Buon San Carlo Borromeo a tutti gli Ambrosiani…..Proviamo ad apprezzare di più la peculiarità del nostro rito !!!!!
Il rito ambrosiano viene officiato nella maggior parte dell’Arcidiocesi di Milano e in alcune zone che ne facevano precedentemente parte, che si distingue da quello utilizzato comunemente nel resto dell’Occidente, detto invece rito romano. Il capo del rito ambrosiano è l’Arcivescovo di Milano.

Quando Sua Santità Papa Gregorio I, alla fine del VI secolo, modificò, riordinò ed estese a tutta la chiesa latina la liturgia romana, il rito ambrosiano riuscì a sopravvivere alla soppressione insieme al rito mozarabico e ad altri riti locali.
La sua legittimazione definitiva si ebbe comunque con il Concilio di Trento (occorre tener conto che Papa Pio IV era milanese e che l’anima del Concilio fu l’Arcivescovo di Milano san Carlo Borromeo) e ribadita dal Concilio Vaticano II.
Le caratteristiche della liturgia ambrosiana sono un forte cristocentrismo, derivante dalla lotta contro l’eresia ariana al tempo di Ambrogio, e una vicinanza con le liturgie orientali, prese da Ambrogio stesso come modello per la Chiesa milanese, seppur facendo sempre riferimento agli usi della Chiesa di Roma come fonte normativa.
La celebrazione della messa presenta gli stessi elementi del rito romano, ma alcuni di essi sono disposti diversamente o sono leggermente differenti:
Nei riti iniziali, l’atto penitenziale tipico della liturgia ambrosiana è la triplice invocazione Kyrie eleison (Signore pietà) senza il Christe eleison (Cristo, pietà) presente nel rito romano. C’è da sottolineare che l’acclamazione Kyrie eleison viene sempre proclamata nell’originale greco e mai in italiano.
Quando i lettori si accingono a proclamare le letture bibliche (Lettura ed Epistola, non il salmo) durante la liturgia della parola, chiedono e ricevono una benedizione dal sacerdote celebrante. Mentre nel rito romano ciò avviene solo quando un diacono proclama il Vangelo, nel rito ambrosiano chiunque proclami la Parola di Dio durante la liturgia deve ricevere la benedizione da chi presiede la celebrazione. Una particolarità del rito ambrosiano è anche l’incensazione dell’arcivescovo prima dell’omelia, in segno di devozione profetica.

La professione di fede (il Credo) non è recitata subito dopo l’omelia come nel rito romano, ma è posticipata dopo l’offertorio. Subito dopo il Vangelo (o dopo l’omelia, se questa ha luogo), si recita invece un’apposita antifona che è chiamata “dopo il Vangelo”, durante la quale si prepara la mensa stendendovi il corporale e deponendovi sopra il calice, così da sottolineare, maggiormente che nel rito romano, il legame tra la liturgia della parola e la liturgia eucaristica.
Nella messa di rito ambrosiano, sia che venga proclamata la preghiera dei fedeli, sia che venga omessa, la liturgia della Parola termina sempre con un’orazione del celebrante con la quale si conclude la prima parte della messa; nella messa di rito romano invece, se non viene proclamata la preghiera dei fedeli, subito dopo il Vangelo inizia l’offertorio.
Lo scambio della pace non è immediatamente prima della Comunione, come nel rito romano, ma viene anticipato al termine della Liturgia della Parola, prima della preparazione dei doni. Ciò rispecchia l’antica tradizione (che si è conservata anche nelle liturgie orientali) secondo cui si obbedisce al precetto evangelico (Mt 5,23-24[5]) che impone la riconciliazione fraterna prima di compiere l’offerta rituale sull’altare.
A conclusione della presentazione dei doni, manca la monizione con la quale il sacerdote chiede all’assemblea di pregare, che invece è presente nel rito romano («Pregate, fratelli, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio Padre Onnipotente», a cui l’assemblea risponde «Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio, a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua Santa Chiesa»). Inoltre il lavabo è facoltativo: di fatto esso viene compiuto solo nelle solennità.
Nella messa ambrosiana il prefazio fa parte del proprio, quindi ogni celebrazione ha un proprio prefazio. Per talune celebrazioni, ad esempio nelle domeniche di Quaresima, sono addirittura previsti più prefazi tra i quali il sacerdote può scegliere.
La preghiera eucaristica I presenta delle varianti significative rispetto all’analoga del rito romano.

