Wolfgang Amadeus Mozart passò diverso tempo, a periodi alterni, nella Milano absburgica; si calcola che all’incirca fu residente meneghino per quasi un anno. Quelli erano gli anni della Milano dei Verri e dei Beccaria, ma anche della rigidità, forse ora ampiamente rimpianta, della Corte Imperiale di Maria Teresa!
Alcune tappe di questo soggiorno furono il convento della Basilica di San Marco, dove Leopold ed il giovane Wolfi alloggiarono grazie alla raccomandazione del plenipotenziario Conte Karl Joseph von Firmian (cfr. nella residenza Melzi i due Mozart intrecciarono duraturi rapporti con la nobiltà milanese). Qui Mozart suonò alla tastiera dell’organo improvvisando ed accompagnando le celebrazione come era solito fare, sia per servizio sia per diletto nella Cattedrale di Salisburgo.

A Palazzo Clerici (cfr. via Clerici 5) Mozart ebbe l’incarico di inaugurare la sala della musica, tipica all’epoca dove i nobili allestivano una propria orchestra, non più di venti elementi, per allietare le serate con accompagnamento delle danze, ma anche come musica così detta di occasione.
Palazzo Serbelloni (cfr. Corso Venezia 16) dove si esibì spesso come solista sia con l’adorato violino sia con il fortepiano di cui ci lasciò progressivamente circa trenta concerti oltre alle numerose sonate, a solo e anche in coppia con strumenti ad arco.
Chiesa di Santa Maria del Carmine, come in San Marco qui Mozart contribuì all’accompagnamento delle funzioni. Molte opere furono riprese e rielaborate da quelle sviluppate per l’incarico alla corte principoarcivescovile salisburghese.
Nella Chiesa di San Fedele Mozart oltre alle consuete esibizioni personali pare abbia partecipato come corista nella Cantata della Passione.
Chiesa di Sant’Antonio Abate qui compose l’opera di cui andremo a parlare successivamente ossia l’Exultate Jubilate KV165.

Annesso a Palazzo Reale esisteva il Teatro Ducale dove nel 1770 fu affidato al Nostro l’opera di inaugurazione della stagione musicale.
Museo Castello Sforzesco dove al suo interno viene conservata una spinetta (appartenente alla famiglia dei fortepiano e a volte poteva essere portatile come, si passi il termine le odierne pianole) pare sonata da Mozart in uno dei salotti nobiliari milanesi.

Procediamo, ora dopo questa breve escursione di luoghi “mozartiani”, al nucleo centrale di questo articolo ossia un’analisi dell’opera
KV165 Exsultate, jubilate
Tonalità: Fa maggiore
Tipologia: Mottetto
Composizione: Milano 17 gennaio 1773
Organico: Soprano solista, 2 oboi, 2 corni, archi, basso continuo
Al giorno d’oggi il mottetto viene eseguito da un soprano, ma all’epoca fu concepito e dedicato al castrato Venanzio Rauzzini, che contemporaneamente interpretava il ruolo di Cecilio nella messa in scena dell’Opera Lucio Silla KV135 al Teatro Regio Ducale di Milano. Mozart trattò la composizione seguendo il testo sacro, ma immaginandolo come un’aria operistica.
Il mottetto venne eseguito nel convento dei Chierici Regolari Teatini a Milano, che aveva sede presso la chiesa di Sant’Antonio Abate, nel giorno della ricorrenza liturgica.
Dal punto di vista della struttura compositiva, che rappresenta un’opera di degno valore in proporzione all’età del compositore (cfr. Mozart aveva appena 17 anni) è così modulata:
1. Allegro (4/4 in Fa maggiore) di 129 battute (Exsultate, jubilate);
2. Recitativo di 12 battute (Fulget amica dies);
3. Andante (3/4 in La maggiore) di 115 battute (Tu virginum corona)
4. Allegro (2/4 in Fa maggiore) di 159 battute (Alleluja): Molto spesso eseguito come brano singolo, esso rappresenta la parte più celebre della composizione, ricco di agilità e di esibizione del solista con vocalizzi molto acuti.
«Exsultate, jubilate, o vos animae beatae, dulcia cantica canendo; cantui vestro respondendo, psallant aethera cum me.
Fulget amica dies, iam fugere et nubila et procellae; exorta est justis inexpectata quies. Undique obscura regnabat nox; surgite tandem laeti, qui timuistis adhuc, et jucundi aurorae fortunatae frondes dextera plena et lilia date.
Tu virginum corona, tu nobis pacem dona, tu consolare affectus, unde suspirat cor.
Alleluja!»
«Esultate, giubilate, o voi anime beate, cantando dolci canti; rispondendo al vostro canto i cieli risuonino con me.
Splende benigno il giorno,son già fuggite sia letempeste;un’inattesa calma è sorta per i giusti. Ovunque regnava oscura la notte; svegliatevi invece felici,
voi che fino ad ora avete temuto,e gioiosi alla felice auroradate a piene mani corone di fiori e gigli.
Tu, corona delle vergini, dona a noi la pace, consola le afflizioni,per cui il cuore sospira.
Alleluia!»
Il pezzo non ha un carattere specificatamente religioso e si lascia ammirare per la varietà dell’accompagnamento strumentale e per l’eleganza dell’invenzione vocale, quest’ultima adatta ad un tipo di canto proiettato spesso nella tessitura alta; c’è da annotare in questo componimento un richiamo al belcantismo virtuosistico italiano così apprezzato nella Vienna settecentesca.
Curiose sono anche le parole, indirizzate alla sorella Nannerl, da parte di Wolfi, in un italiano decisamente maccheronico per questa composizione “IO prima ho al primo homo mottetto fare che dovuto domani presso i Teatini l’esecuzione sarà”.[…] e il frontespizio così composto:

Motetto [spostato a destra] Composto in Milano nel Gian[n]aio 1773. / figur Gaudfrift. / del Sg’: Cavaliere Amadeo Wolfgango / Mozart Accademico di Bologna / e di Verona.
L’autografo, di cui l’autore possiede il faksmile, è conservato presso la Biblioteka Jagiellońska di Cracovia e di seguito alcune immagini per ammirare la grafia mozartiana…..




