Movimenti:
- Maestoso. Allegro con brio ed appassionato
- Arietta. Adagio molto semplice cantabile (do maggiore)
Organico: pianoforte
Composizione: Vienna, 13 Gennaio 1822
Edizione: Schlesinger, Berlino 1823
Dedica: Arciduca Rodolfo d’Austria Lorena
La Sonata op. 111 è la trentaduesima ed ultima del catalogo di Beethoven; ci porta dunque all’estremo periodo creativo dell’autore, periodo i cui frutti furono spesso giudicati dai contemporanei incomprensibili e ineseguibili, per l’astrusità del contenuto e le difficoltà tecniche; d’altra parte lo stesso autore non concepiva più la Sonata per pianoforte in prospettiva della pubblica esecuzione, ma piuttosto per la lettura, per la meditazione privata. Non senza motivo le ultime Sonate e gli ultimi Quartetti sono stati pienamente compresi solamente nel nostro secolo; essi rappresentano l’espressione di un progressivo isolamento del compositore dalla sua epoca, per seguire le tracce di una fantasia e di una logica compositiva del tutto indipendenti dai meccanismi della contemporanea produzione e fruizione musicale.

La crisi degli ideali dell’età napoleonica non si traduce per Beethoven nella propensione verso un minìaturismo edonistico – espressione in musica del nuovo gusto Biedermeier – o verso i primi esiti del romanticismo. Viene a mancare invece quella forte contrapposizione tematica, quella unitarietà del contenuto che rispecchiavano, nell’opera 13 o nell’opera 57, gli ideali etici dell’autore. I temi dunque si frammentano, il fluire del discorso segue una plastica consequenzialità che non è più oppositiva, basata su una logica di contrasti; la forma sonata smarrisce la netta funzione dei singoli elmenti; la stessa Sonata nel suo insieme si sfalda, non appare più come una fortezza autonoma, accoglie al proprio interno forme prima sconosciute o usate in modo differente: la fuga, e la variazione, quest’ultima del tutto scissa ormai dall’originaria funzione decorativa, e passata ad assumere una funzione costruttiva. Coerentemente con questo processo la stessa scrittura pianistica subisce una nuova razionalizzazione, che consiste nell’inglobare tutte le precedenti esperienze e sperimentazioni, dai recuperi del passato alla brillantezza tecnica di Clementi, alle magie timbriche e alle possenti sonorità scoperte sul pianoforte Erard, per attingere poi a queste eterogenee esperienze con superiore consapevolezza, selezionato discernimento e logica profonda. L’estrema libertà creativa assume spesso le vesti di una astratta purezza, di un sentimento intimistico. Caratteristiche, queste, che segnano al più alto grado la Sonata op.111, terminata nella primavera 1822 e pubblicata da Schlesinger nel corso dello stesso anno. Consta di due soli movimenti e riprende gli archetipi formali più cari al compositore, la forma-sonata e il tema con variazioni. Aperto da un’introduzione di grave severità e densissima tensione armonica, il movimento iniziale nega la logica dialettica (bitematica) propria della forma sonata, donando preminenza assoluta al primo tema, un vigoroso soggetto di fuga che innerva tutta la pagina, improntandola del suo carattere severo e impetuoso. Vero cuore della Sonata è però l’Arietta con variazioni, rispetto alla quale l’Allegro con brio appassionato costituisce un vasto preambolo. La tecnica della variazione, luogo ideale dell’ultimo Beethoven per la possibilità di giocare astrattamente con il materiale musicale in sé e per sé, vi viene sviluppata nella prospettiva più coerente e insieme visionaria. Il tema dell’Arietta è di rarefatta essenzialità e di simmetrica articolazione; nelle prime tre variazioni, che rispettano fedelmente lo schema, esso viene animato internamente da una progressiva suddivisione ritmica. La tensione accumulata sfocia nella quarta variazione, che propone lo sfaldamento del tema in contrapposizioni timbriche e nell’ampliamento dello schema originario. Nella quinta e ultima variazione il tema torna nella limpida forma originaria, ma rivestito di trilli e atmosfere fluttuanti che gli attribuiscono una connotazione sublimata. All’amico Schindler, che gli chiedeva come mai non avesse aggiunto un Rondò alla Sonata, Beethoven rispose che gliene era mancato il tempo; affermazione che è stata spesso presa per buona, ma che rivela in realtà l’inadeguatezza dei contemporanei a comprendere il pensiero dell’autore; la Sonata op. 111 rappresenta invece il compiuto testamento di Beethoven nel genere della Sonata pianistica, trasformata nel volgere di un trentennio da genere di pubblico consumo in astratta meditazione personale; non è un caso che lo scenario avveniristico aperto dalle ultime variazioni sia rimasto sostanzialmente senza seguito per molti decenni, venendo colto nella sua profondità solamente nel corso del secolo scorso.

👉🏻 🎹 🎧 🎶 Ascoltiamo questa composizione eseguita da Arturo Benedetti Michelangeli https://youtu.be/PTPgaK9L1k8?si=MH4LdnFk8U9OKNnC