Presentazione al Santo Padre Benedetto XVI del Nuovo Lezionario Ambrosiano da parte di Sua Eminenza il Cardinale Dionigi Tettamanzi
Il rito ambrosiano ha due preghiere eucaristiche particolari (la V e la VI) che devono obbligatoriamente essere usate rispettivamente per la messa in cena Domini e per la Veglia Pasquale. Possono essere anche usate in altre celebrazioni: la V per le celebrazioni che hanno come tema l’eucaristia, la Passione e gli eventi sacerdotali, la VI nel tempo pasquale e nelle messe per i battezzati e quelle rituali per l’iniziazione cristiana.
Prima del Padre nostro il sacerdote compie la frazione del pane consacrato, mentre i fedeli recitano o cantano un’apposita antifona che si chiama “allo spezzare del pane”; mentre nel rito romano, al termine della preghiera eucaristica si recita subito il Padre nostro.
Nella messa ambrosiana manca la triplice invocazione «Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi» (Agnus Dei), durante la quale nel rito romano si compie la frazione del pane, dopo la preghiera per la pace e lo scambio di pace. Nel rito ambrosiano infatti dopo la preghiera per la pace, si passa subito alla comunione, perché lo scambio di pace è già stato fatto prima dell’offertorio e la frazione del pane (con la sua antifona) è stata compiuta prima del Padre nostro.
Il saluto augurale, dopo la preghiera per la pace e prima della comunione, nella messa ambrosiana è diverso dal corrispondente della messa romana, e recita: «La pace e la comunione del Signore nostro Gesù Cristo siano sempre con voi».
Al termine della messa in rito ambrosiano, la benedizione finale è preceduta dalla triplice invocazione Kyrie eleison, e successivamente alla monizione del celebrante «andiamo in pace», l’assemblea risponde «nel nome di Cristo», anziché «rendiamo grazie a Dio» come nel rito romano.
Suppellettili liturgiche

Una differenza con il rito romano riguarda la forma dell’ostensorio, che ha conservato la più antica conformazione a tempietto, mentre nel rito romano ha assunto una forma di raggiera.
L’ostensorio e la pisside sono ricoperti da conopei di colore rosso e non bianco.
Il turibolo, a differenza di quello romano, è privo del coperchio traforato e della quarta catena che serve ad aprirlo. Viene usato facendolo girare per aria, in un modo del tutto sconosciuto al rito romano che invece lo usa esclusivamente in senso antero-posteriore. Il modo di incensare ambrosiano è infatti per ductum et tractum, cioè facendo prima roteare il turibolo (ductus) e poi spingendolo in avanti (tractus) verso la persona o la realtà sacra da venerare, in modo tale che chi incensa “disegni” per così dire la forma di una croce. Nel ductus il turibolo viene fatto ruotare da destra a sinistra una volta e da sinistra a destra tre volte; nel tractus il turibolo viene alzato verticalmente e abbassato.
L’aspersorio è fatto come un piccolo pennello e l’acqua è trattenuta dalle setole.
La croce astile viene sempre rivolta al celebrante, quindi nelle processioni il Crocifisso è volto indietro, mentre nel rito romano è volto in avanti. Sulla stessa croce o sulla croce dell’altare è possibile collocare le candele.
Alcuni sacerdoti (prevosti e vicari episcopali) hanno il diritto di portare durante le processioni la ferula, cioè un bastone sormontato da un globo e una piccola croce.
Paramenti liturgici

In generale la foggia dei paramenti liturgici è uguale a quella romana, esistono però alcune particolarità, sebbene non sempre presenti o rispettate:
i diaconi indossano la stola sopra la dalmatica;
l’amitto è indossato sopra e non sotto il camice;
il camice può essere ornato con i cosiddetti “aurifregi”, cioè due strisce di tessuto, dello stesso colore dei paramenti, applicate alle estremità delle maniche e due quadrati detti grammatae, applicati uno davanti e uno dietro, nella parte inferiore del camice stesso;
è possibile che ci sia il cappino, striscia di tessuto nei vari colori liturgici, applicata intorno al collo della dalmatica e della pianeta o casula. Anticamente il cappino era unito all’amitto, secondo l’uso tuttora vigente in alcune chiese orientali;
la croce pettorale (portata da vescovi, canonici, ecc..) viene indossata sopra il camice e poi estratta dallo scollo della casula o della pianeta.
Vi sono anche differenze che riguardano il colore dei paramenti:
nel rito ambrosiano il colore per le celebrazioni del Santissimo Sacramento è il rosso, a differenza del rito romano dove il colore liturgico previsto è il bianco. Per questo motivo si utilizza il rosso alla messa in cena Domini, al Corpus Domini e nella festa del Sacro Cuore di Gesù;
nel tempo dopo Pentecoste e dopo il martirio di San Giovanni Battista si utilizza il rosso, mentre nel corrispondente tempo ordinario romano si usa il verde;
al posto del viola si utilizza o si dovrebbe utilizzare una particolare tonalità detta morello; nelle ferie quaresimali, ad eccezione del sabato (non considerato feria), si può usare il nero; non si utilizza il colore rosaceo.
Vi sono differenze anche negli abito del clero:
la veste talare, abbottonata fino in fondo nel caso del rito romano, è chiusa con soli 5 bottoni nella parte superiore e poi fermata in vita da una fascia nera nel caso dei sacerdoti di rito ambrosiano;
la berretta è leggermente più alta di quella del clero romano ed il fiocco è presente solo sulle berrette dei prevosti (vescovi e monsignori usano la berretta romana corrispondente al proprio grado).
Il canto ambrosiano

