6 Variazioni in fa maggiore per pianoforte op.34
Musica: Ludwig van Beethoven (1770 – 1827)
Organico: pianoforte
Composizione: 1802
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia 1803
Dedica: Principessa Erba Odescalchi
Composte nel 1802, le Variazioni Op. 34 si distaccano di gran lunga da tutte le opere fino ad allora concepite in
quell’ambito, non foss’altro perché influenzate del clima creativo delle tre importanti Sonate Op. 31. Trattandosi di
un lavoro di notevole impegno, Beethoven stesso incluse queste Variazioni nel suo catalogo numerandole alla
stregua delle «grandi» composizioni. Precisò infatti: «Dal momento che queste Variazioni sono ben diverse dalle
precedenti, anziché numerarle come le altre (per es. n. 1, 2, 3) le ho annoverate fra le mie opere importanti, tanto
più che il tema è di mia creazione». E pretese che tale precisazione fosse inserita anche nell’edizione stampata.
La «diversità» – quella che Beethoven segnala e che i critici sottolineano (solo alcuni avanzano qualche
perplessità nei riguardi del «debole contenuto» e del «macchinoso virtuosismo» che le sostiene) – consiste
e!ettivamente in un impianto di ampio respiro: le sei Variazioni si presentano come altrettanti «mondi compiuti»,
ciascuno connotato da un tempo, un ritmo, un carattere e una tonalità diversa. Da un tema composto e raccolto, la
cui nobiltà lo avvicina a un corale, addolcito per di più da un morbido impasto di legni, prendono infatti vita sei
intriganti avventure. Il panorama è davvero fantasioso: un arco creativo che va dai ritmi alla Keith Emerson
(seconda parte della III Variazione), al forte segno di Marcia funebre della V, fino all’inconsueta consistenza
dell’ultimo Adagio. Ma quel che ancor più colpisce è la suggestione romantica di alcuni episodi, a tal punto vibranti
che vari critici hanno evocato il carattere dei futuri grandi romantici: lo spirito di Brahms nella seconda parte della V
Variazione, di Schubert nella VI e di Mendelssohn nella Coda (l’episodio che precede l’Adagio di chiusura).
Le Variazioni Op. 34 furono dedicate alla principessa Erba Odescalchi, nata Babette Keglevich von Buzin.
