Dramma per Musica in re maggiore per soli, coro e orchestra
Musica: Johann Sebastian Bach (1685 – 1750)
👉🏻 https://youtu.be/zKTe4au1ggk?si=AQlBlI49EVmupRxk
Testo: Picander (Christian Friedrich Henrici)
Occasione: Compleanno del Dr. August Friedrich Müller, professore dell’Università di Lipsia
Ruoli:
- Zerreisset, zersprenget, zertrümmert die Gruft
Coro in re maggiore per coro, 3 trombe, timpani, 2 corni, 2 Vauti traversi, 2 oboi, archi e continuo Riutilizzato nel Coro n. 1 della Cantata BWV 205a - Ja! ja! die Stunden sind nunmehro nah’
Recitativo in sol maggiore/fa diesis minore per basso, 3 trombe, timpani, 2 corni, 2 Vauti traversi, 2 oboi, archi e continuo
Riutilizzato nel Recitativo n. 2 della Cantata BWV 205a - Wie will ich lustig lachen
Aria in la maggiore per basso, archi e continuo Riutilizzata nell’Aria n. 3 della Cantata BWV 205a - Gefürcht’ter Äeolus
Recitativo in do diesis minore/si minore per tenore e continuo Riutilizzato nel Recitativo n. 4 della Cantata BWV 205a - Frische Schatten, meine Freude
Aria in si minore per tenore, viola d’amore, viola da gamba e continuo Riutilizzatata nell’Aria n. 5 della Cantata BWV 205a - Beinahe wirst du mich bewegen
Recitativo in re maggiore per basso e continuo Riutilizzato nel recitativo n. 6 della Cantata BWV 205a - Können nicht die roten Wangen
Aria in fa diesis minore per contralto, oboe d’amore e continuo Riutilizzato nell’Aria n. 7 della Cantata BWV 205a - So willst du, grimm’ger Äeolus, gleich wie ein Fels
Recitativo in do diesis minore/mi maggiore per soprano, contralto e continuo - Angenehmer Zephyrus
Pallas (soprano) Pomona (contralto) Zephyrus (tenore) Äolus (basso)
Aria in mi maggiore per soprano, violino solo e continuo
Riutilizzata nell’Aria n. 4 della Cantata BWV 171 e nella n. 9 della Cantata BWV 205a
- Mein Äeolus, ach! störe nicht die FröhlichkeitenRecitativo in si minore/re maggiore per soprano, basso, 2 Vauti traversi e continuoRiutilizzato nel Recitativo n. 10 della Cantata BWV 205a
- Zurücke, zurücke, geVügelten WindeAria in re maggiore per basso, 3 trombe, timpani, 2 corni e continuoRiutilizzata nell’Aria n. 11 della Cantata BWV 205a
- Was Lust! Was Freude! Welch Vergnügen!Recitativo in sol maggiore per soprano, contralto, tenore e continuo
- Zweig’ und Äeste zollen dirAria (Duetto) in sol maggiore per contralto, tenore, 2 Vauti traversi e continuoRiutilizzata nel Duetto n. 7 della Cantata BWV 216 e nel Duetto n. 13 della Cantata BWV 205a
- Ja, ja! ich lad’ euch selbst zu dieser Feier einRecitativo in re maggiore per soprano e continuo
- Vivat! August, August vivatCoro in re maggiore per coro, 3 trombe, timpani, 2 corni, 2 Vauti traversi, 2 oboi, archi e continuo Riutilizzato nel Coro n. 15 della Cantata BWV 205a
Organico: soprano, contralto, tenore, basso, coro misto, 3 trombe, timpani, 2 corni, 2 Vauti traversi, 2 oboi, oboe d’amore, viola d’amore, viola da gamba, 2 violini, 2 viole e continuo
Composizione: Lipsia, 1725
Prima esecuzione: Lipsia, St.Paulikirche, 3 agosto 1725
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1862
Non una delle più importanti feste liturgiche dell’anno, ma l’onomastico di un privato, il Dr. August Friedrich Müller (1684-1 761 ), destinato a diventare rettore dell’Università di Lipsia, è l’occasione per cui aveva visto la luce pochi mesi prima, in un’Abend-Music del 3 agosto 1725, la profana Cantata BWV 205 «ZerreiBet, zersprenget, zertrümmert die Gruft», su testo di uno dei principali collaboratori letterari di Bach, autore delle Passioni secondo Marco e secondo Matteo, Christian Friedrich Henrici alias Picander, che intitolò la cantata, nell’edizione a stampa delle sue