Magnificat in re maggiore, H 772, Wq 215
per soli, coro e orchestra
Musica: Carl Philipp Emanuel Bach (1714 – 1788)
1. Magni:cat anima mea – per coro e orchestra – Allegro (re maggiore)
2. Quia respexit humilitatem – Aria per soprano – Andante (si minore)
3. Quia fecit mihi magna – Aria per tenore – Allegro assai (sol maggiore)
4. Et misericordia ejus – Coro – Andantino (mi minore)
5. Fecit potentiam – Aria per basso – Allegro (la maggiore)
6. Deposuit potentes – Duetto per contralto e tenore – Allegretto (la minore)
7. Suscepit Israel puerum – Aria per contralto – Andante (re minore)
8. Gloria Patri et Filio – Coro – Allegro molto (re maggiore)
9. Sicut erar in principio – Coro – Alla breve moderato (re maggiore)
Organico: soprano, contralto, tenore, basso, coro misto, 2 flauti traversi, 2 oboi, 2 corni, 3 trombe, timpani, 2 violini, viola e basso continuo
Composizione: Potsdam, 25 agosto 1749 (revisione 1780 – 1782)
Dei venti figli avuti da Bach dalle due mogli, Maria Barbara e Anna Magdalena, soltanto tre occupano un posto importante nella storia della musica e si distinsero come compositori, anche se musicisti furono ugualmente Johann Gottfried Bernhard, organista a Muhlhausen e Johann Christoph Friedrich, soprannominato il Bach di Bückeburg. Essi sono: il primogenito Wilhelm Friedemann, detto il Bach di Halle, il secondogenito Carl Philipp Emanuel, detto il Bach di Amburgo o di Berlino e Johann Christian, detto il Bach di Milano o di Londra. Il primo, Wilhelm Friedemann, nato a Weimar nel 1710, fu prediletto dal padre, che scrisse per lui il Klavier-Büchlein, che conteneva già una dozzina di Preludi finiti poi nel Clavicembalo ben temperato, e le Invenzioni a 2 e 3 voci. Egli occupò il posto di organista nella chiesa di Santa So:a a Dresda e compose principalmente musica strumentale. Si trasferì poi ad Halle e successivamente a Berlino, dove morì in miseria nel 1784, sette anni prima di Mozart. Musicista estroso e ricco di idee, egli rivela una solida preparazione contrappuntistica, ereditata dall’insegnamento paterno, e una vivacità e varietà di invenzione, anticipatrice a volte, specie nelle sette Sinfonie e in alcuni Concerti per cembalo e orchestra, di una nuova sensibilità preromantica.
Molto più fortunato nella vita fu Carl Philipp Emanuel nato a Weimar nel 1714 e anch’egli figlio di Maria Barbara. Accanto alla musica insegnatagli dal padre, coltivò gli studi di diritto all’Università di Lipsia, guadagnandosi ottima fama come clavicembalista. Nel 1738 egli occupò il posto di cembalista alla corte di Federico II di Prussia, in cui erano presenti anche i fratelli Graun, uno violinista e l’altro cantante, e il celebre Mautista e compositore Joseph Joachim Quantz. Alla morte di Telemann venne chiamato a succedergli come direttore di musica ad Amburgo e qui concluse la sua attività (1788) in una posizione di grande prestigio, che fu certamente molto superiore a quella goduta dal padre. Philipp Emanuel scrisse più di cento Sonate e Fantasie per clavicembalo e non meno di venti Passioni, oltre a numerose Cantate da eseguirsi nelle festività religiose della Chiesa protestante. Compilò un trattato sulla tecnica del clavicembalo, in cui adrontò anche problemi estetici e stilistici, privilegiando tutto ciò che fosse espressività cantabile, chiamata con la parola tedesca «Emp:ndsamkeit». Egli riteneva che non basta la perfezione tecnica per realizzare una precisa esecuzione musicale, ma occorre che tutta l’emotività della composizione sia comunicata all’ascoltatore. Per questa ragione Haydn e Mozart subirono l’influenza di Philipp Emanuel e lo ebbero in molta considerazione, anche per il fatto di aver contribuito a far conoscere l’opera di suo padre, salvando dalla distruzione un rilevante numero di manoscritti, fra cui quello della Messa in si minore.
