E Musica fu…sin da bambino e continua ora a seguirmi (La Sinfonia n.6 in fa maggiore op.68 “Pastorale”)

All’età di 4 anni mio nonno materno Bruno mi regalò una musicassetta (cfr. Beethoven Sinfonia n.6 Wiener Philarmoniker Bernstein) e quella fu la prima esperienza cosciente della MUSICA.

Per questo ogni volta, che ascolto una versione della medesima, provo un ricordo nuovo una nuova sfumatura una nuova emozione di questa eterea sinfonia, che il Maestro di Bonn ci ha regalato.

Dove ascoltarla? Forse idealmente in un bosco, magari quello di Paneveggio (cfr. Comune di Predazzo vicino alle Pale di San Martino) rinomato per i suoi particolari alberi e i suoi legni apprezzati dal liutaio e compositore Stradivari, meglio senza cuffie ed isolati così che queste note ci possano entrare e penetrare nell’anima…

La musica è il vino che ispira nuovi processi generativi, e io sono Bacco che pressa questo vino glorioso per l’umanità e la rende spiritualmente ebbra

Ludwig van Beethoven

Sinfonia n. 6 

in fa maggiore

 op. 68 

“Pastorale”

«Sinfonia Pastorale, piuttosto espressione del sentimento, che pittura»

Movimenti:

1. Piacevoli sentimenti che si destano nell’uomo all’arrivo in campagna: Allegro ma non troppo 

2. Scena al ruscello: Andante molto mosso (si bemolle maggiore)

3. Allegra riunione di campagnoli: Allegro

4. Tuono e tempesta: Allegro (fa minore) 

5. Sentimenti di benevolenza e ringraziamento alla Divinità dopo la tempesta: Allegretto 

Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, 2 tromboni, timpani, archi 

Composizione: 18087-1808 con abbozzi, schizzi e parziali movimenti già dai primi anni del 1800

Prima esecuzione: Vienna, Theater an der Wien, 22 Dicembre 1808

Prima edizione a stampa: Breitkopf & Härtel, Lipsia 1809 con revisione nel 1826 “Sinfonia Pastorale o il ricordo della vita in campagna” 

Dedica: Principe Joseph Max von Lobkowitz e Conte Andreas Razumovsky 

Nei suoi «Quaderni» intimi emerge circa nel 1815 questa battuta: 

«Qui — in campagna — io non sono tormentato dalla mia atroce infermità. Mi sembra che nei campi ciascun albero mi faccia intendere la sua voce… Chi potrebbe esprimere tutto questo?».

La Sesta sinfonia in fa maggiore op. 68, detta “Pastorale“, la più eccentrica ed enigmatica tra tutte e nove le Sinfonie di Beethoven, consiste paradossalmente nel carattere retrospettivo della sua musica. 

Innovativa rispetto al periodo in cui fu composta, è costituita da cinque movimenti piuttosto che dai quattro tipici dell’era classica e a ciascuno di essi è stato attribuito da Beethoven un titolo programmatico e rievocativo. La natura sembra protagonista dell’opera, ma solo nel modo in cui può essere vista e sentita dall’anima dell’uomo e, come tale, per la sua capacità di suscitare sentimenti benevoli e sereni.

Un quaderno di appunti musicali, conservato al British Museum di Londra, ci rileva il privilegio di gettare uno sguardo sul lavoro preparatorio per la Sinfonia, che fu elaborata in gran parte tra il 1807 e il 1808. In margine al primo foglio del fascicolo, Beethoven ha scritto una definizione interessante, sinfonia caracteristica, che merita di essere approfondita. L’aggettivo “caratteristico”, nel Settecento, richiamava un insieme di aspetti peculiari dello stile e della forma di un brano musicale, collocabile cosi in un genere più o meno strettamente codificato. Il concetto di “carattere”, in un’epoca ancora influenzata dal manierismo settecentesco, si riferiva in primo luogo all’espressione di un unico sentimento!

Il concetto di “caratteristico” tendeva inoltre a mescolarsi con quello di musica a programma. Nel Settecento l’uso di un programma extra-musicale serviva soprattutto per evocare immagini, scene di paesaggio, battaglie o personaggi classici.

La Pastorale è articolata sulla carta in cinque movimenti, ma in effetti la struttura complessiva della Sinfonia è percepibile in due metà chiaramente distinte. 

