Composto a Lipsia, dove Bach era kantor da ormai più di dieci anni, per la liturgia natalizia del 1734-1735, l’Oratorio di Natale (Weihnachts-Oratorium BWV 248) si presenta come un ciclo unitario di sei cantate, una per ciascuna delle sei festività (FERIA) comprese tra il giorno di Natale e quello dell’Epifania, nel pieno del servizio della Kirchenmusik. Per la realizzazione musicale Bach fece ampio ricorso alla tecnica della parodia, ossia un riadattamento, con nuovo testo e modifiche ad hoc, di brani tratti da composizioni precedenti, in questo caso cantate di argomento sia sacro sia profano. Quanto alla sistemazione-rielaborazione del testo, si ritiene che esso sia opera di Christian Friedrich Henrici (1700-1764), noto con lo pseudonimo di “Picander”, il poeta forse più abile e razionale fra quelli che si applicarono alla versificazione delle Cantate sacre.
In realtà non si tratta di un oratorio chiuso, ma di un ciclo di sei cantate per il periodo natalizio del 1734/1735, cioè per gli allora tre giorni di festa di Natale (25, 26 e 27 dicembre; storia della nascita secondo S. Luca 2,1-20), il giorno di Capodanno (circoncisione e nominazione secondo S. Luca 2,21), la domenica dopo Capodanno (2 gennaio) e l’Epifania (6 gennaio; storia dei tre Re Magi secondo S. Matteo 2,1-12).
Dottrina ed immediatezza espressiva sono i due poli magnetici attraverso i quali si sviluppa e dispone l’intero arco dell’opera; gli elementi si sviluppano in modo lineare e continuativo sulla traccia del racconto evangelico, ad esso alternando l’accentuazione spesso drammatica dei secchi recitativi accompagnati (cfr. per lo più con voce recitante dell’Evangelista), in genere collegati alle arie, ma capaci in qualche caso di conglobare nella loro stessa filigrana una o più strofe di corale o di trasformarsi in ariosi, l’effusione patetica delle arie, tutte rigorosamente con da capo quando non sfocianti liricamente in duetti e terzetti, la meditazione assorta dei fedeli nella preghiera collettiva dei corali.
La rievocazione della nascita di Gesù Cristo nei suoi diversi momenti, fastosi e trionfali, diviene così celebrazione-manifestazione (cfr. epifania) della fede nel senso più completo del termine, senza limitare quello spirito di freschezza ed immediatezza popolare, talvolta anche ingenua, il quale, fondato sulle immagini della tradizione, ne è tratto rappresentativo altrettanto costitutivo e fondamentale.
La Cantata n. 1 (Feria I Nativitatis Christi) comprende nove pezzi e si apre con un festoso e luminoso coro (“Jauchzet, frohlocket, auf, preiset die Tage”) introdotto e sorretto da un’orchestra squillante e ritmata. Un recitativo dell’Evangelista, accompagnato dal fagotto e dall’organo e proseguito dal contralto, al quale si associano due oboi d’amore, conduce alla prima aria del contralto, accompagnato dal primo oboe d’amore e dal violino solista (“Bereite dich, Zion, mit zärtliche Trieben”): una melodia dalla linea morbida e flessuosa, d’inconfondibile sapore bachiano.
Segue il primo corale con il quale si concluderà l’oratorio (“Wie soll ich dich empfangen”): è lo stesso tema usato da Bach nella monumentale Passione secondo San Matteo BWV244 sulle parole “O capo pieno di sangue e di ferite” e che sta a significare il valore della nascita di Cristo, inteso come momento fondamentale per giungere alla redenzione dell’intera umanità. Un altro breve recitativo dell’Evangelista (“Und sie gebar ihren ersten Sohn”) porta al corale e al recitativo cantati dal soprano e dal basso, con l’oboe e l’oboe d’amore come strumenti obbligati. Interviene il basso solista che intona con vigorosi accenti l’aria “Grosser Herr und starker König”, accompagnato dalla tromba, dal primo flauto traverso e dagli archi. La prima parte della Cantata si conclude con il tenerissimo corale “Ach mein herzliebes Jesulein”, al quale risponde e fa eco con risonanti armonie l’intera orchestra.