Un elemento fondamentale del rito e della liturgia ambrosiana è costituito dal canto “ambrosiano”. Fu Sant’Ambrogio stesso che, per la prima volta in assoluto nella liturgia della Chiesa, introdusse nel 386 l’uso di canti non derivanti dai salmi (gli unici fino ad allora cantati durante le messe). Questa sua innovazione si diffuse presto anche nelle Chiese di altro rito.
Ambrogio è stato definito il “più musicale dei Padri”, in quanto ha personalmente composto testi e musiche dei suoi inni, innovando anche lo stile, grazie all’introduzione della metrica classica al posto di quella libera che era simile alla salmodia ebraica. Scelse per i suoi inni il dimetro giambico e introdusse l’antifonia, elemento fondamentale per consentire a tutta la massa di fedeli una maggiore partecipazione al rito, grazie ad un canto collettivo eseguito da un’ala maschile e da un’altra ala composta da donne e bambini. Per agevolare il popolo alla declamazione, Sant’Ambrogio realizzò versetti facili da recitare ed eliminò sia il ruolo del solista sia la presenza dei vocalizzi, rendendo tutto l’insieme più armonico.
Come il canto gregoriano, anche il canto ambrosiano fu naturalmente modificato nel corso dei secoli dalla sua elaborazione da parte di Ambrogio, ma non di meno oggi lo si definisce il più antico corpus musicale occidentale.
Calendario liturgico

Il rito ambrosiano ha un suo calendario e un suo complesso di norme che regolano le precedenze liturgiche. L’anno liturgico inizia con l’Avvento, prosegue con il “tempo di Natale” e quello “dopo l’Epifania”, seguono la Quaresima, il “tempo Pasquale”, il “tempo dopo Pentecoste”, quello dopo il Martirio di san Giovanni Battista e quello dopo la dedicazione del Duomo.
Tempo di Avvento
Particolarità del tempo di Avvento, dedicato alla preparazione del Natale, è la sua lunghezza: di sei settimane anziché quattro come nel rito romano. Inizia la prima domenica dopo il giorno di San Martino (11 novembre) e prevede sempre sei domeniche (quando il 24 dicembre cade di domenica, è prevista la celebrazione di una domenica “Prenatalizia”). Gli ultimi giorni dell’Avvento sono le ferie dell’Accolto (de Exceptato) e costituiscono la novena di Natale.
Nel rito ambrosiano è previsto il colore morello (un colore simile al viola), tranne nell’ultima domenica (detta “dell’Incarnazione”) nella quale si usa il bianco.
1. domenica della venuta del Signore
2. domenica dei figli del regno
3. domenica delle profezie adempiute
4. domenica dell’ingresso del Messia
5. domenica del precursore
6. domenica dell’Incarnazione
Tempo di Quaresima