La prima parte è formata dai due movimenti iniziali, l’arrivo in campagna e la scena al ruscello, indipendenti l’uno dall’altro; la seconda invece corrisponde alla sequenza ininterrotta degli ultimi tre movimenti, che configurano nel loro insieme un percorso narrativo unico. La compresenza di un principio descrittivo e di uno di tipo formale implica una tensione alternata della percezione del tempo e del ritmo. La musica della prima parte, obbediente all’impostazione classica, comprende due movimenti composti in forma-sonata, secondo la tradizionale sequenza di un movimento iniziale molto elaborato e di un tempo lento. Pur accomunati idealmente dal fatto di condividere il medesimo clima espressivo, non si stabilisce tra loro alcuna relazione temporale. I due brani potrebbero esprimere lo stato d’animo di un’esperienza vissuta tanto nello stesso momento, quanto a distanza di molti giorni. La musica della seconda parte invece collega assieme nel tempo una serie di avvenimenti. Il concatenamento degli episodi induce l’ascoltatore a recepire l’ultima parte della Sinfonia come il racconto e il fluire di un’unica vicenda, il cui significato è pienamente comprensibile solo attraverso le didascalie date ai singoli potremmo dire fotogrammi. 

La Sinfonia n 6 fu dedicata al principe Lobkowitz e al conte Rasumovsky mentre per quanto riguarda l’accoglienza del pubblico fu piuttosto fredda anche per l’eccesiva durata dell’Accademia che comprendeva, oltre alle due sinfonie, una Scena e aria, cantata da Mademoiselle Killishky, un Gloria, il Concerto n. 4 op. 58per pianoforte e orchestra, un Sanctus con solista e coro e la Fantasia op. 80 per coro, pianoforte e orchestra. A tale proposito ci viene in aiuto quanto scrisse il compositore Johann Friedrich Reichardt che, ospite del principe Lobkowitz, assistette al concerto: “Vi siamo stati a sedere dalle sei e mezza fino alle dieci e mezza in un freddo polare, e abbiamo imparato che ci si può stufare anche delle cose belle. Il povero Beethoven, che da questo concerto poteva ricavare il primo e unico guadagno di tutta l’annata, aveva avuto difficoltà e contrasti nell’organizzarlo. […] Cantanti e orchestra erano formati da parti molto eterogenee. Non era stato nemmeno possibile ottenere una prova generale di tutti i pezzi, pieni di passi difficilissimi. Ti stupirai di tutto quel che questo fecondissimo genio e instancabile lavoratore ha fatto durante queste quattro ore. Prima una Sinfonia Pastorale o ricordi della vita campestre pieni di vivacissime pitture e di immagini. Questa Sinfonia Pastorale dura assai di più di quanto non duri da noi a Berlino un intero concerto di corte. […] Poi, come sesto pezzo, una lunga scena italiana […] Settimo pezzo: un Gloria, la cui esecuzione è stata purtroppo completamente mancata. Ottavo brano: un nuovo concerto per pianoforte e orchestra di straordinaria difficoltà […]. Nono pezzo: una Sinfonia [la Sinfonia n. 5 op. 67]. Decimo pezzo: un Sanctus […]. Ma al concerto mancava ancora il “gran finale”: la Fantasia per pianoforte, coro e orchestra. Stanchi e assiderati, gli esecutori si smarrirono del tutto”. 

Lo stesso Beethoven evidenziò le difficoltà incontrate per l’esecuzione del suo concerto, ma scrisse anche che il pubblico lo aveva gradito; leggiamo, infatti, in una lettera del 7 gennaio 1809: “Ci sarà forse qualche articolo offensivo sulla Musikalische Zeitung (Gazzetta musicale) a proposito del mio ultimo concerto. Io non pretendo che si sopprima tutto quello che si dice e fa contro di me, ma occorre sapere che qui nessuno ha più nemici di me; e lo si capisce tanto meglio quando si vede quanto vada peggiorando lo stato della musica. Abbiamo direttori che ne capiscono di direzione tanto quanto ne capiscono di educazione – e al Theater an der Wien c’è veramente di peggio – è lì che ho dovuto dare il mio concerto e mi hanno piazzato ostacoli da tutte le parti. Mi hanno giocato un orribile scherzo, per puro odio nei miei confronti, perché il signor Salieri ha minacciato di espulsione tutti i musicisti della sua compagnia che avessero suonato per me; eppure, malgrado alcuni gravi errori che non potevo prevenire, il pubblico ha accolto tutto con il più grande entusiasmo. Ciò nonostante, gli scribacchini non mancheranno di scrivere robaccia contro di me nella Musikalische Zeitung. Gli orchestrali erano particolarmente furiosi perché soltanto per incuria sono stati commessi errori proprio nel pezzo più semplice e facile. D’un tratto io ho ordinato loro di fermarsi e ho gridato: ”ricominciamo”. Una cosa del genere lì non era mai accaduta prima. Il pubblico ha testimoniato tutto il suo compiacimento”. 

