Movimenti e Tonalità:
- Adagio. Allegro spiritoso (do maggiore)
- Poco Adagio (fa maggiore)
- Minuetto e trio (do maggiore)
- Presto (do maggiore)
Organico: 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani ed archi
Composizione: Linz, 30 Ottobre – 3 Novembre 1783
Prima esecuzione: Linz, Hofheater, 4 Novembre 1783
Edizione: Andrè, Offenbach 1783
In una lettera del 31 ottobre 1783 Mozart scriveva al padre: “Martedì 4 novembre darò un concerto in teatro, ma, non avendo portato con me nessuna Sinfonia, ne sto componendo una a gran velocità, perché devo terminarla per questa data”. Il concerto era fissato nella città di Linz, dove egli si trovava di passaggio durante il viaggio che da Salisburgo lo avrebbe portato a Vienna. Per completare un programma di musiche già stilato mancava solo un pezzo d’apertura, sicché ci si rivolse a lui. Mozart lo scrisse frettolosamente, in poco meno d’una settimana, aggiungendo al suo catalogo una pagina bifronte, un’opera che, mentre si congeda dal sinfonismo della Haffner, si affaccia sul misterioso silenzio di tre anni in cui matura la stagione delle ultime quattro Sinfonie.
La Sinfonia di Linz KV425 formula a pagine alterne il debito del suo autore nei confronti dell’arte di Joseph Haydn. Fuori dettaglio, lo spirito del collega suggestiona il concepimento di un’introduzione lenta all’Allegro iniziale, una strategia che, fra il 1780 e il 1782, Haydn aveva praticato in una dozzina di occasioni. Quello della Linz non è ancora il complesso ed esteso corpo che prelude la Sinfonia di Praga, ma ne è l’esplicito presupposto. Si tratta di un’idea che darà frutti anche sui biniari paralleli della musica da camera: si consideri l’introduzione alla Sonata in fa maggiore KV497 per pianoforte a quattro mani (di rumorosa scrittura sinfonica) e quella del Quartetto in do maggiore KV465. Nondimeno, la concezione haydniana e quella mozartiana differiscono nella sostanza. Se, infatti, per il primo l’accumulo della tensione sortisce dal sottile incunearsi di stralci melodici che acquisteranno piena voce solo nell’Allegro, nel salisburghese la porta per trattenere l’esondazione del materiale tematico è chiusa dal giro di chiave dell’armonia, dal progressivo intricarsi della dimensione verticale della musica. Nella Linz il digradare del basso è la guida meno ovvia per un rapido disorientameto della percezione auditiva.
Con ciò, l’introduzione di Mozart (Adagio) avanza promesse d’una temperie emotiva che nel seguito dell’opera saranno con puntualità mantenute. Gli unisoni che inaugurano la pagina paiono l’obbligata concessione a un’opera che, come si è detto, era d’apertura ad un’accademia musicale. Le trombe e i timpani ne rappresentano il giusto corredo. Ma l’altro volto è quello del ripiegamento su sonorità intime quali sono preannunciate dal delicato motivo lanciato dai fagotti e dall’oboe. In conclusione, è fra questi due poli, l’appariscente e il preziosismo fuggevole, che la Linz divarica le sue maniere.
Il gesto monumentale è ribadito poco dopo nell’Allegro, dove il tema principe, affidato inizialmente al quartetto degli archi su una sonorità tenue, è replicato dal clangore della piena orchestra: si tratta di un’esplosione che poi giustifica il seguente passo marziale sui bassi passeggiati di viole e violoncelli, nonché l’episodio di musica turca in minore che fonda il secondo tema. Ma l’elemento tematico decisivo della Sinfonia in do maggiore si leva nelle misure conclusive dell’esposizione, sulle corde dei violini primi. Sembra un effimero tessuto connettivo, materiale anodino, ed invece nello sviluppo acquista un ruolo prioritario, degno d’un ancor più vasto credito al termine della ripresa, in corrispondenza della nobile coda.
Il secondo movimento, Poco adagio, in fa maggiore, mantiene curiosamente i timpani, ma fa anche un uso dei fiati assolutamente estraneo alla prassi del puro rivestimento coloristico, consentendogli invece di interagire con gli archi. È specialmente l’episodio centrale che avanza i momenti di maggiore bellezza. In realtà, si tratta di una sezione di sviluppo, ma sono le scale ascendenti seguite da un doppio salto d’ottava che fendono drammaticamente la pagina.
Il Minuetto si muove ancora al passo di Haydn, tradito da un andamento rustico e pesante, scandito ritmicamente dal battito cadenzato delle percussioni. Col Trio l’atmosfera cambia, in grazia di un decisivo alleggerimento.
Il Presto finale possiede un primo tema di piglio operistico, drammatizzato di nuovo dalla contrapposizione del quartetto degli archi con l’orchestra nella sua interezza. Talvolta l’invenzione indugia in passi di routine, ma, l’affiorare del secondo terna segna l’episodio più originale dell’intera Sinfonia: nella tonalità della dominante si leva un disegno di tre crome che ripiega puntualmente su se stesso. Si tratta di lievi singulti che, come ha acutamente osservato. Giovanni Carli Ballola, spingono infine la Linz molte miglia lontano dal pur ammiratissimo modello di Haydn.
Link https://youtu.be/OkdJVrDATrk Wiener Philarmoniker Carlo Kleiber
