Benvenuta Estate

Buona estate e come avrete intuito quest’anno accompagneremo, magari con qualche giorno di ritardo, l’inizio astrale delle Stagioni con la musica del Prete Rosso Antonio Vivaldi

Concerto in sol minore per violino, archi e continuo

“L’estate”

op. 8 n. 2 RV315

Movimenti:

1. Allegro non molto (sol minore). Allegro 

2. Adagio (sol minore)


3. Presto (sol minore) 

Organico: violino solista, archi e basso continuo 

Composizione: 1725


Edizione: Michel-Charles Le Cène, Amsterdam, 1727 

La «dura stagione delsole » è inizialmente descritta con un Allegro non molto alquanto faticoso, nel quale si tenta di riprodurre il senso di afa proprio della calda stagione. 

Nell’Adagio sorge una melodia commossa, ancora più sentita di quella della Primavera. Un numero limitatissimo di battute: infatti subito si ode il cupo rumoreggiare del tuono. 

Gli elementi sono tanti, che il musicista può portare a compimento il Presto senza l’ausilio di nuovi temi. 

Di tutti i Concerti del ciclo, l’Estate (Concerto n. 2 in sol minore RV 315) è quello, che più si presta ad essere considerato nel suo complesso, senza distinzione nei vari movimenti: da una parte la tonalità unificante (sol minore) e dall’altra la progressione degli stadi emozionali (dalla “Languidezza per il caldo” al “Timore dei lampi e dei tuoni” fino al “Tempo impetuoso d’estate”), conducono l’ascoltatore ad un climax di sensazioni assolutamente coinvolgenti ed esaltanti, rese dalla scrittura musicale con effetti quasi “visibili”. 

Sonetto L’estate 

Sotto dura stagion dal sole accesa
langue l’huom, langue ‘l gregge, ed arde il pino; scioglie il cucco la voce, e tosto intesa
canta la tortorella e ‘l gardelino. 

Zeffiro dolce spira, ma contesa muove Bora improviso al suo vicino; e piange il pastorel, perché sospesa teme fiera borasca, e ‘l suo destino: 

toglie alle membra lasse il suo riposo
il timore de’ lampi, e tuoni fieri
e de mosche, e mosconi il stuol furioso! 

Ah che purtroppo i suoi timor son veri tuona e fulmina il ciel e grandinoso tronca il capo alle spiche e a’ grani alteri.

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