1808, epoca in cui Josephine lasciò Vienna salvo farvi ritorno nel 1810, anno in cui sposò, per convenienza, in seconde nozze, il Conte von Stackelberg. Il matrimonio fu un fallimento, e i due si separarono. Siccome Beethoven e Josephine si frequentarono ancora a lungo, qualcuno, proprio in base al tono delle lettere citate, ha supposto che fosse lei “L’AMATA IMMORTALE” della lettera del 1812, e che l’ultima figlia di lei, Minona [che non è altro che l’acronimo di Anonim, il termine della legislazione austriaca con cui si indicavano gli illegittimi], nata nel 1813, e concepita quando il matrimonio si era già deteriorato, fosse in realtà figlia di Ludwig van Beethoven. Le prove addotte, fra cui una supposta rassomiglianza fisionomica, sono però debolissime.

Diabelli Antonio (1781-1858)

Nato vicino a Salisburgo fu compositore, insegnante ed editore musicale. Iniziò a lavorare a Vienna come insegnante di pianoforte e di chitarra nel 1803. Lavorò poi presso la ditta Steiner e nel 1818 divenne editore musicale in società con Pietro Cappi; nel 1814 fondò una sua propria casa editrice. Ha scritto molta musica, e ancora oggi si usano sue piccole composizioni per la didattica del principiante nello studio del pianoforte. Il suo nome è legato indissolubilmente a quello di Beethoven: suo è il valzer da cui nacque il tema elaborato dal pianoforte delle “Variazioni Diabelli” Op.120. Fu fra coloro che frequentarono la casa di Beethoven anche nelle ultime dolorose settimane di malattia, che portarono alla dipartita terrena del Nostro.

Erdödy Contessa Anna Marie, nata Niczky (1779-1837)

Aveva sposato il Conte Peter von Erdödy zu Monyor-Okerek und Monte Claudio nel 1796. Conobbe Beethoven nel 1803. Eccellente pianista era una grande ammiratrice delle Sue composizioni, che furono eseguite costantemente nei concerti privati che la Contessa organizzava nella sua dimora viennese della Krugerstrasse. In questa casa, di proprietà della Contessa, Beethoven ebbe un alloggio privato nel periodo 1808-1809. La Contessa era bella, piccola ed elegante, ma, sposatasi a quindici anni, aveva sofferto, fin dalla prima gravidanza di molti disturbi, che la costringevano quasi sempre a letto. La Contessa aveva anche una casa di campagna a Jedlesee, subito al di là del Danubio, raggiungibile facilmente dai sobborghi di Vienna in cui Beethoven passava le sue estati, e qualcuno ha anche sospettato che la scelta della residenza estiva di Beethoven avesse uno scopo ben preciso, non sempre legato alla sola Musica e al contatto con la Natura.

Friedrich Wilhelm III, Re di Prussia (1770-1840)

Successore di Friedrich Wilhelm II, regnò dal 1797 al 1840. Probabilmente Beethoven lo incontrò in occasione del Congresso di Vienna nel 1814. Fu uno dei sottoscrittori per la pubblicazione della Missa Solemnis. Ricevette la dedica della Nona Sinfonia.

Goethe Johann Wolfgang von (1749-1832)

Il grande poeta e Beethoven si incontrarono a Teplitz nel luglio 1812 e passarono alcuni giorni insieme. Beethoven ha scritto e ripetuto più volte di aver letto e amato la poesia di Goethe fin dalla giovinezza. Ha messo in musica parecchie poesie di Goethe e si può dire che il suo rapporto con la poesia di Goethe sia culminato con la composizione della musica per la cantata Meerestille und glückliche Fahrt Op.112.