L’ultimo dei “grandi” figli di Bach è Johann Christian, nato a Lipsia dal secondo matrimonio nel 1735. Esponente dello stile galante egli si appassionò all’opera italiana e venne a Milano per approfondire la conoscenza del mondo teatrale in musica. Fu poi invitato a Londra con l’incarico di compositore del King’s Theatre, dove ottenne un tale successo da essere nominato dopo un paio d’anni maestro di musica della regina. A Londra conobbe Mozart fanciullo in tournée con la sorella e il piccolo Wolfgang subì il fascino di Johann Christian, tanto da richiamarsi al suo stile nelle prime sinfonie e nei primi concerti per pianoforte e orchestra.
Per tornare a Philipp Emanuel va detto che il Magnificat per soli, coro a quattro voci, flauti, oboi, corni, trombe, timpani, archi e continuo odre una testimonianza dello stile e della sensibilità del Bach di Amburgo, definito un temperamento eclettico e un trait-d’union tra l’opera di Johann Sebastian e i compositori dell’età classica. Il Magnificat fu scritto a Potsdam, come risulta dal manoscritto della partitura conservato a Berlino e su cui il compositore ha vergato con la propria mano la data: Potsdam 25 agosto 1749. Nella stessa partitura originale non sono indicate le parti riservate alle tre trombe e ai timpani, specificate successivamente nell’edizione stampata da Simrock a Bonn. Il coro iniziale di tipo omofono (“Magni>cat anima mea Dominum“) è in tempo Allegro ed ha un carattere festoso, arioso e brillante con il suono puntato delle trombe. Segue l’Andante del “Quia respexit” aldato alla voce del soprano: una pagina di fresca e morbida cantabilità, sulla linea di un fraseggio melodico all’italiana. Il “Quia fecit mihi magna” è un Allegro assai che vede il tenore impegnato in una parte spigliata e cosparsa di agili :orettature. Nell’Andantino dell'”Et misericordia ejus” ritorna il coro con una varietà di accenti espressivi misuratamente amalgamati fra di loro. L’Allegro del “Fecit potentiam” è dominato dal canto vigoroso e ben ritmato del basso, nel contesto di un piacevole discorso strumentale. In questa pagina come nell’Allegretto che segue (“Deposuit potentes“) si avverte chiaramente il richiamo di Emanuel al modello del Magnificat paterno per la robustezza del respiro vocale, specie nel contrappuntato duetto del tenore e del contralto. Di ispirazione malinconica e consolatrice è l’Andante del “Suscipit Israel” con il canto del contralto in evidenza su un tema cromatico discendente di cui si ricorderà Mozart nel suo Requiem. Esplode quindi possente e grandioso il coro nell’Allegro di molto del “Gloria Patri“, cui segue in tempo Moderato la magistrale e luminosa fuga del “Sicut erat in principio“, uno squarcio di musica di straordinario effetto emotivo, al di là dell’analogia e del richiamo alla superba lezione del grande capostipite.
CORO
Magnificat anima mea Dominum. Et exsultavit spiritus meus
in Deo salutari meo.
SOPRANO
Quia respexit humilitatem ancillae suae: ecce enim ex hoc beatam me dicent omnes generationes.
TENORE
Quia fecit mihi magna, qui potens est, et sanctum nomen ejus.
CORO
Et misericordia ejus a progenie in progenies timentibus eum.
BARITONO
Fecit potentiam in brachio suo, dispersit superbos mente cordis sui.
DUETTO PER TENORE E CONTRALTO
Deposuit potentes de sede et exaltavit humiles. Esurientes implevit bonis et divites dimisit inanes.
CONTRALTO
Suscepit Israel puerum suum recordatus misericordiae suae. Sicut locutus est ad Patres nostros, Abraham et semini ejus in saecula.
CORO
Gloria Patri, Filio, et Spiritui Sancto
CORO
Sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum. Amen.
👉🏻🎧 https://youtu.be/MlKelsO0G80?si=9SdUc7X-U_-e84uY
Anna Nesyba – Soprano;
Monteverdi chor;
Würzburg Monteverdi Ensemble
Matthias Beckert (direttore)
26.10.2014, Neubaukirche, Würzburg, Germany
