Il mistero del Requiem

…..“Bisogna dimenticare Mozart per imparare ad amare di nuovo gli altri compositori”…..

(Ladislao Mittner)

Requiem in re minore KV626

per soli, coro ed orchestra

Introitus

  1. Requiem – soprano e coro – Adagio (re minore)
  2. Kyrie – coro – Allegro (re minore)

Sequenza

3. Dies irae – coro – Allegro assai (re minore) abbozzo 

a. Tuba mirum – soli – Andante (si bemolle maggiore) abbozzo 

b. Rextremendae-coro-Grave(sol minore)abbozzo 

c. Recordare – coro – Andante (re minore) abbozzo

d. Confutatis-coro-Andante(la minore)abbozzo 

e. Lacrimosa – coro – Larghetto (re minore) abbozzo

Offertorio

4. Domine Jesu – soli e coro – Andante con moto (sol minore) abbozzo

a. Hostias – coro – Andante (mi bemolle maggiore). Andante con moto (sol minore) abbozzo

5. Sanctus – coro – Adagio (re maggiore) aggiunta

a. Osanna – coro – Allegro (re maggiore) aggiunta 

6. Benedictus – soli – Andante (si bemolle maggiore) aggiunta

a. Osanna – coro – Allegro (si bemolle maggiore) aggiunta 

7. Agnus Dei – coro –  (re minore) aggiunta

8. Lux aeterna – soprano e coro – (re minore). Allegro. Adagio 

Organico: soprano, contralto, tenore, basso, coro misto, 2 corni di bassetto, 2 fagotti, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, organo, archi

Composizione: Vienna, agosto – dicembre 1791

Edizione: Imprimerie du Conservatoire, Parigi 1804 (ossia tredici anni dopo la morte la prima edizione a stampa!!!!!)

-Breitkopf & Härtel, Lipsia 1820

Autografo conservato presso l’Österreichische Nationalbibliothek Wien

Genesi e Guida all’ascolto

II Requiem è una composizione basata su testo latino, chiamata similmente, ma con una locuzione assai poco cordiale Messa da morto. In effetti è una messa composta da un insieme di brani finalizzati a celebrare la memoria di un defunto. Nel tardo Settecento la struttura della Missa pro defunctis era stabilita da una lunga tradizione, ma la scelta dei testi era in alcune occasioni lasciata alla discrezione del singolo compositore, che poteva adattarsi all’usanza locale sia sacra sia profana.

Il Requiem di Mozart è così ordinato: Introitus costituito dall’invocazione all’eterno riposo contenuta nel Requiem aeternam e seguito dall’invocazione al Cristo Salvatore nel Kyrie eleison. Segue la sezione della Sequentia suddivisa nel primo Dies irae, in cui si descrive il cataclisma del giudizio universale e la fine del mondo. Poi, nel Tuba Mirum è cantato come, al suono della tromba (cfr. nello specifico gli inquietanti e possenti tromboni), i morti si risveglieranno. Segue l’apparizione di Cristo giudicante nel Rex Tremendae e la rievocazione salvifica del calvario nel brano successivo, il Recordare. L’attuazione del giudizio divino avviene nel Confutatis, nel quale si dipinge il momento in cui i dannati saranno puniti e i beati saranno salvati. Il Lacrimosa è un’addolorata riflessione sul dramma del giudizio finale e un’ulteriore sottolineatura del ruolo centrale di Cristo come figura salvifica, elemento che caratterizza anche la successiva sezione dell’Offertorium costituita dal Domine Jesu Christe, appassionata richiesta di salvezza, e dal seguente Hostias, in cui si invita il peccatore alla preghiera. Segue il Sanctus, evocazione della grandezza di Dio che termina con il canto dell’Osanna, e il Bendictus, ulteriore omaggio alla figura di Cristo, chiuso ancora dall’Osanna. Nell’Agnus Dei il figlio di Dio compare come agnello sacrificale che dona pace e salvezza. Segue poi la sezione finale della Communio, aperta e chiusa dal Lux aeterna in cui si invoca per i beati la luce eterna della salvazione e si canta la gioia dell’assunzione tra i santi ed eterni viventi nel paradiso.

Mozart compose la quasi totalità della proprio catalogo di musica sacra per i servizi liturgici presso la Corte Principesca-Arcivescovile di Salisburgo. Le tredici Messe nate a Salisburgo, in un periodo compreso tra il 1769 e il 1780, non furono generate seguendo la traccia dettata dalla propria libera fantasia, ma nel rispetto dei precisi canoni imposti dal gusto corrente dell’epoca, dalla radica tradizione locale, nonché dalla rigidità musicale inculcata da Leopold Mozart e, non da ultimo dalle predilezioni dell’Arcivescovo in carica. 

