Dietrich Bonhoeffer
Il teologo Dietrich Bonhoeffer nasce il 4 febbraio 1906 a Breslavia, in Polonia, ma la sua
famiglia è di origine berlinese. È una famiglia dell’alta borghesia, molto importante e
molto in vista, dalle relazioni ai più alti livelli dell’amministrazione dello stato. Il padre
Karl è un eminente professore della facoltà di psichiatria e di neurologia dell’università
di Berlino, ateneo in cui lo stesso Dietrich insegnerà negli anni successivi. La madre
Paula, è invece una delle poche donne tedesche laureate del tempo.
Dietrich sceglie di studiare teologia, una scelta “anomala” per i suoi familiari che
frequentavano sì la Chiesa luterana, ma guardavano con una punta di ironia sia alla
Chiesa che alla teologia, convinti che la vera cultura moderna fosse rappresenta più che
altro dalla cultura laica e dal pensiero scientifico.
Studia dunque a Tübingen e all’università di Berlino e termina i suoi studi nel 1927 con
la celebre dissertazione “Sanctorum Communio” (“La Comunione dei santi”), un testo
dedicato alla Chiesa. Frequenta intanto con assiduità la parrocchia.
Quando annuncia di voler diventare un pastore i parenti reagiscono male. Il fratello più
anziano (un fisico di spicco), prova a dissuaderlo sostenendo che la chiesa è ormai
debole e fallimentare: al che lui risponde: “se la chiesa è realmente ciò che dite essere, allora
dovrò darmi da fare per riformarla”.
Nel 1930 Bonhoeffer si reca negli Stati Uniti come ospite di un prestigioso seminario,
ma è scoraggiato e deluso nel constatare come gli allievi americani si avvicinino in
modo superficiale e disinteressato alla teologia. Nella sua attività di insegnante
dimostra sempre un grande interesse non solo per la teologia, ma anche per la Chiesa
nella sua figura concreta, ossia per la comunità e la vita della comunità.
Dal 1931 al 1933 insegna a Berlino. Nella sua attività mostra una carica innovativa,
coinvolgendo gli studenti in iniziative legate non solo all’ambito accademico ma anche
alla situazione politica esistente. Ha inizio, in questo modo, la sua opposizione sempre
crescente al Nazismo. Nel 1933, in una trasmissione radiofonica, definisce Hitler non
un Fürher ma un Verfürher (seduttore). La trasmissione viene subito interrotta.Alla fine di gennaio del 1933 Hitler va al potere e Bonhoeffer si convince ben presto che
non c’è più spazio all’Università per insegnare teologia come egli desiderava, a causa
del controllo che il regime esercita anche sulle attività culturali. Lascia quindi Berlino a
si stabilisce a Londra per un paio d’anni; torna però presto in Germania nel 1935, dove
resta fino al 1939.
Poco prima dello scoppio della guerra emigra nuovamente in America, dato che la sua
posizione risulta essere assai compromessa. A quel tempo aveva già accumulato vari
provvedimenti di polizia: non poteva spostarsi liberamente, non poteva parlare in
pubblico, gli era stato ritirato il permesso di abilitazione alla docenza e non poteva
scrivere.
In America Bonhoeffer ha una forte crisi di coscienza. Non accetta dentro di sè il fatto
di aver abbandonato il suo popolo e il fatto di non lottare contro la politca dominante
del suo paese. Dopo poche settimane ritorna sui suoi passi e fa rientro in patria, ben
conscio dei pericoli a cui va incontro. Prende contatto con i fermenti contrari al regime
e con la resistenza, fenomeno che in Germania non ha certo goduto una dimensione
popolare.
Incominciano a costituirsi dei gruppi e, all’interno di uno di questi, opera appunto
Bonhoeffer. Finché, nel 1943 viene arrestato e internato nel carcere militare di Tegel.
Ad un detenuto italiano che gli chiedeva come lui, cristiano e pastore, potesse prender
parte ad un complotto che cercava la morte di Hitler, Bonhoeffer rispose: “Quando un
pazzo lancia la sua auto sul marciapiede, io non posso, come pastore, contentarmi di sotterrare i
morti e consolare le famiglie. Io devo, se mi trovo in quel posto, saltare e afferrare il conducente
al suo volante”.
Viene messo dunque in un carcere dell’esercito insieme a molti altri ufficiali e soldati
ma questa situazione “mondana” come dice lui, è anche il contesto vitale che spiega le
grandi riflessioni apparse nelle lettere scritte dal carcere, gli scritti che, raccolti nel
volume “Resistenza e resa”, in seguito gli hanno donato maggior fama. Il tentativo, in
genere, è quello di superare i dualismi tipici della tradizione cristiana, particolarmente
della tradizione moderna. Finché resta nel carcere militare la sua situazione è tutto
sommato “serena”: può avere contatti con la famiglia, scrivere lettere; ma, aggravandosi
la sua situazione, viene poi internato in un carcere della Gestapo in Prinz- Achracht
Strasse a Berlino.
Di Dietrich Bonhoeffer non si hanno più notizie fino a quando il 9 aprile 1945 viene
impiccato nel campo di concentramento di Flossebürg.
