Stiftkirche Melk

Perché avvicinarsi all’Abbazia di Melk ?

Forse per l’ispirazione tratta da uno dei protagonisti del famoso libro “Il nome della Rosa” di Umberto Eco – ambientato alla fine del ‘300 – ossia il giovane novizio benedettino Adso da Melk. Da anziano lascia nella famosa biblioteca del monastero le sue memorie, un manoscritto che sta alla base del celeberrimo libro di Umberto Eco e dell’omonima trasposizione cinematografica di Jean-Jacques Annaud con protagonista Sean Connery nel ruolo del francescano Guglielmo di Baskerville.

Non è un caso che Umberto Eco (cfr. grande appassionato e cultore della ricerca del libro antico) abbia scelto proprio l’abbazia di Melk come origine del manoscritto, che presenta come fonte del suo libro. La biblioteca di Melk era, infatti, una delle biblioteche più famose del medioevo, nata dalla scuola del monastero benedettino fondato nel 1089.

All’interno della biblioteca, le cui alte scaffalature sono in legno e distribuite su due piani, si trovano svariati volumi, circa 100.000. Circa 2.000 sono manoscritti alcuni dei quali risalenti al IX secolo, mentre 1.600 sono incunaboli, ovvero libri stampati con una tecnica a caratteri mobili.

Si trovano qui pure due mappamondi (celeste e terrestre) di Vincenzo Maria Coronelli (circa 1690). 

Si specchia nelle acque del Danubio la mole di quest’abbazia (cfr. in tedesco Stift) benedettina, abbarbicata su uno sperone roccioso alto 60 metri. 

Nata come fortezza nel X secolo, fu successivamente trasformata in abbazia a partire dal 1089 quando Leopoldo II, Margravio d’Austria, donò ai monaci benedettini dell’abbazia di Lambach uno dei suoi castelli, ma dell’edificio originario rimane ben poco, dato che l’aspetto attuale è frutto di numerosi interventi. 

Nel XV secolo il monastero divenne il cuore del movimento di riforma chiamato “Riforma di Melk”, che contribuì a rinvigorire la vita monastica dell’Austria e della Germania meridionale.

La forma barocca odierna risale alla completa ricostruzione avvenuta tra il 1702 e il 1736 dall’architetto Jakob Prandtauer.

L’elegante facciata bianco-gialla (cfr. tipica colorazione riferibile all’impero austriaco il così detto giallo “Schönbrunn”) stretta tra i corpi di fabbrica dell’abbazia, le statue che la decorano e le preziose coperture delle sue torri ne fanno una delle più significative testimonianze dell’arte barocca in Europa.

I colori degli interni della chiesa, degli affreschi del soffitto e dello stucco a finto marmo – oro, arancio, grigio e verde – creano nel visitatore l’impressione di una maestosa ricchezza che riflette bene l’importanza del luogo. Un capolavoro è anche il grande organo (restaurato nel ‘900) ben integrato nell’architettura della chiesa. La cupola centrale è alta 64 m.


Attraversato il parco (un tempo anch’esso barocco, poi risistemato all’inglese), si raggiunge il monumentale portale con cupola ottagonale, fiancheggiato da poderosi bastioni e ornato da statue di santi, dal quale si accede agli ambienti interni.

Balconate, obelischi, sculture, stucchi e fontane danno luogo certamente ad un autentico manifesto del barocco, stile che con la sua opulenza continua negli appartamenti imperiali, oggi adibiti a museo insieme alla lunga galleria. 

Segue la Marmorsaal (cfr. Il nome di questa sala può trarre in inganno in quanto solamente i pannelli ed i rialzi delle porte furono realizzati in marmo di Salisburgo, le pareti in realtà sono fatte di stucco a finto marmo. Al centro della sala c’è una grata dalla quale saliva l’aria calda per il riscaldamento-La sala veniva utilizzata come sala da pranzo per la famiglia imperiale), dove la maestria degli artisti che lavorarono alla decorazione è evidente negli splendidi affreschi prospettici. Dalla sala si passa alla terrazza sovrastante il Kolomanihof: da una parte si apre un bel panorama sull’abitato di Melk e sulla valle del Danubio, dall’altra si ha un’originale vista della facciata della chiesa, al cui interno dorature, affreschi, stucchi confermano la fedeltà al barocco della Stift di Melk.

Oltrepassato il cortile esterno (cfr. denominato Altana), dal quale si ha anche un’ottima vista sulla Stiftskirche, entriamo nella stupefacente biblioteca dell’abbazia di Melk, che ha contribuito a rendere celebre questo luogo.

Grazie alla sua fama e statura accademica, Melk riuscì a sfuggire alla rovina durante il regno dell’imperatore Giuseppe II, quando molte altre abbazie austriache vennero ridimensionate o cinicamente dissolte fra gli anni 1780 e 1790. L’abbazia riuscì inoltre a sopravvivere ad altri periodi “difficili” sia durante le guerre napoleoniche sia nel periodo terribile dell’Anschluss (cfr. annessione) nazista dell’Austria nel 1938, quando la scuola e gran parte dell’abbazia vennero confiscate dallo stato.

Alcune indicazioni pratiche

L’Abbazia di Melk appartiene alla Diocesi di Sankt Pölten

Sito internet http://www.stiftmelk.at

La cittadina di Melk ha queste caratteristiche:

Regione: Bassa Austria (Niederösterreich) 

Posizione geografica: sulla riva destra del Danubio 

Altitudine: 213 m s.l.m.

Abitanti: 5.300

Targa automobilistica della città: ME 

Per concludere non perdiamoci mai d’animo, noi vetusti, ed assaporiamo sempre il “profumo” dei libri che in qualsiasi biblioteca da quella rionale al “Sancta Sanctorum” dell’Archivio Apostolico Vaticano (cfr. Archivio Segreto Vaticano prima della riforma nominale voluta da Sua Santità Papa Francesco) manterrà il suo fascino di emozioni e sensazioni, che un tablet non fornirà mai!!!

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