Grillparzer Franz (1791-1872)

Celebre poeta e drammaturgo austriaco. Aveva conosciuto Beethoven nel 1804 o nel 1805, a casa di suo zio Joseph Sonnleithner. Scrisse l’orazione funebre che fu letta, il giorno del funerale di Beethoven, da Anschütz. Abbastanza stranamente Grillparzer non andò mai a visitare Beethoven malato negli ultimi mesi di vita. Nelle sue memorie afferma di aver saputo delle gravi condizioni del Maestro solo due giorni prima della morte, da Anton Schindler, che si sarebbe recato da lui proprio per chiedergli di preparare l’orazione funebre.

Guicciardi Contessa Giulietta (1784-1856)

Allieva di Beethoven nel 1801, pare ricambiasse l’amore del Maestro che nel 1802 le dedicò la Sonata per pianoforte Op.27 n.2 denominata “Al chiaro di luna”. Nel 1803 la gentil dama sposò il Conte Wenzel Robert Gallenberg (1873-1839), un mediocre compositore di musica per balletti, e si trasferì con lui in Italia. Nel 1823, il Conte e la Contessa tornarono a Vienna. Nel Novembre 1852 Otto Jahn ebbe un incontro con la Contessa Guicciardi Gallenberg. [La conversazione viene riferita così]: “Beethoven era stato suo maestro [di piano]. Era estremamente severo, fino a che non si otteneva nei minimi dettagli la giusta interpretazione. Si arrabbiava facilmente, gettava a terra la musica e a volte la strappava.”

Keverich Maria Magdalena (1746-1787)

Madre di Beethoven. Figlia del sovrintendente alle cucine del palazzo di Ehrenbreitstein, rimasta vedova giovanissima, sposò in seconde nozze nel novembre 1767, Johann van Beethoven. Dal matrimonio nacquero sette figli, quattro dei quali morirono in età infantile. Sopravvissero solo Ludwig, Caspar Anton Carl e Nikolaus Johann. Era una donna molto devota, dedita al lavoro casalingo ed alla famiglia e il Maestro ne parlava sempre con grande e sincero rimpianto. “Era per me una madre così buona, così cara, la mia migliore amica”. “Chi più felice di me, nel momento in cui potei ancora pronunciare il dolce nome mamma ed essere udito? E a chi lo potrò ora dire? Ai muti ritratti di lei che riesco a ricomporre con l’immaginazione?”

Kinsky Principe Ferdinand Johann Nepomuk (1781-1812)

Fu, nel 1809, assieme all’Arciduca Rodolfo e al Principe Lobkowitz uno dei tre sottoscrittori dello “stipendio” annuale del valore di 4000 Gulden. Il suo contributo doveva essere di 1800 Gulden. Al principe, Beethoven dedicò la Messa in do maggiore Op.86 e a sua moglie Principessa Carolina i Lieder Op.75, 83 e 94. Il Principe morì giovanissimo a causa di una caduta da cavallo e Beethoven ebbe non poche difficoltà a ottenere il pagamento della sua quota di appannaggio da parte degli eredi!

Koch Barbara (Babette) (1771-1807)

La famiglia Koch aveva una locanda, Zum Zehrgarten nel Markplatz di Bonn, luogo di ritrovo di artisti, musicisti, poeti, che era gestita dalla madre, vedova, Anna Maria. Barbara era molto carina e molto ammirata dai giovani frequentatori. Babette sposò poi il Conte Anton von Belderbusch, nipote del Primo Ministro del defunto Elettore di Colonia Maximilian Friedrich.

Lichnowsky Principe Carl (1756-1814)

Una delle personalità più in vista dell’aristocrazia viennese, grande amante della musica, fu amico e allievo di Mozart e fu uno dei più generosi protettori di Beethoven nei primi anni viennesi, durante i quali il Maestro alloggiò abbastanza a lungo presso di lui nell’abitazione dell’Alserstrasse. Oltre a dare a Beethoven un sostanziale sostegno finanziario, contribuì a farne conoscere le opere grazie alle riunioni musicali che si tenevano settimanalmente nel suo palazzo. Fu nel suo palazzo, che si tenne la famosa riunione, del dicembre 1805, nella quale si decise il rimaneggiamento del Fidelio. Anche nel Testamento di Heiligenstadt vi è un cenno di riconoscenza per Lichnowsky. A riprova degli stretti rapporti al Principe Lichnowsky furono dedicati i Trii Op.1, le Sonate per pianoforte Op.13 e 26, le Variazioni WoO 69 sull’Aria “Quant’è bello l’amor contadino” di Paisiello, la Seconda Sinfonia; alla moglie Christine, la versione pianistica delle Creature di Prometeo, le Variazioni per pianoforte e violoncello