Il trasferimento del 1781 a Vienna comportò per il compositore, con l’emancipazione da cortigiano di basso livello (cfr. Mozart era paragonabile, per importanza ad un cuoco) a libero professionista, anche l’interruzione dei rapporti “obbligati” con la liturgia cattolica. Non è quindi un caso che siano appena due i grandi lavori sacri degli anni viennesi – la Messa in do minore KV427/417a e il controverso Requiem KV626, composti rispettivamente per iniziativa propria e dietro commissione privata, rimasti però entrambi incompiuti per vari motivi. Inoltre queste opere, per le imponenti dimensioni e per l’influenza del severo stile contrappuntistico di Bach e Händel (con le cui composizioni Mozart era venuto a contatto dal 1782) rappresentano una svolta rispetto alla concisione e alla semplice cordialità, ristretta all’uso del proprium o del vespero, delle messe del periodo salisburghese. 

Le circostanze della nascita del Requiem sono avvolte, si sa ormai da oltre due secoli, nella leggenda. O, per meglio dire, sono state avvolte nella filigrana delle innumerevoli fantasticherie inventate nel periodo romantico legate, ovviamente, all’aura del tutto particolare che attribuisce a questa partitura mortuaria il fatto di essere rimasta incompiuta in seguito alla morte dell’autore. Spogliate delle tante fantasticherie, le vicende della genesi appaiono anche semplici e per niente complottistiche. Nel mese di luglio 1791 Mozart ricevette la commissione per la stesura di un Requiem da parte di un anonimo che, corrispondendogli un lauto anticipo, metteva quale unica condizione quella di non ricercare l’identità del committente; si trattava di un nobile prematuramente vedovo, il conte Franz Walsegg zu Stuppach, un dilettante che possedeva una Cappella Musicale privata nella quale soleva eseguire musiche, alla ricorrenza della scomparsa della consorte (cfr. 14 febbraio 1791), che spacciava per sue, ma che in realtà erano composte da altri, attribuendosene disinvoltamente la paternità. Certamente Mozart, di ritorno da Praga, dove aveva curato la prima esecuzione della Clemenza di Tito, si rituffò nella stesura della partitura nei mesi di ottobre e novembre; non senza che il declinante stato di salute avesse influenza sulle sue condizioni nervose e lo portasse, secondo attendibili testimonianze, ad affermare di comporre quest’opera per se stesso. Alla morte del compositore, il 5 dicembre 1791 (un frammento del Requiem fu eseguito a una cerimonia funebre svoltasi a Vienna a distanza di pochi giorni dalla scomparsa del compositore), la vedova Constanze, in difficili condizioni economiche, decise di far ultimare la partitura in modo da consegnarla al committente e ricevere il completo compenso; senza beninteso rivelare l’apporto di mani diverse da quelle del compianto e sfruttato marito. Proprio a causa di questo completamento, pur se spogliato della sua macabra aneddotica, il Requiem rimane avvolto ai nostri occhi da un certo alone di mistero. A colmare le lacune fu principalmente Franz Xaver Süssmayr, allievo del compositore, coadiuvato da altri due allievi e musicisti, Joseph Eybler e Franz Jakob Freystädtler. Dei dodici numeri musicali solo il primo (Introitus e Kyrie) è interamente autografo di Mozart, mentre i numeri 2-9 recano di pugno del maestro solamente la linea del basso, quelle delle voci e qualche più o meno cospicua indicazione di strumentazione (il n. 7, Lacrimosa, è poi drammaticamente interrotto). Gli ultimi tre numeri invece furono composti ex novo da Süssmayr (forse anche sulla base di indicazioni o appunti di Mozart) che, per il conclusivo Lux aeterna, riprese il brano iniziale. Difficile dunque sfuggire all’impressione che la coerenza del Requiem appaia irrimediabilmente compromessa dagli interventi degli allievi, di non sempre adeguata fantasia inventiva, nonostante poi “carriere” più o meno apprezzabili. Tuttavia è indiscutibile che, anche in questa veste, il Requiem appaia agli ascoltatori un capolavoro. Vi è innanzitutto da parte dell’autore, ops meglio forse dire autori, la ricerca di una via nuova per lo stile chiesastico, rispettosa dei precetti dettati dall’imperatore Giuseppe II (cui nel frattempo era succeduto il meno “illuminista” Leopoldo II), per una musica sacra disadorna degli orpelli baroccheggianti e di facile ed immediata comprensione. Via nuova e rielaborata, ma pur sempre basata e fondata sull’antico, cioè su un uso della polifonia e del contrappunto ispirato ai modelli barocchi; calibratissimo ed invece certamente antivirtuosistico è l’uso dei solisti, opache e non traccianti le scelte strumentali. Il tutto congiunto a una gestualità plastica, di tipo teatrale. Basterebbe ascoltare e comparare con attenzione l’Introitus ed il successivo Kyrie; c’è innanzitutto qui un’atmosfera sonora, livida e desolata, attribuibile in gran parte alla particolarissima strumentazione, dove gli unici legni presenti sono, gli amati, corni di bassetto (variazione “calda e corposa” dei clarinetti) e fagotti; di qui un timbro opaco e spettrale, che intreccia polifonie opponendosi ai pizzicati degli archi. Si staglia come contrasto il purissimo assolo del soprano «Te decet Hymnus». Segue poi la doppia fuga del Kyrie, serratissima e stringata, di carattere arcaico. La sequenza si divide in sei sezioni, fra loro plasticamente contrapposte in quanto a scelte di organico e contenuto espressivo; il Dies irae, interamente corale, è di impatto sonoro massiccio. Il Tuba mirum vede alternarsi i quattro solisti (basso, tenore, contralto e soprano), che si uniscono solo al termine; ma l’effetto folgorante è quello iniziale del trombone solista, che dialoga con il basso. Il Rex tremendae majestatis reca nettissima l’impronta di Händel, nell’alternanza (e poi sovrapposizione) dei ritmi puntati degli archi e della massa corale. Il Recordare, nuovamente affidato ai solisti è innervato da imitazioni di carattere arcaico, cui conferiscono fascino peculiare le scelte timbriche (l’introduzione strumentale è tutta di mano di Mozart). Il Confutatis contrappone coro maschile e femminile nelle immagini dei dannati e dei redenti. Le otto battute superstiti del Lacrimosa si interrompono al vertice del crescendo: la conclusione funzionale di Süssmayr non compromette l’incanto sofferto della pagina. L’Offertorio si articola, come di consueto, in due parti, entrambe concluse dalla fuga «Quam olim Abrahae». Il Domine Jesu Christe ha una condotta corale incalzante e agitata, di derivazione mottettistica; l’episodio «Sed signifer sanctus Michael» passa ai solisti, e scivola direttamente nella fuga; nettamente contrastante lo squarcio sereno dell’Hostias, dove la scrittura corale omofonica è accompagnata dal fraseggio in sincopi degli archi. Impossibile stabilire gli eventuali spunti di Mozart nei rimanenti pezzi, pervenuti interamente nella grafia dell’allievo. L’incedere solenne e corale del Sanctus è nel solco della tradizione, la fuga dell’«Hosanna» scolastica e sommaria. Il Benedictus, affidato ai solisti e perciò intimistico, è singolarmente esteso e rifinito. L’Agnus Dei si basa sul contrasto fra la triplice invocazione e la supplica «dona nobis pacem». Quanto al Lux aeterna, Süssmayr si limitò a riprendere la musica dell’Introitus e Kyrie; una soluzione che può apparire semplicistica, ma che alcuni commentatori hanno fatto risalire alla volontà dello stesso Mozart, orientato anche in altri lavori religiosi a rispettare quella logica circolare, così propria dell’epoca, intesa a ribadire e rafforzare i principi eterni.

