Adagio molto e cantabile
16’50”
La scelta di un tempo lento pone fine all’irruenza melodica ed espressiva dei due precedenti, ma è un transito temporaneo e soprattutto un diretto stimolo all’ascolto del successivo brillante e marziale finale.
Un insieme di dolci suoni con importanti parti soliste in alternanza e contrappunto dei tutti, che ne richiamano il tema dorsale.
(0’00”-2’46”) Gli archi, alternandosi lentamente ai fiati, intonano il primo tema, in un clima di soave serenità, paragonabile all’introduzione del primo movimento della Sesta Sinfonia.
(2’47”-4’15”) Nell’Andante moderato emerge il secondo tema, una melodia dolcissima enunciata prima da violini e viole, poi da oboi e fagotti.
(4’16”-11’54”) Inizia una zona di libere variazioni dei due temi-riferimento che si presentano nelle forme più diverse: ora rielaborati melodicamente e ritmicamente, ora dilatati nello scambio di archi e fiati o rifratti nella luce di inconsuete alchimie timbriche.
(11’55”-13’07”) Lo squillo severo e perentorio degli ottoni interrompe brevemente quest’immagine onirica, che presto riaffiora nel ripristinarsi del canto nostalgico di corni e violini.
(13’08”-16’50”) Per la seconda volta, ancora più severo, ecco lo squillo dei fiati, e il discorso si interrompe nel trepidante bisbiglio sonoro dei violini. Solo più tardi, con il ritorno dei temi della zona di variazioni e la Coda, si ricrea un’atmosfera tranquilla e rilassata.