WoO 45 sul Giuda Maccabeo di Händel; alla sorella Henriette il Rondò per pianoforte Op.51 nr.2; al fratello Conte Moritz, che fu vicino a Beethoven fino alla fine, le Variazioni Op.5 e la Sonata per pianoforte Op.90. Lichnowsky regalò a Beethoven il prezioso quartetto d’archi (cfr. un violino Giuseppe Guarneri, un violino Nicolò Amati, una viola Rugen ed un violoncello Andrea Guarneri) i cui strumenti fanno ancora oggi bella mostra di sé alla Beethoven Haus di Bonn.

Lobkowitz Principe Franz Joseph Maximilian von (1772-1816)

D’origine Boema, fu uno dei più accesi e convinti sostenitori di Beethoven e delle sue opere. Personalità di rilievo nel mondo aristocratico viennese, certamente antifrancese, era un buon violinista e violoncellista dilettante e nel suo palazzo, che è ancora oggi perfettamente conservato, aveva una sala da concerti. Il principe aveva a disposizione unorchestra privata ed un quartetto e frequentemente organizzava riunioni musicali. Beethoven ebbe a disposizione l’orchestra, che gli permise di provare in assoluta tranquillità a casa del Principe, molte composizioni e prove private delle sue sinfonie, prima delle esecuzioni pubbliche; certamente questo avvenne per l’Eroica, ed è per questo che oggi la sala da concerto è detta Sala dell’Eroica. Certamente nel palazzo ebbero le loro prime esecuzioni i Quartetti per archi Op.18 degli anni 1798-1800, che furono dedicati proprio al munifico e solidale Principe. Si deve anche alla sua generosità la decisione, presa nel 1809 assieme all’Arciduca Rodolfo e al Principe Kinsky, di destinare a Beethoven, un vitalizio di 4000 fiorini. A lui furono dedicate parecchie delle migliori opere di Beethoven: Terza, Quinta e Sesta Sinfonia, Triplo Concerto Op.56, Quartetti Op.74 e il ciclo di Lieder “An die ferne Geliebte” Op.92. Per suo figlio Ferdinando, Beethoven compose la Cantata WoO 106, “Lobkowitz Kantate”.

Malfatti Dr. Giovanni (1775-1859)

Nato a Lucca, giunse a Vienna nel 1795 e vi acquisì rapidamente grande fama come medico. Il fratello aveva una proprietà a Mödling e le sue figliole, Anna e Therese, divennero amiche di Beethoven grazie al comune amico di famiglia Ignaz Gleichenstein, che sposerà poi Anna. Com’è noto Therese, che si sposerà col Barone Drosdick nel 1816, fece innamorare Beethoven, che pare le abbia fatto una proposta di matrimonio. La Bagattella “Per Elisa” fu forse scritta per lei, questa conclusione si può ipotizzare in quanto il manoscritto fu a lungo in suo possesso. Il Dr. Giovanni ebbe in cura Beethoven durante la sua malattia finale nel 1827. In occasione del suo compleanno, 2 giugno 1814, Beethoven aveva scritto la piccola Cantata “Un lieto brindisi”, WoO 103, per quartetto di voci e accompagnamento del pianoforte.

