Trio per archi e pianoforte n. 7 in si bemolle maggiore op.97 “L’ Arciduca”
Movimenti e Tonalità:
- Allegro moderato
- Scherzo. Allegro
- Andante cantabile me pero con moto (re maggiore)
- Allegro moderato
Organico: pianoforte, violino e violoncello
Composizione: Vienna, 26 Marzo 1811
Prima esecuzione: Vienna, Romisch-Könige Hôtel, 11 Aprile 1814
Secondo la testimonianza del compositore Louis Spohr (https://it.wikipedia.org/wiki/Louis_Spohr), “nei passaggi in forte il povero sordo picchiava sui tasti finché le corde emettevano suoni stridenti, mentre nei passaggi in piano suonava così delicatamente da omettere interi gruppi di note, tanto che la musica risultava inintelleggibile“
Edizione: Steiner, Vienna 1816
Dedica: Arciduca Rodolfo d’Asburgo
Video dell’esecuzione: https://youtu.be/ulXGtMITC50?si=xHYcRFop2M56EKnA (Menuhin violino, Rostropovich violoncello, Kempff pianoforte Paris, 1974)
Scritto nel mese di marzo 1811, lo stesso anino in cui furono iniziate la Settima e l’Ottava sinfonia, il Trio per archi e pianoforte in si bemolle maggiore op. 97 è generalmente considerato uno dei capolavori di questo genere. Dedicato da Beethoven& all’amico, allievo e mecenate Rodolfo d’Asburgo, da cui la sua denominazione, il Trio «Arciduca» è un’opera straordinaria per la grandezza e la varietà dell’impianto formale, per inventiva espressività e varietà timbrica, nella quale il genio dei suo grande compositore emerge a «tutto tondo» nel pieno della sua maturità.
II movimento iniziale (Allegro moderato) si apre sulle note del solo pianoforte, con un tema iniziale nobile ed elegante dalla cantabilità liederistica, sostenuto da un delicato impasto sonoro di accordi ribattuti sulla stessa nota di basso. Il violoncello fa il suo ingresso con breve stacco solistico, un gesto teatrale a cui fa eco il violino che, nelle battute successive riprende la melodia del tema, dando a esso un carattere meno aulico e più appassionato. Echi del primo tema, fatti risuonare dagli archi sopra un flusso di terzine del pianoforte, portano a un secondo gruppo tematico, costituito da un ricco insieme di idee ritmico-melodiche che si apre con un grazioso fraseggio a note ribattute, per poi sciogliersi in un reiterato inciso melodico del violoncello. Quando poi le terzine del pianoforte «rallentano» la velocità dell’accompagnamento, emerge un secondo soggetto tematico dolce e affettuoso che va a confluire nella coda conclusiva dell’Esposizione.
Nello Sviluppo, l’incipit del primo tema rimbalza tra i tre strumenti per poi ridursi a sole tre note (manca la nota iniziale). Gli archi ripropongono quindi la seconda metà del primo tema sopra un soffuso tappeto di ottave del pianoforte, fino a quando l’atmosfera diviene ancor più rarefatta e prende corpo un divertente gioco di trilli e scale staccate del pianoforte, che si intrecciano ai pizzicati degli archi. La Ripresa giunge con straordinaria leggerezza, quasi «galleggiasse nell’aria», grazie anche all’aggiunta degli archi, mentre la seconda esposizione del tema è affidata alla voce del violoncello. Al termine dell’intera riesposizione, nella quale il secondo gruppo tematico viene come sempre trasportato nella tonalità principale, un intenso e appassionato ritorno del primo tema (fortissimo) dà vita a un’ulteriore coda che conclude il movimento.