Mozart scrisse a suo padre Leopold, qualche anno prima di scrivere il Requiem, in un periodo in cui sentiva il bisogno di fare una personale ricerca spirituale e di consapevolezza della morte: “visto che la morte […] è l’ultima tappa della nostra vita, mi sono avvicinato da qualche anno con questo migliore e vero amico dell’uomo, in modo che la sua immagine non solo non abbia più niente di spaventoso per me ma sia piuttosto qualcosa di rassicurante e di consolante” 

Concludendo questo mio pezzo desidero sensibilizzare Voi tutti con questo aneddoto in modo da rendersi conto della disposizione d’animo in cui il Nostro lavorava, questo passo di una lettera indirizzata presumibilmente al librettista Lorenzo da Ponte: «Aff.mo.-Signore. Vorrei seguire il vostro consiglio, ma come riuscirvi? Ho il capo frastornato, conto a forza, e non posso levarmi dagli occhi l’immagine di questo sconosciuto! Lo vedo di continuo, esso mi prega, mi sollecita ed impaziente mi chiede il lavoro. Continuo perché il comporre mi stanca meno del riposo. Altronde non ho più da temere. Lo sento a quel che provo che l’ora suona; sono in procinto di spirare; ho finito prima di aver goduto del mio talento. La vita era pur sì bella, la carriera s’apriva sotto auspici tanto fortunati, ma non si può cangiare il proprio destino. Nessuno misura i propri giorni, bisogna rassegnarsi, ma sarà quel che piacerà alla provvidenza.. Termino ecco il mio canto funebre, non devo lasciarlo imperfetto». 