Moscheles Ignaz (1794-1870)

Nativo di Praga fu un famoso pianista, direttore d’orchestra e compositore. Trasferitosi a Vienna in giovane età per studiare con Salieri e Albrechtsberger, nel 1808 vi conobbe Beethoven e fu con lui in intima relazione di amicizia fino alla morte. Nel 1814 realizzò una versione ridotta per pianoforte solo del Fidelio. Trasferitosi a Londra nel 1825, fu in contatto epistolare con Beethoven fino agli ultimi giorni. Fu lui a proporre alla Philarmonic Society of London la sovvenzione per la composizione della Nona Sinfonia con il relativo invio di 100 sterline, che giunsero a Vienna il 15 marzo 1827, pochi giorni prima della morte di Beethoven. Nel 1841 curò la traduzione in inglese della biografia di Beethoven scritta da Anton Schindler.

Neefe Christian Gottlob (1748-1798)

Nato a Chemnitz nella regione della Sassonia, studiò dapprima legge ma si dedicò ben presto alla musica, divenendo direttore musicale di alcune compagini teatrali. Giunto a Bonn nel 1779 con una di queste compagnie, vi rimase e venne nominato organista di corte nel 1781. Dal 1779 ebbe Ludwig quale allievo di pianoforte, armonia e composizione e ne apprezzò immediatamente le straordinarie qualità. Come riferisce Thayer, nel 1783 scrisse sul Cramer’s Magazin der Musik le profetiche parole: “Egli diventerà sicuramente un secondo Mozart se continuerà così come ha cominciato”. Insegnò a Beethoven ad amare e comprendere Johann Sebastian Bach, facendogli studiare il Clavicembalo ben Temperato di cui lodava molto l’esecuzione di Beethoven, lo aiutò a pubblicare le Sue prime opere e ad avere un primo impiego a corte. Beethoven non lo dimenticò, tanto che nell’ottobre 1793 gli scrisse da Vienna: ”Se mai dovessi diventare un grand’uomo Le spetterà una parte del mio successo”.

Obermayer Therèse (1787-1828)

Cognata di Beethoven. Era la governante e la convivente del fratello Nikolaus Johann a Linz nel 1812. Aveva già una figlia di 5 anni, Amalie. Beethoven si precipitò a Linz per cercare di interrompere questa relazione: per tutta risposta i due si sposarono l’8 novembre 1812. Fu un matrimonio del tutto infelice dal quale non nacquero altri figli.

Pálffy von Erdöd Conte Ferdinand (1774-1840)

Svolse a Vienna attività di direttore teatrale. Nel 1806 diresse il Burgtheater e nel 1813 comprò e ne divenne impresario unico il Theater an der Wien. Conobbe Beethoven e fu in relazione con lui per progetti di composizione di opere; ma possiamo dedurre dalle lettere del Maestro, che Pálffy non fu certo fra i suoi sostenitori ed estimatori.

Pasqualati Barone Johann Baptist von zu Osterberg (1777-1830)

Era figlio del medico personale dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria, ed era un grande appassionato di musica e collezionista d’arte. Fu un affettuoso amico di Beethoven, che aiutò nelle dispute legali e nei suoi “semplici” affari quotidiani. Ad esempio si occupò più di una volta della vendita dei biglietti dei concerti di Beethoven. Il 31 dicembre 1813, sulla Wiener Zeitung, vi era il seguente avviso: “I biglietti d’ingresso si possono acquistare ogni giorno al Kohlmarkt presso la casa del Barone von Haggenmüller, nel cortile a destra al pianterreno, cioè nell’ufficio del Barone von Pasqualati”. L’anno successivo la vendita dei biglietti per la ripresa del Fidelio, si fece anche in un’altra casa Pasqualati, al nr. 94 del Mölkerbastei. La casa è ancora oggi intatta, coi vecchi scalini di pietra, calcati da Beethoven, fortemente consunti dall’uso e le stanze abitate da Beethoven sono oggi un interessante spaccato degli anni vissuti dal Maestro. In occasione del terzo anniversario della morte della giovane moglie del Barone, la ventiquattrenne Eleonore von Fritsch, nel 1814, Beethoven gli dedicò l’ ”Elegischer Gesang” Op.118. Gli dedicò inoltre le edizioni, in

parti staccate, delle Ouvertures Leonore III e dell’Egmont. All’inizio del 1815 gli dedicò ancora un canone augurale “Glück zum neuen Jahr” (Felicità per il nuovo anno) WoO 165.

