IV Movimento

Presto

24’23”

L’ingresso strumentale è stupefacente e desta subito interesse all’ascolto con quel suo tetro, possente e ritmato incedere fino alla proclamazione strumentale del celebre motivo dell’Inno alla Gioia.

(0’00”-44″) L’orchestra si scuote in un drammatico accordo dissonante cui risponde un recitativo dei bassi: furiosa ritorna la massa orchestrale ed ancora una volta il recitativo di violoncelli e contrabbassi attutisce l’impeto di questa violenza sonora.

(45″-2’28”) Uno dopo l’altro si succedono ora i temi principali dei tre precedenti movimenti. A ogni apparizione tematica segue un recitativo dei bassi.

(2’29”-3’07”) Primo accenno al tema della gioia, ma evanescente e subito spento dal rimbrotto sonoro dei bassi.

(3’08”-6’27”) Allegro assai: compare il tema della gioia in tutto il suo coinvolgente profilo, enunciato sottovoce nel registro più grave. Pian piano si propaga dolcemente verso l’alto, crescendo sempre più in consistenza ed in forza, fino a trascinare tutta l’orchestra in un clima festoso, ma al contempo solenne e maestoso.

(0’00”-46″) Bruschi cambi di velocità ed instabilità metrica sono l’indice di un evento, di un cambiamento radicale ormai prossimo: ecco infatti che, dopo un fragoroso e dissonante accordo del tutti orchestrale, emerge implorante, ma ferma, la voce del baritono a invocare: “O Amici, non questi suoni, intoniamone di più graditi e gioiosi”.

(47″-3’26”) I solisti, unitamente all’orchestra ed al coro, esprimono ora a più riprese il tema della gioia.

(3’27”-5’06”) Versione militaresca del tema, affidata alle sole voci maschili ed all’orchestra, che ritma il suo procedere con lo strumentario caratteristico di una banda: ottavino, triangolo, piatti e grancassa.

(5’07”-7’42”) Inizia un poderoso fugato, ennesima variazione del tema, che assume toni tempestosi e travolgenti. Dopo un momento di sfinimento e stasi dell’orchestra, il tema riprende ancora trionfale, enunciato ora dalla massa corale al gran completo.

(7’43”-9’24”) Nell’Andante maestoso il clima si scurisce, mentre tenori e bassi intonano un corale religioso. Le voci femminili rispondono con una frase di infinita delicata dolcezza. La preghiera sale sempre più verso l’alto, come un canto devoto ed ispirato.

(9’25”-11’17”) Adagio ma non troppo: un filo di inquietudine scorre nell’amletico interrogativo umano: “Intuisci tu il Creatore, o mondo? Cercalo là oltre la volta stellata”. La musica riflette le ansie e le incertezze, si piega, riprende, si innalza maestosa, ricade.

(11’18”-13’49”) Sulle parole: “Gioia, figlia dell’Eliso” si mette in moto una grandiosa fuga, ennesima elaborazione del tema della gioia. Nella parte finale, in un ultimo anelito, le voci si inerpicano ancora più su, sul la sovracuto, a cantare: “Che questo bacio giunga a tutto il mondo”.

(13’50”-16’12”) Allegro ma non tanto: versione velocizzata del tema della gioia in un grandioso motivo di giubilo di solisti, coro ed orchestra. Zone di forte accelerazione e decelerazione si susseguono alternandosi, quasi in un simbolico cambio umorale, l’una all’altra, fino a una struggente romanza del quartetto di solisti.

(16’13”-17’21”) L’orchestra riparte ed acquista quasi immediatamente velocità. Si entra nel Prestissimo, e il coro contribuisce festoso al rutilante effetto di sfolgorio sonoro.

(17’22”-17’56”) Maestoso: un’ultima solenne invocazione alla Gioia come grandiosa espressione di speranza, prima del sopraggiungere dell’impetuoso crescendo finale.

INNO ALLA GIOIA

L’ode scritta nel 1785 da Schiller1 come compendio dei propri ideali massonici, era diventata ben presto manifesto dell’Ordine e più precisamente quello della Massoneria Speculativa sorta a Londra nel 1717, tanto che in alcune logge austro – tedesche veniva recitata o cantata come parte di un rituale d’iniziazione muratorio.

