Nel lontano 1994 si chiusero, malamente e non per mia volontà, le porte di una parrocchia di periferia e si aprirono, con gioia ed accoglienza fraterna, i portoni di una Basilica del centro di Milano.
Oggi a quasi trent’anni di distanza e nella memoria di San Fedele vorrei portarVi all’interno della Chiesa di Santa Maria della Scala in San Fedele.

Qui trovai l’accoglienza tipicamente ignaziana del Parroco Padre Ballis, di Padre Bruno, di Guido Bretagna, di Fratel Giuseppe e di tutta la Compagnia di Gesù, che alimenta questa parrocchia e il Suo splendido e rinomato centro culturale.

Soprattutto ebbi modo di incontrare quello che era l’allora Prefetto della Veneranda Pinacoteca Biblioteca Ambrosiana e che con il tempo divenne un amico di famiglia Sua Eminenza il Signor Cardinale Gianfranco RAVASI. Iniziai ad essere Suo personale cerimoniere nelle celebrazioni, che seguivano i Suoi interventi-conferenze durante i periodi “forti” dell’Avvento e della Quaresima. I ricordi proseguono con lo splendido mio/nostro (insieme all’Amata Immortale Claudia) matrimonio celebrato e ai successivi battesimi dei nostri due figli Mattia Ludovico ed Alessandro Marco.
Come poi dimenticare anche le intense celebrazioni del Te Deum “per la città” celebrati, ogni 31 dicembre, dal Cardinale Carlo Maria Martini, pastore ed uomo di cultura, con la C maiuscola non solo per il Suo profondo spirito religioso, ma per la Sua capacità di dialogo costruttivo con tutti i Suoi interlocutori.
Lasciato questo excursus personale ricordiamo che oggi si celebra la memoria di San Fedele da Sigmaringen, missionario cappuccino tedesco a cavallo del XVII e XVIII Secolo. Papa Benedetto XIII lo ha proclamato beato il 24 marzo 1729 ed il 29 giugno 1746 è stato canonizzato da Benedetto XIV. La sua ricorrenza è stata posta in calendario al 24 aprile in occasione della Sua data di morte nel 1622.
La chiesa venne edificata a partire dal 1569 per la Compagnia di Gesù, e rappresenta uno degli esempi più importante di architettura della Controriforma. Venne consacrata nel 1579 dall’arcivescovo San Carlo Borromeo.
La tradizione tramanda anche come il terreno fosse già precedentemente occupato da un edificio sacro, che aveva nome di Santa Maria in Solariolo o Solario (tipica costruzione medioevale milanese formata da portici al piano inferiore e una sala per le funzioni pubbliche a quello superiore).
La realizzazione della Chiesa di San Fedele, prima casa dei Gesuiti a Milano, si inseriva nel programma di riordino della diocesi voluto da Carlo Borromeo, che incaricò del progetto Pellegrino Tibaldi (1569).
L’artista si attenne alle esigenze liturgiche stabilite dal Concilio di Trento e fatte proprie dall’ordine, prevedendo un edificio a navata unica, che esaltasse la centralità dell’altare per la celebrazione eucaristica e prevedesse un pulpito laterale per facilitare la predicazione.
Alla momentanea soppressione dell’ordine dei Gesuiti nel 1773, la gestione del plesso fu affidata ai canonici provenienti dalla vicina e trecentesca chiesa di Santa Maria alla Scala, definitivamente abbattuta nel 1776 per far posto all’odierno Teatro alla Scala. Da qui il nome completo Santa Maria della Scala in San Fedele.

La Chiesa di San Fedele ha la facciata in pietra di Angera coronata da un classico timpano. L’interno è pianta longitudinale a navata unica. Sui fianchi sono presenti quattro cappelle e confessionali sormontati da matronei.

Di particolare interesse la seconda cappella sulla parete destra, intitolata alla Ascensione di Cristo, e realizzata su progetto del Tibaldi, che presenta un raro caso di colonne dislocate. La pala originaria con l’Incoronazione di Maria del Ambrogio Figino (1581-1587) fu poi sostituita dalla Trasfigurazione e Santi firmata da Bernardino Campi in collaborazione con Carlo Urbino (1565), proveniente da Santa Maria della Scala; entrambe si trovano oggi nell’antisagrestia, per far posto al Sacro Cuore in ceramica di Lucio Fontana (1956), mentre sono rimasti in loco i quattro pannelli sulle pareti laterali.
Una menzione particolare la merita il Museo San Fedele, costituito da un “percorso artistico e religioso che comprende la cripta absburgica, la sacrestia lignea, la «cappella delle ballerine», dove le fanciulle del corpo di ballo del Teatro alla Scala portano le loro scarpette, e un museo di dipinti e reliquiari con opere d’arte che spaziano dal XIV secolo al presente.”

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