Rasumovsky Conte Andrej Kyrillovich (1751-1836)

Ambasciatore russo a Vienna dal 1792, collezionista d’arte, ottimo violinista e grande amante della musica, viveva in un lussuoso palazzo. Dal 1808 sovvenzionò un quartetto d’archi formato da Schuppanzigh, Sina, Weiss e Kraft, col qual suonò spesso quale secondo violino o di spalla. Il quartetto si sciolse nel 1815 dopo che, il 31 dicembre 1814, un furioso incendio scoppiato durante una festa da ballo, distrusse il suo palazzo. Era stato amico di Mozart e di Haydn. Su commissione di Rasumovsky Beethoven compose i tre Quartetti Op.59, noti appunto come “Rasumovsky”. La Quinta e la Sesta Sinfonia furono dedicate a lui e al Principe Lobkowitz.

Rodolfo Arciduca d’Austria (1788-1831)

Era figlio dell’Imperatore Leopoldo II e fratellastro dell’Imperatore regnante Francesco I. Era piuttosto delicato di salute e soffriva di epilessia. Era nato a Firenze e nel 1790 fu portato a Vienna. Molto dotato per la musica fu allievo di Beethoven, forse l’unico, anche per la composizione, a partire dal 1803 o il 1804. Fra i due si stabilì una solida amicizia; Egli divenne anche uno dei più solidi protettori di Beethoven. Si pensi e si ammiri il vitalizio Arciduca-Lobkowitz-Kinsky elargito dal 1809, di 4000 fiorini l’anno, purché il compositore non lasciasse Vienna e potesse comporre libero da preoccupazioni monetarie. Sebbene alquanto insofferente di essere, in un certo senso, sempre al servizio dell’Arciduca, Beethoven ebbe per lui profondo affetto, stima e rispetto e si preoccupò sempre, come appare dalle sue lettere, per la salute dell’augusto amico-protettore. Rodolfo oltre ad un discreto pianista era un buon compositore e meritano di essere ricordate le sue40 Variazioni su un tema di Beethoven WoO 200, tema che, sul manoscritto di Beethoven, porta l’annotazione “componirt im Früjahr 1818 in doloribus etc.”. All’Arcivescovo furono dedicate molte delle opere più importanti di Beethoven: il Quarto e il Quinto Concerto per pianoforte ed orchestra; le Sonate per pianoforte op. 81a “Les Adieux”, Op.106 “Hammerklavier”, e Op.111; la Sonata per Violino Op.96; il Trio “L’Arciduca” Op.97; la Missa Solemis Op.123; la Grosse Fuge Op.134 e la sua trascrizione per Pianoforte a quattro mani Op.134. La Sonata Op.81a si riferisce alla partenza, l’assenza e il ritorno a Vienna dell’Arciduca, in occasione dell’assedio francese del 1809; i primi due movimenti dell’Op.106 furono scritti e inviati all’Arciduca per un suo compleanno; la parte pianistica della Sonata per Violino Op.96, in vista della Sua esecuzione con Rode; la Missa Solemnis voleva essere un omaggio per la sua incoronazione ad Arcivescovo di Olmutz, avvenuta nel maggio 1820, ma non fu pronta per questa solenne occasione. L’amore e l’ammirazione dell’Arciduca si

concretizzarono anche nell’abolizione, del rigido ed augusto, protocollo di corte quando Beethoven lo incontrava o si presentava senza preavviso al Suo cospetto.

