Beethoven Sinfonia n.1

Partiamo con questo nuovo pezzo nel compendio dell’analisi di tutte le sinfonie composte da Ludwig van Beethoven. Sarà un percorso articolato, non continuo e in stretto ordine cronologico, che si andrà a concludere il giorno del compleanno del Nostro amato Ludwig ossia il 16 dicembre.

Movimenti:

1. Adagio molto – Allegro con brio

2. Andante cantabile con moto (fa maggiore)

3. Minuetto. Allegro molto e vivace

4. Adagio – Allegro molto e vivace 

Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi Composizione: 1800

Prima esecuzione: Vienna, Teatro di Porta Carinzia “Burgtheater”, 2 Aprile 1800

Edizione: Hoffmeister & Kühnel, Lipsia, 1801 

Dedica: Barone Gottfried von Swieten 

Beethoven soleva mandare avanti più composizioni alla volta, maturandole ciascuna lentamente. Questo non va inteso nel senso che il lavoro vero e proprio di composizione durasse molti anni; tutto ciò è evidente e possiamo intenderlo dai numerosi taccuini di appunti musicali che di lui ci sono rimasti, qualche volta accompagnati da annotazioni. Questi appunti e annotazioni non portano date; ma spesso le date possono essere, almeno, delimitate dall’ordine in cui si presentano: trovando, per esempio, il tema di un’opera eseguita per la prima volta in un dato anno fra appunti relativi a un’altra apparsa sei anni avanti, possiamo stabilire che quel tema era stato concepito almeno sei anni avanti alla sua utilizzazione definitiva.

La Prima Sinfonia, in do maggiore, è assai vicina a Haydn, più che a Mozart; ma già mostra alcuni tratti innegabilmente nuovi, cioè puramente beethoveniani. Nel primo tempo per esempio, scritto in forma-sonata, si possono dire di sapore haydniano il tema principale, e anche il fatto che questo tema abbia forti parentele col secondo tema e con il “ponte” che lega l’uno all’altro: giacché la prassi di derivare il secondo tema dal primo è tipicamente haydniana. Ma già Beethoven si annuncia nel sorprendente inizio dell’introduzione, “adagio molto” (un accordo di settima dominante nel tono di fa, dunque diverso dalla tonalità principale) – nel fatto che nel primo tema il moto ascensionale degli archi è interrotto ogni volta da un indugio imposto dagli strumenti a fiato – nel breve sviluppo in minore del secondo tema che segue immediatamente, oscurandola, l’enunciazione del tema stesso – infine in non pochi momenti della seconda sezione (sviluppo). 

Una reminiscenza mozartiana è nel tema principale del secondo tempo (Andante cantabile con moto, in fa maggiore), che ricorda molto nettamente quello del secondo tempo della Sinfonia in sol minore KV550, uno dei culmini di tutto Mozart. Mozart è anche evocato in una soavissima modulazione che conduce lo sviluppo in una tonalità lontana (re bemolle) con casta gentilezza; ma Haydn è ancora presente nel fatto che, anche qui, il secondo tema deriva nettamente dal primo. Questo tempo è in forma-sonata come il primo; ma abbiamo già rilevato il diverso carattere che la forma-sonata assume anche in Beethoven, nei brani di carattere lirico, nei quali ogni contrasto radicale fra tema e tema è esitato: com’è qui il caso. La soluzione del brano è sorridente, in tono quasi settecentesco. 

La gran novità di questa sinfonia è il terzo tempo; che Beethoven intitola minuetto ma che minuetto non è più. Come abbiamo visto, il minuetto era la stilizzazione d’una sopravvivenza arcaica, un diversivo, “leggero e ballabile”, nella cornice severa della sinfonia. Beethoven porta la stilizzazione oltre, conservando lo schema formale del minuetto; ma tramuta la sua fisionomia di danza atteggiata e cerimoniosa in un’altra mossa e scapigliata.

L’evoluzione avviene nelle sonate per pianoforte e in altre composizioni da camera di Beethoven scritte prima dell’anno 1800, nelle quali sono sia minuetti veri e propri, sia minuetti animati da una vivacità nuova, sia inequivoci “scherzi”. Scherzo è infatti la denominazione che Beethoven dà al suo ritrovato; ma da principio con qualche incertezza: nelle sue musiche ante 1800 incontriamo infatti il termine “scherzo” applicato a minuetti, e viceversa il termine minuetto applicato a degli scherzi. E quest’ultimo è il caso, come abbiamo notato, della nostra sinfonia. 

Lo scherzo si distingue nettamente dal minuetto per il tempo più rapido che porta a doverlo battere in uno anzi che in tre; in altri termini, è in metro ternario come il minuetto, ma ha un solo accento al principio della battuta mentre nel minuetto sono percepibili accenti secondari sul secondo e terzo tempo (che infatti corrispondono, nel danzare, ad altrettanti “passi”). Il minuetto passeggia, lo scherzo vola. E questo implica un’ispirazione tematica d’altro genere, e sviluppi corrispondenti. Lo scherzo della Prima Sinfonia ha infatti un tema impetuoso, che nessuno prenderebbe mai per un tema di minuetto; e che modula subito, capricciosamente e nervosamente, in tonalità lontane, per tornare altrettanto improvvisamente alla tonalità principale. Il trio è nello stesso tono della prima parte (cioè in do maggiore), e ha ritmo più molle e distensivo, com’è nella tradizione del minuetto; ma diversamente che in questa conclude in modo energico. 

Il finale è in forma-sonata; ma è significativo che vari scrittori dell’Ottocento (anche competentissimi) lo citino chiamandolo rondò. L’errore si deve al fatto che il suo tema, brillante e incisivo, ha tutte le caratteristiche di un tema di rondò; e anche il modo con cui il discorso ne prepara le riapparizioni è quello della “suspense”, tipico, come abbiamo visto, di quella forma. La critica ne dà tradizionalmente una valutazione non alta: sarebbe, fra tutti i tempi di sinfonia composti da Beethoven, il più debole. Non manca dì intuizioni tipicamente beethoveniane: per esempio la breve introduzione che distilla lentamente, quasi parodisticamente, le note della scala ascendente che formeranno l’inizio del tema principale. Difatti questa introduzione, agli inizi, non fu compresa da tutti, e si trovarono direttori che ebbero l’ingenuità di sopprimerla.

Buon ascolto …..Un piccolo consiglio, che darei ad esperti o meno, è quello di scegliere un’interpretazione dove Direttore ed Orchestra siano i medesimi per tutto il ciclo delle Nove Sinfonie permettendo così, magari approfondendo le eventuali note a corredo, di capire la filigrana congiungente dell’esecuzione ed approfondendo di conseguenza il linguaggio interpretativo!

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