Una delle peculiarità di questo rito, con profili non soltanto strettamente religiosi, è l’inizio della Quaresima, che non parte dal mercoledì delle ceneri, ma dalla domenica immediatamente successiva. Ciò dà luogo (ad esempio in Canton Ticino, a Tesserete e Biasca) alla distinzione tra carnevale “nuovo” (quello romano) che termina con il martedì grasso e carnevale “vecchio” (quello ambrosiano) che si conclude, invece, il sabato seguente.
La differenza tra il carnevale ambrosiano e quello del resto del mondo è dovuto proprio al diverso modo di calcolare le date di inizio e fine della Quaresima:
il rito ambrosiano intende la Quaresima come un periodo di penitenza, ma non di stretto digiuno, in preparazione al Triduo pasquale. Pertanto contando a ritroso dal giovedì santo 40 giorni, si arriva alla prima domenica di Quaresima: dunque i quaranta giorni di penitenza iniziano alla sesta domenica prima di Pasqua. Questo era il computo originale della Quaresima in tutti i riti.
il rito romano invece, all’idea di quaranta giorni di penitenza, sostituì nel Medioevo quella dei quaranta giorni effettivi di digiuno in preparazione alla domenica di Pasqua. Partendo quindi dal sabato santo e contando quaranta giorni a ritroso, saltando però le domeniche, in cui non si digiunava, si giunge esattamente al mercoledì precedente la prima domenica di Quaresima, che divenne il mercoledì delle ceneri.
Vi sono differenze anche nella concezione dei venerdì di Quaresima: per il rito ambrosiano, infatti, il venerdì è feria aneucaristica, durante la quale non possono essere celebrate messe, per vivere in modo radicale la privazione da Cristo, come avviene nel Sabato Autentico, per accoglierLo pienamente con la Pasqua. Nelle altre feriae di Quaresima, quindi tutti i giorni tranne la domenica e il sabato (considerato semi-festivo in rispetto della prescrizione mosaica e come preparazione alla domenica), l’aspetto penitenziale è espresso dalla colorazione (facoltativa) nera dei paramenti anziché viola o morello. Nelle domeniche invece, come da tradizione ambrosiana, è sottolineato il percorso battesimale, che portava un tempo e può tuttora portare i catecumeni a prepararsi al battesimo nel giorno di Pasqua, e che guida i fedeli battezzati a riscoprire il significato di questo sacramento.
1. domenica all’inizio della Quaresima
2. domenica della Samaritana
3. domenica di Abramo
4. domenica del Cieco
5. domenica di Lazzaro
6. domenica delle Palme
La Settimana Santa è chiamata Hebdomada Authentica (Settimana Autentica), in quanto vi si celebrano gli eventi centrali della storia. I riti del triduo Pasquale presentano alcune differenze da quelli del rito romano.
Libri liturgici

Messale
Il Messale attualmente in vigore è l’edizione del 1990. Come il messale romano, contiene tutte le parti fisse e variabili della messa eccettuate le letture.
Lezionario
Dopo un periodo transitorio, durato dalla riforma liturgica postconciliare, caratterizzato dall’utilizzo del lezionario romano e integrato da un volume ambrosiano utilizzato in alcuni periodi dell’anno liturgico, dal 16 novembre 2008 (I domenica di Avvento) è entrato in vigore il nuovo lezionario[10].
Nel nuovo lezionario sono state mantenute le letture proprie dei tempi forti (Avvento, Natale, Quaresima, Settimana Santa, Pasqua) e recuperate altre letture tradizionalmente proclamate nel resto dell’anno. Accanto a questo recupero, secondo le indicazioni conciliari, sono state affiancate altre letture creando così, come nel rito romano, un ciclo triennale nelle domeniche e biennale nelle ferie.
È organizzato in tre libri:
Libro I – Mistero dell’Incarnazione; comprende le letture dell’Avvento, del periodo natalizio e del tempo dopo l’Epifania.
Libro II – Mistero della Pasqua; contiene le letture della Quaresima, della Settimana Santa e del tempo pasquale fino a Pentecoste.
Libro III – Mistero della Pentecoste; usato dal lunedì dopo la Pentecoste fino al sabato precedente alla 1a domenica di Avvento, è diviso a sua volta in 3 sezioni:
da dopo Pentecoste al martirio di San Giovanni il Precursore (29 agosto);
da dopo il Martirio fino alla solennità della Dedicazione del duomo di Milano (III domenica di ottobre);
da dopo la Dedicazione fino alla 1a domenica di Avvento.
Ciascun “Libro” è suddiviso in un volume festivo articolato in un ciclo triennale (A-B-C) e uno feriale che segue un ciclo biennale (I per gli anni dispari, II per i pari).

Conoscere e rispettare in tutte le sue sfaccettature il Rito Ambrosiano, con le Sue peculiari caratteristiche uniche, contribuisce ad arricchire e comprendere il rito universale della Chiesa Cattolica.

Interessantissimo. Grazie Domenico
Inviato da iPhone
>
"Mi piace""Mi piace"
GRAZIE!!!
Marco AFFER Via POLESINE 33 20139 MILANO afferma1947@gmail.com
>
"Mi piace""Mi piace"