L’ode fu pubblicata per la prima volta sulla rivista Thalia2 nel 1786

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Testo dell’Ode (DE)

« O Freunde, nicht diese Töne! Sondern laßt uns angenehmere anstimmen und freudenvollere. Freude! Freude!

Freude, schöner Götterfunken Tochter aus Elysium,
Wir betreten feuertrunken, Himmlische, dein Heiligtum! Deine Zauber binden wieder Was die Mode streng geteilt; Alle Menschen werden Brüder, Wo dein sanfter Flügel weilt. Wem der große Wurf gelungen, Eines Freundes Freund zu sein; Wer ein holdes Weib errungen, Mische seinen Jubel ein!

Ja, wer auch nur eine Seele
Sein nennt auf dem Erdenrund!
Und wer’s nie gekonnt, der stehle Weinend sich aus diesem Bund! Freude trinken alle Wesen
An den Brüsten der Natur;
Alle Guten, alle Bösen
Folgen ihrer Rosenspur.
Küsse gab sie uns und Reben,
Einen Freund, geprüft im Tod; Wollust ward dem Wurm gegeben, Und der Cherub steht vor Gott. Froh, wie seine Sonnen fliegen Durch des Himmels prächt’gen Plan, Laufet, Brüder, eure Bahn,
Freudig, wie ein Held zum Siegen. Seid umschlungen, Millionen! Diesen Kuß der ganzen Welt! Brüder, über’m Sternenzelt
Muß ein lieber Vater wohnen.
Ihr stürzt nieder, Millionen?
Ahnest du den Schöpfer, Welt? Such’ ihn über’m Sternenzelt!
Über Sternen muß er wohnen.Freude heißt die starke Feder
In der ewigen Natur.
Freude, Freude treibt die Räder
In der großen Weltenuhr.
Blumen lockt sie aus den Keimen, Sonnen aus dem Firmament, Sphären rollt sie in den Räumen, Die des Sehers Rohr nicht kennt. »

Testo dell’Ode (IT)

« O amici, non questi suoni! ma intoniamone altri
più piacevoli, e più gioiosi. Gioia! Gioia!

Gioia, bella scintilla divina, figlia dell’Elisio,
noi entriamo ebbri e frementi, celeste, nel tuo tempio.

Il tuo fascino riunisce
ciò che la moda separò
ogni uomo s’affratella
dove la tua ala soave freme.
L’uomo a cui la sorte benevola, concesse il dono di un amico,
chi ha ottenuto una donna leggiadra, unisca il suo giubilo al nostro!

Sì, chi anche una sola anima
possa dir sua nel mondo!
Chi invece non c’è riuscito,
lasci piangente e furtivo questa compagnia! Gioia bevono tutti i viventi

dai seni della natura;
vanno i buoni e i malvagi
sul sentiero suo di rose!
Baci ci ha dato e uva,
un amico, provato fino alla morte!
La voluttà fu concessa al verme,
e il cherubino sta davanti a Dio!
Lieti, come i suoi astri volano attraverso la volta splendida del cielo, percorrete, fratelli, la vostra strada, gioiosi, come un eroe verso la vittoria. Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio vada al mondo intero! Fratelli, sopra il cielo stellato
deve abitare un padre affettuoso.
Vi inginocchiate, moltitudini?
Intuisci il tuo creatore, mondo? Cercalo sopra il cielo stellato!
Sopra le stelle deve abitare!

Gioia si chiama la forte molla
che sta nella natura eterna.
Gioia, gioia aziona le ruote
nel grande meccanismo del mondo. Essa attrae fuori i fiori dalle gemme, gli astri dal firmamento,

conduce le stelle nello spazio,
che il canocchiale dell’osservatore non vede.

Note

1 Johann Christoph Friedrich von Schiller (Marbach am Neckar 10 novembre 1759 – Weimar 9 maggio 1805)
2 Rivista tedesca di storia, teatro, cultura, filosofia, letteratura e politica.
Prese il nome della Musa Talia, una delle tre Grazie della mitologia greca

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