Salieri Antonio (1750-1825)

Nato a Legnago, si trasferì poi a Vienna nel 1766, ove nel 1788 divenne Maestro di Cappella alla Corte degli Asburgo. Ha composto moltissime opere teatrali, fra le quali ricordiamo l’Europa Riconosciuta con cui fu inaugurata, nell’agosto 1778, il Regio Teatro alla Scala di Milano. Come compositore ebbe grande successo soprattutto come operista, ma lo si ricorda anche per alcuni pezzi di musica strumentale come sinfonie, serenate, concerti per vari strumenti, e alcune composizioni su commissione di musica sacra e da camera. A Salieri il giovane Beethoven venne indirizzato per avere delle lezioni e dei consigli sullo ‘stile teatrale’ e sull’utilizzo della vocalità italiana.

Schiller Johann Christoph Friedrich von (1759-1805)

Poeta e autore teatrale. Il suo nome è legato a Beethoven, col quale non si incontrò mai, per vari motivi. È l’autore di “An die Freude”, il testo musicato nel Corale della Nona Sinfonia, ma è uno degli scrittori più amati e ammirati da Beethoven che lo cita, direttamente o indirettamente, sovente nelle sue lettere e nei suoi scritti riportando frasi da sue opere.

Schindler Anton Felix (1795-1864)

Violinista e direttore d’orchestra, biografo, factotum e “amico“ di Beethoven, come si definiva in un suo biglietto da visita. Giunto a Vienna dalla natia Moravia per studiare legge, preferì dedicarsi alla musica e divenne un ottimo violinista, così da diventare primo violino nell’orchestra del Josephstadt Theater. Fu vicino a Beethoven per molti anni, e se non proprio dal 1814, come lui scrive, certamente dal 1819, quando cominciò a fargli da segretario particolare ed unico senza però alcun compenso; sobbarcandosi anche i compiti più umili: scrivano, galoppino, incaricato di approvvigionamenti per casa. Certo Beethoven si era affezionato a quest’uomo, del quale si fidava anche per questioni monetarie. Sapeva che non aveva grandi qualità; lo accusava di essere confusionario e lo ha sommerso, anche semplicemente per un ritardo o poca precisione, di improperi più o meno gentili. Molte sue lettere a Schindler, pur se di carattere scherzoso hanno un tono autoritario ed imperativo. Dal 1822 al 1825 vissero nella stessa casa, ma nell’estate del 1825, quando Beethoven si legò di amicizia con Holz, Schindler, che probabilmente non tollerava di essere messo in ombra presso il Maestro, scomparì dalla scena per molti mesi, salvo tornare ad aiutare il povero Maestro, cui fu assiduamente vicino, negli ultimi cinque mesi di vita. Dopo la morte di Beethoven, Schindler si trasferì a Münster come direttore musicale e poi ad Aquisgrana e infine a Francoforte dove morì. Ha pubblicato nel 1840 la “Biografie von Ludwig van Beethoven”, e poi, nel 1842, “Beethoven in Paris”, opere ricche e puntigliose di informazioni e di notizie appassionanti su Beethoven. Notizie,

che in gran parte oggi sono considerate inattendibili o quanto meno molto romanzate, dato che mancano, oltre la sua parola, altre prove a loro definitivo ed inequivocabile sostegno. Il dubbio sulla loro attendibilità si è accentuato quando si è scoperto, che lo stesso Schindler abbia apportato molte aggiunte postume ai Quaderni di Conversazione e, in base a testimonianze di altri, che certamente certi episodi erano del tutto inventati o riferiti in modo inattendibile. Dopo la morte di Beethoven egli entrò in possesso di molto materiale: lettere, manoscritti, Quaderni di Conversazione. Sfortunatamente ha distrutto molti Quaderni, con la motivazione, che contenevano accuse dirette al potere costituito o perché secondo lui non ponevano in buona luce la figura sociale di Beethoven: su circa 400 ne sono rimasti solo 137. Tutto il materiale, che aveva raccolto fu poi da Lui donato alla Biblioteca Reale di Berlino, in cambio di una rendita-pensione annua.