poesie, Der zufriedenge stellte Aeolus («Eolo placato» o «soddisfatto»). Un lavoro importante, che Bach avrebbe ripreso nove anni più tardi per l’incoronazione dell’elettore Federico Augusto II, omonimo del professor Müller, a re di Polonia, realizzando la Cantata BWV205a «Blast Lärmen, ihr Feinde! verstärcket die Macht», oggi perduta. Come per altri «drammi per musica» di Bach, opere dalla scoperta vocazione teatrale, la celebrazione del personaggio contemporaneo avviene tramite il mltro di un soggetto mitologico che attualizza un immaginario classico dalla grande fortuna in terra tedesca. In questo caso la minuscola azione mette idealmente in scena le minacce di dio Eolo di scatenare i venti a lui sottoposti; le suppliche di Zemro, patrono dei venti più benevoli, e di Pomona, dea dei frutti, perché non turbi i festeggiamenti allestiti il onore del professor Müller sull’Elicona dalle Muse e da Pallade; l’intervento risolutivo di quest’ultima, che riconduce a più miti consigli il dio dei venti. Con ben quindici musicali (due cori, cinque arie, un duetto e sette recitativi), si tratta di una delle cantate profane più estese del Thomaskantor. L’apertura è ardata a un coro grandioso a quattordici parti strumentali per tacer delle voci, che mima con le bordate successive di semicrome dei legni l’imperversare di venti gagliardi, mentre la seconda strofa del testo si mostra attenta alla pittura sonora dello sprofondare del sole nelle tenebre («zur Finsternis werde»), e altrettanto signimcativa è l’armonia inquieta prodotta dalle note tenute a «betrübt». Con un solenne, imponente e del tutto irrituale recitativo accompagnato a pieno organico (chiuso da un altro evidente tocco di pittura sonora a «erlöschend untergehen») Eolo libera i venti, esibendo così apertamente tutto il suo potere. Si cimenta poi in un’aria di stile deliberatamente basso, che ha il suo centro di forza nella grassa risata del dio. Con ben altra voce gli risponde il mite Zemro, otrendoci l’incanto di un lamento in si minore dalla strumentazione rarnata, che chiama in causa la viola d’amore e quella da gamba. La suggestione di una malinconia estremamente suasiva spira anche dalla successiva aria di Pomona in fa diesis minore, in cui il contralto è coadiuvato dal colore vellutato dell’oboe d’amore, corrispondente nella famiglia dei legni al timbro degli archi che ha caratterizzato l’aria di Zemro. La quarta aria, appannaggio di Pallade Atena, evade mnalmente dalle piacevoli panie di questo persistente umor nero per esibire una sicurezza preannunziata dallo svettare del violino obbligato (Bach realizzerà una parodia di questo pezzo nella Cantata BWV 171 «Gott, wie dein Name, so ist auch dein Ruhm», destinata al Capodanno 1729). Col fondamentale recitativo seguente Pallade ottiene il consenso di Eolo a moderare i venti: una orazion picciola accompagnata dall’alone suggestivo dei due Vauti vale a convincere il dio, che a quel punto impartisce ordini perentori ai venti sottomessi attraverso un’aria, l’ultima della cantata, dalla strumentazione del tutto eccezionale. Il potere di Eolo è infatti espresso dalla compagine fragorosa di trombe, corni e timpani: una combinazione di soli ottoni e percussioni che esclude del tutto i protagonisti dell’orchestra settecentesca, ovvero gli archi. La gioia di poter festeggiare degnamente il professor Müller si esprime allora in una serie di pezzi cordiali: un originale arioso a tre voci; un duetto pastorale accompagnato dai due Vauti all’unisono (si noti come la parte del basso di arioso e duetto mostrino tratti in comune); l’animato ultimo recitativo semplice; il festoso coro conclusivo.