Lo Scherzo è collocato nell’insolita posizione di secondo movimento (Allegro); il suo tema nasce da un grazioso e divertito gioco contrappuntistico tra violoncello e violino, subito ripreso dal pianoforte con accompagnamento degli archi pizzicati: si tratta di una corsa leggera e scanzonata nella quale il tema trascolora continuamente in nuove forme. Il fraseggio diviene così più legato, evidenziando maggiormonlo la scansione ternaria della battuta, per poi intrecciarsi a un picchiettante controcanto a ottavi e passare infine ai toni più dolci e pacati della voce del violoncello. Nell’episodio centrale, un tortuoso profilo cromatico si snoda in una lenta imitazione a quattro voci per poi sciogliersi, dopo un deciso crescendo, in vigorosi stacchi accordali, con i quali il pianoforte si libera dal viscoso intreccio sonoro iniziale. Questa suggestiva alternanza viene riproposta, con delle varianti, altre due volte fino a che, all’ultima riproposizione degli stacchi accordali, il tessuto sonoro si assottiglia sempre di più per potersi collegare, senza soluzione di continuità, alla ripresa dello Scherzo. In coda al movmento vi è un imprevisto ritorno del motivo cromatico della sezione centrale, che non viene però interrotto dagli stacchi accordali, ma da uno scanzonato spunto conclusivo nel quale riechedgia il tema dello Scherzo.
Il tema dell’Andante cantabile, ma però con moto, che verrà ripreso in cinque variazioni, è un piccolo tesoro di sentimenti ed emozioni appena sussurrate, e viene disegnato dalla lenta scansione del pianoforte e quindi di tutto il Trio. Nella prima variazione, la tastiera tesse una delicata trama di arpeggi terzinati su cui gli archi intervengono in maniera frammentaria; è come se restasse il solo accompagnamento, mentre il tema viene suggerito implicitamente come ricordo affidato alla nostra memoria. La seconda variazione è invece caratterizzata da un dialogo tra violino e violoncello, nel quale si alternano leggeri fraseggi a note staccate con brevi incisi melodici assai più cantabili. La trama della terza variazione è fatta di leggeri accordi ribattuti dal pianoforte (con echi degli archi al termine di ogni frase), con cui Beethoven, attraverso una precisa alternanza tra valori terzinati e valori regolari, crea un delizioso effetto a «elastico» grazie al quale sembra che la velocità di esecuzione cambi a ogni battuta. Se nella precedente variazione ogni riferimento di carattere melodico rimane dissimulato nella trama degli accordi ribattuti, nella quarta variazione, con indicazione Un poco più adagio, ritroviamo il canto di pianoforte e violino, il cui profilo non scorre in maniera lineare, ma «pulsa» continuamente con scansioni regolari di ritmo sincopato. La quinta e ultima variazione ha più il carattere di uno Sviluppo, con il tema che ricompare nella sua struttura ritmica originale, variato però nell’andamento melodico-armonico; sul successivo accompagnamento terzinato del pianoforte, gli archi sembrano sospirare con delicati incisi melodici per poi dispiegarsi in un canto affettuoso e appassionato con cui portano a termine il movimento.
Il movimento conclusivo (Allegro moderato – Presto) è scritto nel tempo di rondò; il temna del ritornello, esposto dal pianoforte, procede con andatura moderata, secondo l’indicazione di tempo, risultando al tempo stesso guizzante e nervoso grazie a una notevole varietà di figurazioni ritmiche: staccati, acciaccature, accenti in levare, gruppi irregolari che si succedono trovando come unico contrappeso brevi incisi melodici degli archi. Uno stacco dal singhiozzante ritmo puntato porta quindi a rapide scale ascendenti con note staccate, mentre la successiva reiterazione di una particolare figura ritmica fa da collegamento con il ritornello del tema. L’episodio centrale è una elaborazione dell’incipit del tema che assume il carattere dello Sviluppo, mentre la successiva Ripresa ripropone il tema affidato agli archi. Il finale è una rapida corsa verso la cadenza conclusiva con la quale si chiude l’intera composizione: per questo Beethoven opera un cambiamento di tempo, passando a un Presto in 6/8, nel quale gli. archi si liberano in una serrata tarantella sottesa da lunghi trilli del pianoforte. I ruoli degli strumenti si invertono, ed è quindi il pianoforte a condurre la galoppata finale che, dopo un evidente cambiamento di scansione ritmica, rallenta e si ferma per dar spazio agli accordi della cadenza conclusiva.