Schuppanzigh Ignaz (1776-1830)

Violinista e compositore viennese. Fu uno dei più rinomati violinisti del suo tempo e particolarmente portato alla musica d’insieme ossia all’esecuzione dei quartetti e di musica da camera. Fece parte del quartetto privato del Principe Lichnowsky (con Sina secondo violino, Weiss viola e Kraft violoncello) e poi, dal 1808, di quello del Conte Rasumovsky. Quando il quartetto si disciolse, a causa dell’incendio che aveva distrutto il palazzo del conte, visse per alcuni anni in Germania, Polonia e Russia continuando la sua attività. Rientrato a Vienna nel 1823 ristabilì uno stretto rapporto con Beethoven, che aveva già conosciuto negli ultimi anni del 1700, e al quale aveva dato lezioni di violino (e divenne anche amico di Schubert, che gli dedicò il proprio Quartetto in La minore).

Fu leader dei violini (konzertmeister) nella prima esecuzione della Nona Sinfonia; col suo quartetto presentò in prima esecuzione gli ultimi quartetti di Beethoven (esclusa l’Op.131). Ha scritto musica da camera, naturalmente per violino. Beethoven non perse l’occasione di prendersi sovente gioco di lui, cosa relativamente facile, poiché Schuppanzigh era veramente molto grasso. Lo chiamava affettuosamente Conte Falstaff.

Seyfried Ignaz Xaver Ritter von (1776-1841)

Direttore d’orchestra, insegnante e compositore viennese le cui opere all’epoca ebbero larga popolarità. Era stato allievo di Mozart e di Kozeluch per il pianoforte e di Albrechtsberger e di Winter per la composizione. Scrisse oltre cento lavori teatrali fra opere, Singspiel e musiche di scena; molte sinfonie, quartetti, ouvertures, sonate e molta musica sacra. Lavorò anche per il teatro di Emanuel Schikaneder. Fu buon amico di Beethoven e gli fece da “volta pagine” in occasione della prima esecuzione del Terzo Concerto per Pianoforte e orchestra, il 5 aprile 1803, al Theater an der Wien. Ha lasciato della serata una curiosa descrizione, riportata da Thayer: “Beethoven mi chiese di voltare le pagine per lui; ma era più facile dirlo che farlo. Non vedevo altropage90image3692896

che pagine vuote; per lo più su una pagina o l’altra vi era qualche geroglifico, per me del tutto incomprensibile, ma che serviva come promemoria solo a lui; suonò infatti quasi tutta la parte solistica a memoria non avendo avuto il tempo di scriverla”. Ancora lo stesso ricorda come Beethoven fosse attento alle sfumature espressive e all’equilibrio fra luci ed ombre e al tempo rubato e discuteva di questo con i vari esecutori sia solisti sia delle parti all’interno dell’orchestra. Quando si rendeva conto che gli esecutori avevano compreso totalmente le Sue intenzioni e suonavano con entusiasmo, gli si dipingeva sul viso un’espressione di sincera gioia.

Umlauf Michael (1781-1842)

Direttore d’orchestra, figlio di un allora famoso compositore, Ignaz (1746-1796). Fu lui a dirigere le prime esecuzioni del Fidelio nella ripresa del 1814 e della Nona Sinfonia nel 1824. Come è noto, in entrambe le occasioni Beethoven partecipò alla direzione, ma a causa della sua sordità non poteva fare molto e fu proprio Umlauf che svolse il ruolo vero e proprio di direttore, avvertendo gli orchestrali di non dare peso ai movimenti e al battere del tempo del Maestro.

Vering Dr. Gerhard von (1755-1823)

Medico-chirurgo viennese molto noto, ebbe in cura Beethoven nel 1801 per la sua sordità e per disturbi addominali. Pare che le cure avessero dato un certo risultato, ma Beethoven, poco soddisfatto, si rivolse poi al Dr.Schmidt. Sua figlia Julie era un’ottima pianista e con lei Beethoven suonava volentieri a quattro mani; aveva sposato, nel 1808, Stephan von Breuning, ma morì nel marzo 1809. A lei era stata dedicata la versione pianistica del Concerto per violino e orchestra op.61.