Buon compleanno Wolfi ……il “tuo” Requiem ti ha fatto rinascere a gloria eterna!!!

…..segue il testo latino con relativa traduzione in italiano

REQUIEM AETERNAM (coro, soprano)

MISSA PRO DEFUNCTIS

Requiem aeternam dona eis domine, et lux perpetua luceat eis. Te decet hymnus, Deus in Sion, et tibi reddetur votum in Jerusalem; exaudi orationem meam, ad te omnis caro veniet. Kyrie eleison, Christe eleison.

Traduzione:

La pace eterna dona loro, o Signore, e che la luce eterna splenda per loro. A te si addice l’inno, Dio di Sion, e a te sia fatto voto in Gerusalemme; esaudisci la mia preghiera, a te verrà ogni carne. Signore, abbi pietà, Cristo, abbi pietà di me.

KYRIE (Coro)

Testo:

Kyrie eleison; Christe eleison; Kyrie eleison; Christe eleison; Kyrie eleison; Christe eleison 

Traduzione:

Signore, pietà; Cristo, pietà; Signore, pietà.

SEQUENTIA

DIES IRAE (coro)

Dies irae, dies illa, solvet saeclum in favilla, teste David cum Sybilla. Quantus tremor est futurus, quando Judex est venturus, cuncta stricte discussurus.

Traduzione:

Giorno dell’ira quel giorno: il mondo si dissolverà in cenere, come predissero Davide e la Sibilla. Che gran terrore vi sarà allora, quando verrà il Giudice e tutto rigorosamente giudicherà.

TUBA MIRUM (basso solo)

Testo

Tuba mirum spargens sonum, per sepulcra regionum coget omnes ante thronum. Mors stupebit et natura, cum resurget creatura, judicanti responsura. Liber scriptus proferetur, in quo totum continetur, unde mundus judicetur. Judex ergo cum sedebit, quidquid latet apparebit, nil inultum remanebit. Quid sum miser tunc dicturus? Quem patronum rogaturus, cum vix justus sit securus.

Traduzione:

La tromba, spargendo intorno un prodigioso suono per i sepolcri sparsi per tutta la terra, radunerà tutti davanti al trono. Stupiranno morte e natura, quando risorgerà la creatura per rispondere al giudice. Verrà aperto il libro in cui é scritto tutto, per il giudizio del mondo. Quando sarà assiso il giudice, apparirà tutto ciò che ora é ignoto, nulla rimarrà impunito. Che dirò, allora, misero, chi chiamerò a mio avvocato quando appena il giusto si sentirà sicuro?

REX TREMENDAE (coro)

Testo

Rex tremendae majestatis, qui salvandos salvas gratis, salva me fons pietatis.

Traduzione:

O re di tremenda maestà, che per pura grazia salvi i tuoi eletti, salva me, o fonte di misericordia.

RECORDARE (soprano, contralto, tenore, basso)

Testo

Recordare, Jesu pie, quod sum causa tuae viae ne me perdas illa die. Quaerens me sedisti lassus, redemisti crucem passus; tantus labor non sit cassus. Juste judex ultionis, donum fac remissionis, ante diem rationis. Ingemisco tamquam reus, culpa rubet vultus meus; supplicanti parce deus! Qui Mariam absolvisti, et latronem exaudisti, mihi quoque spem dedisti. Preces meae non sunt dignae, sed tu bonus, fac, benigne, ne perenni cremer igne. Inter oves locum praesta, et ab hoedis me sequestra, statuens in parte dextra.

Traduzione:

Ricordati, Gesù pietoso, che io fui la causa della tua venuta in terra, non dannarmi, quel giorno. Per cercarmi, sedesti stanco, mi hai salvato so!rendo la croce; non sia stata invano così grande pena. O giusto giudice punitore, dammi il tuo perdono prima del giorno del giudizio. Gemo, sentendomi reo, la coscienza della colpa mi fa arrossire, perdonami Dio, ti supplico. Tu che assolvesti Maria ed esaudisti il ladrone, anche a me hai dato speranza. Le mie preghiere non sono degne, ma tu, nella tua bontà, concedimi benignamente che io non sia bruciato nel fuoco eterno! Ponimi fra le pecore, allontanami dai capri, ponimi alla tua destra.

