Concludiamo questo percorso musicale addentrandoci nelle arcate del
Concerto per violino n. 5 in la maggiore KV219 “Türkish”
Movimenti:
1. Allegro aperto (la maggiore)
2. Adagio (mi maggiore)
3. Rondò. Tempo di Minuetto (la maggiore)
Organico: violino solista, 2 oboi, 2 corni, archi
Composizione: Salisburgo, 20 Dicembre 1775
Nel 1775 Mozart compose a Salisburgo i cinque Concerti per violino e orchestra: questo in la maggiore KV219, concluso il 20 dicembre, è l’ultimo “ufficiale” (col nome di Mozart esistono anche altri due Concerti per violino, di attribuzione e data discusse). Mozart, come suo padre Leopold, era da tempo al servizio del Principe Arcivescovo di Salisburgo in qualità di musicista dell’orchestra (al clavicembalo, all’organo, poi anche al violino) e di compositore per le cerimonie sacre e le feste di corte.
In anni recenti il ragazzo Mozart accompagnato dal padre aveva girato l’Europa tra l’ammirato stupore e le acclamazioni, era stato onorato e insignito di titoli dalle Accademie e dai Sovrani (compreso il papa Clemente XIV), aveva conquistato la Scala (Mitridate nel 1770, Lucio Siila nel 1772). Quando Mozart tornò stabilmente a Salisburgo nel 1772, c’era un nuovo Arcivescovo, Hieronymus conte di Colloredo, uomo colto, sicuro di sé e dispotico, a cui il giovane genio e suo padre non piacquero (né lui piacque ai Mozart, ma non piaceva neppure ai sempre allegri e gioiosi salisburghesi). Lasciamo ora da parte la questione di quanto fondato sia il giudizio sfavorevole sul conte di Colloredo, che si trae dalle lettere dei Mozart e da qualche notizia degli amici: certo è che Mozart, costretto a rimanere a Salisburgo perché Colloredo concedeva a stento i congedi, era insofferente e scontento, guardava alle capitali del mondo musicale (Vienna, Monaco, Parigi, Londra, Milano, Napoli), che egli pensava l’aspettassero, si sentiva chiuso in una provincia al servizio di un padrone sconoscente (che davvero poi lo considerava un presuntuoso sfrontato e per il quale era al livello della bassa servitù). Tuttavia lavorava e lavorava, e con molti pezzi e capolavori, Messe, Litanie, Concerti, Divertimenti, Serenate, Sonate, Quartetti, Trii, si guadagnava un assegno annuale non proprio misero (a corte solo gli italiani guadagnavano più di lui, perché così si usava anche nel resto dell’Austria).
Oltre al clavicembalo e all’organo nei quali eccelleva con genio, Mozart nell’infanzia aveva studiato anche il violino, e già a otto anni Leopold aveva fatto stampare a Parigi quattro Sonate Pour clavier avec accompagnement de violon: sono i primi numeri dei suoi lavori pubblicati, op. 1 e 2, cui seguirono nel 1765 e nel ’66 altri due gruppi di sonate. Poi egli perfezionò la tecnica del violino nell’adolescenza e nel 1773, a diciassette anni, improvvisava magistralmente in pubblico. Non sappiamo a quale necessità pratica o mondana dell’orchestra di corte si debba il ciclo dei cinque Concerti del 1775 composti nel giro di pochi mesi (né sappiamo se siano stati concepiti davvero come un ciclo o se siano state cinque occasioni differenti). È probabile che uno dei destinatari sia stato Antonio Brunetti, il primo violino dell’orchestra, col quale Mozart strinse proprio in quell’anno una buona amicizia, superati alcuni segni di gelosa diffidenza da parte dell’italiano. Mozart scrisse per l’amico solista una seconda versione, tutta differente (KV261, ma naturalmente in mi maggiore come la prima) dell’Adagio di questo Concerto e non sappiamo perché il famoso Brunetti abbia respinto la stupenda versione originale.
Nella sua costruzione questo Concerto presenta qualche libertà formale, nell’invenzione e nei rapporti, di carattere quasi sperimentale, come accade spesso nei lavori del giovane Mozart.
L’introduzione del primo movimento è eccezionalmente estesa, con due temi. Uno è ritmato e danzante, e ad esso risponde il secondo con elegante ironia: nel giro di poche battute l’incrocio dei due temi va verso una cadenza che prepara la vera Esposizione sinfonica. Ci sorprende l’apparizione inattesa del solista con un breve Adagio lirico, disteso sul sussurro degli archi. Questa strana parentesi sembra essere un pensiero improvviso di Mozart o una sua dedica speciale a qualcuno. Poi si avvia il primo movimento con un tema energico ed affermativo (l’indicazione espressiva di Mozart è un bizzarro Allegro aperto, cioè schietto, ardito), accompagnato dal disegno danzante dei violini, con il quale si era iniziata l’Introduzione. Il secondo disegno di questa poi diventa secondo soggetto principale del movimento. L’elaborazione dello sviluppo, con qualche modulazione regolare (mi maggiore, dominante, e do diesis minore) soffre di qualche squilibrio delle proporzioni.
L’Adagio è un’espansione melodica di eccezionale bellezza, che il solista canta e decora senza che mai, neppure in una battuta, si indeboliscano l’intensità e la concentrazione del sentimento. Solo a tratti la calma contemplativa del canto è turbata da una segreta agitazione.
Con garbata decisione il solista suggerisce l’avvio del Minuetto, che l’orchestra accoglie con calore. Molto originale è l’espediente di introdurre in questo terzo movimento segmenti tematici dal primo. Una nuova sorpresa ci attende con il bellissimo Trio, Allegro in la minore, una specie di mascherata fantastica di tutti gli strumentisti, in abiti turchi o zigani. Era un tipo di esotismo allora di moda (spesso presente anche in Haydn), ma qui l’idea ha una sua spavalderia insolita e irresistibile. Dopo la ripresa del Minuetto il Concerto con sorridente eleganza si conclude con i due segmenti con i quali si era iniziato.
A conclusione possiamo trovare un’ampia discografia dei Concerti, il mio personale consiglio è quello di approfondire la conoscenza tramite un solo esecutore (Da Accardo ad Ughi passando per la Mutter per l’intero ciclo delle composizione in modo da comprendere il taglio interpretativo in maniera più chiara e netta capendo quella ricerca filologica mai fine a se stessa, che ogni esecutore studia ed applica).
Tutti gli sforzi fatti per arrivare a esprimere il fondo delle cose divennero vani all’indomani dell’apparizione di Mozart. (Goethe)
