Invenzioni a 2 voci BWV772 – BWV786
Musica: Johann Sebastian Bach (1685 – 1750)
Organico: clavicembalo
Composizione: 1720 – 1723
Edizione: Hoffmeister & Kühnel, Lipsia, 1801
Esecuzione: https://youtu.be/31r5ZgWeC0o?si=K0l5C0wo5pwz9Oh1 (Andras Schiff pianoforte)
La maggior parte delle opere strumentali di Johann Sebastian Bach fu composta dall’autore nel corso della sua permanenza a Köthen, fra il 1717 e il 1723. Bach rivestiva la carica di maestro di cappella presso la corte del principe Leopold di Anhalt-Köthen, ed era esonerato dalla produzione religiosa a causa della fede calvinista del principe (la liturgia calvinista concedeva alla musica un ruolo estremamente limitato). La sua attività professionale era dunque rivolta esclusivamente all’ambiente di corte, all’orchestra (il Collegium musicum) ed a singoli solisti, strumentisti di eccellente qualità, quali del resto si convenivano ad un mecenate, squisito intenditore e musicista egli stesso, come il principe Leopold.
Tuttavia, non tutta la musica strumentale del periodo di Köthen venne destinata alla corte. Accanto alla produzione “uSciale” – e probabilmente proprio perché sollevato da incarichi liturgici – Bach trovò il tempo di dedicare un vasto numero di composizioni al circolo familiare, coltivando e sviluppando quella vocazione precettistica che si sarebbe poi ancora manifestata in maniera sistematica dopo il trasferimento a Lipsia del 1723.1 primi Vgli, avuti dal matrimonio con Maria Barbara – e fra questi converrà ricordare almeno il primogenito Wilhelm Friedemann, il Vglio “scapestrato”, responsabile della dispersione di buona parte del lascito paterno; e il secondogenito Carl Philipp Emanuel, destinato ad imporsi come uno degli artisti sommi della sua epoca – nonché anche la stessa seconda moglie Anna Magdalena, musicista sensibile, poterono così avvantaggiarsi nel loro studio e nel loro perfezionamento musicale di una vasta messe di brani cembalistici, pensati espressamente per la loro maturazione professionale e amatoriale.
A questo gruppo di opere appartengono anche le quindici Invenzioni a due voci BWV 772-786 e le quindici Sinfonie a tre voci BWV 787-801 (spesso impropriamente dette anch’esse Invenzioni). Sia le Invenzioni che le “Sinfonie” sono state tramandate in due differenti manoscritti autografi, il Klavier-Büchlein vor Wilhelm Friedemann Bach (contenente molti altri brani destinati al primogenito) e il cosiddetto autografo “BB P 610” (riservato esclusivamente alle Invenzioni e Sinfonie). Le principali differenze fra le due fonti risiedono nella diversa denominazione delle raccolte (nel Klavier-Büchlein le Invenzioni sono definite Praeambula e le Sinfonie invece Fantasie) e nel diverso ordine dei singoli brani.
Fonte principale è comunque considerata l’autografo “BB P 610”, la cui intestazione, di mano di Bach, è illuminante sul contenuto e sulle intenzioni delle due raccolte:
Guida veridica,
mediante la quale si indica ai dilettanti della tastiera, ma specialmente a coloro i quali sono desiderosi di apprendere, un metodo chiaro, non soltanto per imparare a suonare correttamente a 2 voci, ma anche con ulteriori progressi a procedere giustamente e bene a 3 “parti obbligate”, e inoltre a ottenere al tempo stesso non solo delle buone inventiones, ma anche a ben eseguirle, e soprattutto ad acquisire nell’esecuzione una maniera cantabile e inoltre ad impadronirsi sin dall’inizio di un solido gusto nei confronti della composizione.
In sostanza ci troviamo di fronte a brani che guidano i principianti figli di Bach nella progressiva maturazione della tecnica tastieristica; ed in questo senso le due raccolte, pensate non per un astratto discente, ma per la crescita della dotatissima prole del compositore, hanno acquisito col tempo un valore universale, diventando passaggio obbligato praticamente per ogni pianista in erba che si sia accostato alla tastiera, in un arco temporale che va dalla metà circa del secolo scorso ai nostri giorni, e, verosimilmente, per i secoli venturi.
Ma c’è anche un secondo Vne delle composizioni (ben emergente dalla intestazione sopra riportata), quello di educare alla composizione, alla costruzione del discorso musicale. Per questo il contenuto musicale delle due raccolte è solo apparentemente omogeneo, come d’altra parte suggerisce anche l’ambiguità terminologica sopra ricordata. La forma è sempre nitida ed essenziale (predomina quella bipartita A-A’, o quella tripartita A-A-B), la scrittura prevalente è quella ad imitazioni. Nel caso delle Invenzioni – che ovviamente sviluppano una polifonia a due voci – si trovano fughette a due voci (nn.10, 15), canoni all’ottava (nn. 2, 8), contrappunto doppio (nn. 6, 7,13) e via dicendo.
L’ordinamento dei quindici brani segue una logica tonale ascendente e secondo la coppia maggiore-minore (ossia: do maggiore, do minore, re maggiore, re minore, mi bemolle maggiore, mi maggiore, mi minore, fa maggiore, fa minore, sol maggiore, sol minore, la maggiore, la minore, si bemolle maggiore, si minore). E, soprattutto, per l’ascoltatore di oggi, vale la realtà che queste miniature didattiche, nella loro studiatissima costruzione e deVnizione tecnica, assumono poi di volta in volta le differenti forme di una fantasia creativa continuamente mutevole, dove ars e scientia si congiungono con esiti di superiore consapevolezza.