CONFUTATIS (coro)

Testo

Confutatis maledictis, flammis acribus addictis, voca me cum benedictis. Oro supplex et acclinis, cor contritum quasi cinis, gere curam mei finis.

Traduzione:

Condannati i maledetti, assegnatili alle fiamme ardenti, chiama me fra i benedetti. Ti prego supplice, in prostrato, col cuore contrito, ridotto quasi a cenere, proteggimi nel giorno della morte.

LACRYMOSA (coro)

Testo

Lacrymosa dies illa, qua resurget ex favilla judicandus homo reus, huic ergo parce Deus, pie Jesu Domine, dona eis requiem, amen.

Traduzione:

Giorno di lacrime quel giorno, in cui dalle ceneri risorgerà il peccatore per essere giudicato. Amen.

OFFERTORIUM

Testo

DOMINE JESU (coro)

Domine Jesu, Christe, rex gloriae, libera animas omnium fidelium defunctorum, de poenis inferni, et de profundo lacu, libera eas de ore leonis, ne absorbeat eas tartarus, ne cadant in obscurum, sed signifer sanctus Michael repraesentet eas in lucem sanctam quam olim Abrahae promisisti et semini ejus.

Traduzione:

O Signore Gesù Cristo, re di gloria, libera le anime di tutti i fedeli defunti dalle pene dell’inferno e dal profondo lago, liberale dalla bocca del leone, in modo che il tartaro non le a!erri e non cadano nell’oscurità. Ma il santo Michele vessillifero li porti alla santa luce che una volta tu promettesti ad Abramo ed alla sua discendenza.

HOSTIAS (coro)

Testo

Hostias et preces tibi, Domine, laudis o!erimus, tu suscipe pro animabus illis, quarum hodie memoriam facimus, fac eas, Domine, de morte transire ad vitam, quam olim Abrahae promisisti et semini ejus.

Traduzione:

A te, o Signore, o!riamo sacrifici e preghiere di lode. Tu accoglile in favore di quelle anime che oggi commemoriamo. E fà sì che esse, o Signore, passino dalla morte alla vita che una volta tu promettesti ad Abramo ed alla sua discendenza.

SANCTUS (coro)

Testo

Sanctus, sanctus, sanctus, Dominus, Deus sabaoth, pleni sunt coeli et terra gloria tua. Hosanna in excelsis.

Traduzione:

Santo, santo, santo, Signore, Dio degli eserciti, pieni sono i cieli e la terra della tua gloria. Osanna nell’alto dei cieli.

BENEDICTUS (soprano, contralto, tenore, basso)

Testo

Benedictus qui venit in nomine Domini. Hosanna in excelsis.

Traduzione:

Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell’alto dei cieli.

AGNUS DEI (coro)

Testo

Agnus Dei qui tollis peccata mundi, dona eis requiem.Agnus Dei qui tollis peccata mundi, dona eis requiem.Agnus Dei qui tollis peccata mundi, dona eis requiem sempiternam. 

Traduzione:

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, dona loro il riposo. Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, dona loro il riposo. Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, dona loro l’eterno riposo..

COMMUNIO

Testo

LUX AETERNA (Soprano e Coro)

Lux aeterna luceat eis, Domine, cum sanctis tuis in aeternum quia pius es. Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis, cum sanctis tuis in aeternum, quia pius es.

Traduzione:

La luce eterna splenda ad essi, o Signore, con i tuoi santi in eterno poiché tu sei misericordioso. L’eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua con i tuoi santi in eterno poiché tu sei misericordioso.

Chiudo questo percorso nelle viscere di quest’opera affidandovi alcune lapidarie considerazioni sul Requiem tratte da riflessioni filologiche musicali del Maestro austriaco Nikolaus Harnoncourt (6 dicembre 1929 – 5 marzo 2016)

<<Le parti sono mozartiane nell’essenza.

Il preludio (cfr. Introitus) strumentale è un compianto funebre (corni di bassetto e fagotti) su cui gli archi gravi e acuti simulano un pianto!

Mozart si immedesima con il Kyrie per una divina misericordia “personale”.

Il Dies Irae dipinge impietosamente l’orrore del giudizio estremo.

Il Tuba mirum porta alla consapevolezza, che nulla resta inespiato e sfocia nel Salvami sorgenti di pietà del Recordare.

Nel Confutatis Mozart parla in prima persona con se stesso nel rapporto con l’Altissimo e l’angoscia scompare nell’emozione dei una rinascita a vita eterna.>>

E’ il silenzio al termine di ogni esecuzione a dare senso alla stessa, così è la morte che dà senso alla vita

(Claudio Abbado 26 giugno 1933 – 20 gennaio 2014)

Lascia un commento