La Cantata n. 2 (Feria 2 Nativitatis Christi) si articola in quattordici pezzi e inizia con una delicata sinfonia pastorale sul ritmo di una siciliana, sviluppata da due flauti traversi, due oboi d’amore, due oboi da caccia, archi ed organo. Segue un breve recitativo dell’Evangelista (“Und es waren Hirten”) cui fa seguito il corale (“Brich an, o schönes Morgenlicht”). Un altro recitativo dell’Evangelista, del soprano e del basso conduce all’aria del tenore con il flauto traverso obbligato (“Frohe Herten, eilt, ach eilet”). Ancora un recitativo dell’angelo di solo quattro battute prima del corale “Schaut hin, dori liegt im finstern Stall”. Dopo il recitativo del basso (“So geht denn hin, ihr Hirten, geht”) si ode l’aria del contralto “Schlafe, mein Liebster” con flauto traverso, oboi d’amore e da caccia obbligati: una dolce melodia di ninnananna e di confortevole tono distensivo. Ancora un recitativo dell’Evangelista e poi il vivace coro, accompagnato da archi e legni, sulle parole in tedesco del “Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus”, impostate su un solido e virtuosistico contrappunto. Il recitativo del basso (“So recht, Ihr Engel”) sfocia nel solenne corale conclusivo della Cantata (“Wir singen dir in deinem Heer”) con l’organo e i fiati rievocanti il tema della siciliana della sinfonia già ascoltata all’inizio.
La Cantata n. 3 (Feria 3 Nativitatis Christi) comprende dodici brani, introdotti dal coro, accompagnato con ritmo sostenuto e brillante dall’intera orchestra (“Herrscher des Himmels”). Quattro misure di recitativo dell’Evangelista dividono il primo dal secondo coro (“Lasset uns nun gehen gen Bethlehem”). Un recitativo del basso fa da ponte tra il secondo coro e il corale (“Dies hat er alles uns getan”). Quindi è la volta del duetto tra soprano e basso, con accompagnamento di due oboi d’amore (“Herr, dein Mitlied, dein Erbarmen”); segue un lungo recitativo dell’Evangelista (“Und sie kamen eilend und fanden beide”) e successivamente il contralto canta l’aria con violino obbligato “Schliesse, mein Herze” di pungente purezza espressiva. Ancora un recitativo del contralto con due flauti obbligati; poi il corale “Ich will dich mit Fleiss bewahren”; un altro recitativo dell’Evangelista e a conclusione della terza Cantata si espande con serena gioiosità il corale “Seidfroh, die weil”, che è un inno di lode a Cristo, venuto sulla terra per redimere l’umanità dai suoi peccati.
La Cantata n. 4 (Festo Circumcisionis Christi) è la più breve delle sei, costituita da soli sette pezzi, e si apre con un coro molto intimistico (“Fallt mit Danken, fallt mit Loben”), sorretto dalle dolci armonie dei corni da caccia. Segue un recitativo dell’Evangelista e poi il basso e il soprano (“Jesu, du mein liebstes Leben”)che intonano un breve arioso. Quindi si giunge alla famosa aria del soprano con l’eco (“Flösst, mein Heiland, flösst dein Namen”) di una straordinaria purezza espressiva nel suo elegante gioco dalle risonanze barocche. Ancora un recitativo alla maniera di corale tra il basso e il soprano (“Wohlan, dein Namen soll allein”) di plastica rilevanza melodica e successivamente si ode l’aria del tenore in re minore (“Ich will nur dir zu Ehren leben”), una pagina di tono vagamente haendeliano, affidata – come è stato giustamente notato – ad un tipo di voce che tende più alla tessitura strutturale baritonale che tenorile. Un corale distensivo (“Jesus richte mein Beginnen”), che si richiama al tema dello stesso coro iniziale di questa Cantata chiude la quarta parte dell’Oratorio.