Waldstein und Wartenberg Conte Ferdinand Ernst Joseph Gabriel von (1762- 1823).
Grande appassionato ed amante della musica fu un compositore dilettante, primo protettore di Beethoven a Bonn. Fu lui a scrivere, sull’album, che gli amici di Bonn offrirono al Maestro in occasione della sua partenza per Vienna, le profetiche e sincere parole: “Il genio della Musica è ancora in lutto e piange la morte del proprio discepolo, Mozart ………. Sia lei a ricevere, in grazia di un lavoro ininterrotto, dalle mani di Haydn lo spirito di Mozart“. Il Conte era una delle personalità più influenti della corte dell’Elettore. Al Conte Waldstein Beethoven dedicò poi la Sonata Op.53, che porta appunto come eponimo “Waldstein”.

Wawruch dr. Andreas Ignaz (1771 ca.-1842)

Era un medico di notevole valore, “Professore di prassi medica per chirurghi” all’Università di Vienna, internista di grande fama, violoncellista e contrabbassista dilettante. Lo vediamo comparire, nella vita di Beethoven, solo il 5 dicembre 1826, giorno in cui prese in cura il Maestro nella malattia finale, chiamato, a quanto cipage91image1694544page91image3714944

dicono i Quaderni di Conversazione, da Karl Holz. Quando Beethoven, quel giorno, gli chiese chi fosse, scrisse su un Quaderno: “Un grande ammiratore del suo nome, che farà tutto il possibile per procurare al più presto un pò di sollievo. Prof.Wawruch”. Wawruch visitò Beethoven tutti i giorni dal 5 al 14 dicembre (il 6 due volte), ottenendo il risultato di risolvere il problema polmonare, ma non certo la ormai cronica insufficienza epatica. Assistè il dr. Wagner nella autopsia cui fu sottoposto il Maestro il 27 marzo. Di tutti questi avvenimenti il dr. Wawruch ha lasciato un dettagliato resoconto. Nel quale manca solo la notizia che nel novembre 1827, per le sue assidue prestazioni al letto del malato, gli fu saldata una parcella di 250 fiorini.

Zmeskall Nicolaus von Domanovecz (1759-1833)

Ungherese di nascita visse sempre a Vienna ove aveva l’incarico di Segretario della Cancelleria Ungherese. Conobbe Beethoven poco dopo il suo arrivo e ne rimase un fedele amico fino alla morte. Fu lui ad introdurre Beethoven in molte importanti famiglie ungheresi e viennesi. Era un ottimo violoncellista e scriveva quartetti; si prodigò per l’esecuzione delle opere dell’amico. C’è rimasta una fitta corrispondenza con Beethoven, lettere e brevi biglietti, molti dei quali per banali necessità della vita quotidiana (l’assunzione di un servitore, un piccolo prestito, l’acquisto di buone penne per scrivere, un problema con i padroni di casa, un rapporto con gli editori). La prima lettera risale al 1795 e l’ultima al 18 febbraio 1827, poche settimane prima della morte. Beethoven lo chiamava affettuosamente “Conte di Musica” e “Barone mondezzaio”; ma anche lo rimproverava, dicendogli ad esempio che “era licenziato” o costretto a “comparire entro oggi davanti al nostro tribunale”, quando faceva qualche osservazione sulle sue musiche che non gli andavano a genio; oppure lo prendeva in giro chiamandolo “Mirabile signor von Seneskall”, “Vostra Altezza”, “O straordinario, o primo fra quanti al mondo si librano in cielo senza esservi issati!”, o parlando di “Zmeskaltezza”. Beethoven a Lui dedicò un piccolo duetto per Viola e Violoncello in mi bemolle maggiore WoO 32, “Duet mit obligaten Augengläsern” (Duetto con occhiali obbligati) alludendo, nel titolo, al fatto che entrambi erano miopi e dovevano di conseguenza portare gli occhiali.

Lascia un commento