Movimenti:
- Allegro (re maggiore)
- Grave Recitativo (si minore)
- Allegro (re maggiore)
Organico: violino solista, archi e basso continuo
Composizione: 1710
Edizione: Ricordi, Milano, 1960
Una copia manoscritta contiene due ulteriori cadenze per violino solo (probabilmente autentiche, pubblicate separatamente, da Pizzicato, Udine, s. a.)

Questo Concerto fu trascritto per organo dal sommo Johann Sebastian Bach (cfr. BWV594. Siccome l’estensione dei manuali dell’organo che Bach aveva a disposizione a Weimar arrivava solo al do due ottave sopra il do centrale, e dato che l’originale vivaldiano superava tale estensione, Bach dovette abbassare l’intero concerto di un tono, dall’originale re maggiore a do maggiore.)
Con ogni probabilità il titolo «Grosso Mogul», che compare nel manoscritto di Schwerin (ma non nella partitura autografa di Torino) del Concerto RV 208, si riferisce a quello che era ritenuto il più celebre diamante dell’epoca e che doveva il suo nome al fatto di appartenere al tesoro del Gran Mogol (l’appellativo assunto dai sovrani dell’omonimo impero dell’India orientale). Attraverso l’allusione a un Oriente favoloso, il titolo suggestivo, benché di dubbia autenticità, mira dunque a sottolineare la qualità e il virtuosismo scintillante del lavoro: un concerto di ampio formato che presuppone inoltre l’esecuzione di due cadenze nei movimenti mossi. Due cadenze compaiono in effetti nei manoscritti di Schwerin e Cividale di Friuli e potrebbero essere di Vivaldi, mentre l’assenza di cadenze nell’autografo si spiega forse col fatto che il compositore poteva anche evitare di scrivere per esteso le cadenze che lui stesso avrebbe improvvisato al momento dell’esecuzione.
Il ritornello con cui si apre l’Allegro iniziale si basa in larga misura su squillanti motivi di fanfara, ma contiene anche sezioni con patetiche inflessioni minori. Nelle successive apparizioni il ritornello si alterna a tre episodi solistici dove Vivaldi incomincia a sciorinare i tratti di una scrittura di elevato virtuosismo, con doppie corde, passaggi di agilità nel registro sovracuto, diversi moduli di arpeggio e sospirose figure cromatiche, terzine legate. Il quarto episodio echeggia l’attacco del secondo e prepara la riaffermazione della tonalità d’impianto, culminando in una cadenza. Un breve ritornello conclude il movimento.
Il Grave Recitativo per il solista accompagnato dal basso è un vero pezzo da maestro: qui Vivaldi traslittera l’archetipo vocale in un arabesco splendidamente cesellato e ornamentato, sontuoso per invenzione e virtuosismo, dove il senso di fluente libertà improvvisativa è peraltro ottenuto grazie a un progetto accuratamente calcolato in ogni dettaglio della condotta melodica, ritmica, armonica nonché del fraseggio e dell’articolazione.
L’Allegro finale richiama la scrittura brillante di quello iniziale. Il ritornello dai cavalcanti motivi di arpeggio serve per incorniciare le evoluzioni virtuosistiche del solista nei tre episodi. Nel primo e nel terzo episodio si profila una certa varietà di figure, laddove nel secondo, che culmina in un lungo passaggio su pedale del basso, prevale il gioco della rapidità e dell’agilità. Al quarto ritornello segue una cadenza molto virtuosistica del solista; il concerto si conclude quindi con una cornice di ritornello.

👉🏻 Link per l’ascolto https://youtu.be/3xusCBGUVr0 🎶🎵
Kammerorchester Basel Giuliano Carmignola (https://it.wikipedia.org/wiki/Giuliano_Carmignola)