I movimenti

I° movimento (allegro ma non troppo). Piacevoli sentimenti che si destano nell’uomo all’arrivo in campagna

E’ un tema dolce, senza contrasti per cui la musica produce solo emozioni piacevoli al risveglio in campagna; il tema è tratto da un canto popolare croato di netto sapore campagnolo: lo studioso croato Kuhac riprodusse tale breve motivo (denominato Sirvonja) in una sua raccolta del 1887. Altri autori invece osservano che il tema, per quanto fortemente rassomigliante al motivo croato, presenta tuttavia delle lievi differenze rispetto a quest’ultimo ed è pertanto da ritenersi originale o quanto meno trasfigurato; altri autori invece sostengono che negli appunti di Beethoven non compaiono notazioni né abbozzi in merito a tale lied croato, né il nome di Beethoven figura tra i visitatori della biblioteca, che raccolse i canti croati ed invece appare più documentabile una ispirazione beethoveniana più legata alle suggestioni derivanti dalle partiture tipo Portrait musical de la Nature di Knecht o le composizioni dell’abate Vogler o le cosiddette sinfonie caratteristiche che circolavano a Vienna all’epoca, in cui tra l’altro non compare traccia del lied tra le esecuzioni dell’epoca. 

II° movimento (andante molto mosso). Scena al ruscello

Una scena prettamente idilliaca tutta incentrata al ruscello con i suoi abituali frequentatori; qui prende vigore il cinguettio degli uccelli, imitati dal flauto, dall’oboe, dal clarinetto. Questa scena rappresenta in sintesi il cuore della sinfonia stessa e non a torto Beethoven tenne a dire: gli uccelli che cantavano intorno prendevano parte alla composizione; 

III° movimento (allegro). Allegra riunione di campagnoli

Danze con suoni di pifferi e cornamusa dei contadini in festa, introducono così quella festosa riunione dei contadini;

IV° movimento (allegro). Il temporale

L’imprevisto passaggio di un temporale che scatena una tempesta, dove il realismo diventa imperante con il prorompere dei timpani, delle trombe e l’entrata dei tromboni, strumenti usati per la prima volta nella sinfonia, con i bassi che avvisano il suo arrivo, il calare e scendere della musica fino all’innalzamento finale per poi scemare man mano al ritorno della calma. 

V° movimento (allegretto). Sentimenti di benevolenza e ringraziamento alla Divinità dopo la tempesta

L’atto finale, infine, affidando al clarinetto l’ingresso del tema, porta alla conclusione dell’opera; ora il ringraziare e gioire, perché la tempesta ormai è solo un ricordo, si riallaccia al tema del primo movimento in cui l’uomo si sveglia e dialoga con la natura. Particolarmente suggestiva è, infatti, in questa parte conclusiva, la ripresa del tema in pianissimo sottovoce, enfatizzata da un leggero rallentamento del tempo.

Dopo l’ascolto, meglio più di uno, ma con spirito aperti a scoprire qualcosa di nuovo della Sinfonia lascio alcuni pensieri di Beethoven:

“Lasciamo all’ascoltatore il gusto di trovare la situazione senza bisogno di didascalie, anche a quanti hanno solamente una vaga idea della vita campestre.
Anche senza descrizione è possibile riconoscere il tutto, più come sentimento che come pittura. 

Ogni pittura, quando porta troppo lontano dalla musica strumentale, perde” 

E ancora

“Come sarò felice di poter camminare tra cespugli, boschi, alberi, erbe, rocce; non c’è nessuno che sa amare la natura come me.I boschi, gli alberi, le rocce danno veramente quella risonanza che è desiderata dall’uomo” 

Prendiamoci qualche minuto per un’introspezione di noi stessi accompagnati da queste soavi, eterne e commoventi note del Maestro.

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