Beethoven un addio o un arrivederci…

Sonata per pianoforte n. 26 in mi bemolle maggiore op.81a “Gli addii”

Movimenti e tonalità:

  1. Das Lebewohl (L’addio) – Adagio, Allegro
  2. Die Abwesenheit (L’assenza) – Andante espressivo (do minore)
  3. Das Wiedersehn (Il ritorno) – Vivacissimamente


Composizione: Vienna, 30 Gennaio 1810
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia 1811
Dedica: Arciduca Rodolfo d’Austria

L’op. 81 (divenuta poi op. 81a perché inavvertitamente venne pubblicata come op. 81 anche un’altra composizione di Beethoven) può essere facilmente inserita in un contesto storico che vide fiorire, tra il 1790 e il 1815, una interminabile serie di pezzi programmatici per pianoforte, nei quali vennero passate in rassegna tutte le battaglie napoleoniche, tempeste di mare e disastri di montagna, partenze, viaggi, lontananze e ritorni. L’op. 81 appartiene quindi ad una tendenza a cui Beethoven si accostò per un momento e che, ben s’intende, distanziò di mille leghe.

La Sonata fu composta durante l’occupazione di Vienna da parte delle truppe francesi. Il 4 maggio 1809 la Corte lasciò la capitale e Beethoven annotò la data insieme con i primi abbozzi della Sonata, già completi delle parole Abschied,AbwesenheitAnkunft (congedo, assenza, arrivo), e con il motto lebewohi (addio, ma letteralmente vivete bene) sui tre bicordi dell’inizio; nel manoscritto definitivo il primo tempo venne poi intitolato Das Lebewohl e l’ultimo Das Wiedersehen (il rivedersi). I francesi lasciarono Vienna il 20 novembre, e il 30 gennaio 1810 si ebbe il ritorno della Corte. La Sonata fu pubblicata nel gennaio del 1811 a Londra; nel luglio uscì l’edizione di Lipsia, con il numero d’opera 81 e la dedica all’Arciduca Rodolfo, allievo e protettore di Beethoven. Poiché l’editore lipsiense aveva pubblicato copie con il titolo in tedesco e copie con il titolo in francese, Beethoven protestò, il 9 ottobre 1811: “Vedo che ha fatto incidere altri esemplari col titolo francese. E perché? Lebewohl è tutt’altra cosa che: “Les Adieux”: il primo non si dice di cuore che a una persona; l’altro a un’intera riunione, ad intere città”.

Non accenneremo neppure a tutte le discussioni che il titolo ha suscitato: discussioni di prò e di contro, e, tra i prò, almeno tre grandi scuole: i pro-Arciduca, i pro-un-amico-indefinito (o pro-una-amica), i pro-Thérèse-Brunswick, supposta fidanzata segreta di Beethoven. Tra i contro ricordiamo solo una vecchia signora austriaca, che quasi con le lacrime agli occhi ci confessò la sua costernazione per il fallo della Program-musik beethoveniana.

Nel primo tempo della Sonata Beethoven attua l’intimo connubio tra l’introduzione in movimento lento ed il vero e proprio tempo. Il Lebewohl, per moto contrario, diventerà uno dei temi di collegamento e, per moto retto, diventerà il secondo tema. Ma anche il primo tema è una variante ritmica del Lebewohl: una variante ritmica nella quale noi non saremmo alieni dal vedere una imitazione stilizzata del galoppo dei cavalli (il Lebewohl, che è a due voci, sembra a sua volta imitare il suono dei corni di posta: le note del Lebewohl sono poste in un registro in cui il corno in mi bemolle ha bellissimi suoni “aperti”). Ed infine, anche la conclusione è basata sulla cellula tematica del Lebewohl, che circola così per tutta l’esposizione. Non sarà diffìcile per nessuno seguire le peripezie del Lebewohl e del galoppo dei cavalli nello svolgimento. La ripresa è tradizionale, ma viene seguita da una lunghissima Coda, che da sola pareggia esposizione e svolgimento. Nella Coda troviamo due canoni sul tema Lebewohl: uno limitato all’aspetto melodico, uno esteso anche all’aspetto armonico; quest’ultimo provoca incontri durissimi, che parvero inconcepibili ai contemporanei. E Ferdinand Ries, allievo di Beethoven, dovè pensare che il dolore per la partenza dell’Arciduca avesse fatto dar di volta il cervello al Maestro, tanto che semplicemente soppresse il canone incriminato.

Nel secondo tempo il tema è formato con la prima cellula del Lebewohl, variata per interversione. Il tema principale dell’ultimo tempo è invece del tutto nuovo, anche se, con un pò di buona volontà, si può imparentarlo con il tema del primo tempo; la cellula Lebewohl ricompare brevemente, trasformata in un gruppetto rapido e brillante. Il tema del Ritorno è splendidamente variato in una Coda in movimento rallentato.

Ascoltiamo questo pezzo intimo nell’esecuzione del maestro Maurizio Pollini (cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Maurizio_Pollini)

Link per l’ascolto 🎹 🎶 👉🏻 https://youtu.be/9TXQSz_4AMY

Lascia un commento