La Cantata n. 5 (Dominica post Festum Circumcisionis Christi) si articola in undici pezzi e inizia con il coro in la maggiore dagli accenti taglienti e perentori (“Ehre sei dir, Gott, gesungen”), che ricorda nella impostazione musicale il “Cum Sanctu Spiritu” e il “Resurrexit” della Messa in si minore BWV232. Dopo il recitativo dell’Evangelista esplode compatto e ben ritmato il dialogo fra il coro (“Wo ist der neugeborne König der Juden?”) e il contralto (“Sucht ihn in meiner Brust”), che sfocia nel luminoso corale in la maggiore (“Dein Glanz ali Finsternis verzehrt”). Ecco l’aria del basso (“Erleucht auch meine finstre Sinnen”) introdotta e accompagnata dall’oboe, secondo un procedimento espositivo caro a Bach. Seguono i recitativi dell’Evangelista e del contralto (“Warum wollt ihr erschreken?”) e ancora dell’Evangelista. Il violino prepara e sorregge armonicamente il Trio vocale fra il soprano, il contralto e il tenore (“Ach, wenn wird die Zeit erscheinen?”) dal tono un po’ interrogativo e inquieto nelle fratture vocalistiche. Dopo il recitativo del contralto (“Mein Liebster herrschet schon”) un corale sereno e fiducioso (“Zwar ist solche Herzenstube”) pone termine alla quinta Cantata.
Trombe e timpani punteggiano festosamente l’introduzione della Cantata n. 6 (Festo Epiphanias)comprendente undici pezzi. Il coro (“Herr, wenn die stolzen Feinde schnauben”) si articola in quattro raggruppamenti tematici fra loro concomitanti e convergenti. Seguono i recitativi dell’Evangelista, del basso (Erode) e del soprano (“Du Falscher, suche nur den Herrn su fällen”) e quest’ultima solista canta un’aria esaltante la potenza divina (“Nur ein Wink von seinen Händen”). Dopo un recitativo dell’Evangelista (per due volte) e un bellissimo corale in sol (“Ich steh an deiner Krippen hier”) interviene il tenore (“So geht! Genug, mein Schatz geht nicht von hier”) accompagnato nel suo recitativo dall’oboe d’amore secondo l’indicazione in partitura di un Adagio a tempo. Il tenore canta un’aria in si minore (“Nun mögt ihr stolzen Feinde schrecken”) in cui viene espressa la soddisfazione perché Cristo Salvatore vive nell’animo di ciascuno di noi. Ancora un recitativo a quattro fra soprano, contralto, tenore e basso (“Wass will der Höllen Scherken nun”) e infine il corale conclusivo in si minore (“Nun seid ihr wohl gerochen”), che si espande con felicità sonora e giovialità ritmica in onore di Dio, principio e scopo ultimo del genere umano.
Le sei Cantate si configurano, potremmo dire azzardando ed esasperando un po’ il concetto, come sei masse magnetiche, che per natura si calamitano a vicenda e tendono a fare quel blocco, forse non concepito dall’Autore stesso, in un crescendo di alta spiritualità, per cui dalle tonalità liriche, idilliache e pastorali delle prime, si sale a sempre più complesse e ricche architetture polifoniche con un’interessante varietà armonica e contrappuntistica quale si può ritrovare solo nelle grandi e imponenti costruzioni delle Passioni di Johann Sebastian Bach.
Fine Soli Deo Gloria.



(Nelle immagini abbiamo l’esempio delle firma conclusiva SDG, che Johann Sebastian Bach apponeva per ciascuna delle Sue opere ringraziando Dio per averlo ispirato)
