La Genesi della Sinfonia (I Parte)

Quando Beethoven si accinse alla composizione della Nona Sinfonia (cfr. “La Sinfonia è il mio elemento”), nel 1823, da undici anni non aveva più rivolto la propria geniale attenzione a tale genere che, per opera Sua, era diventato la corona suprema dell’attività d’ogni compositore di musica non teatrale.

“E’ con Beethoven che la composizione d’una sinfonia comincia a diventare una fatica simile a quella di partorire un figlio”, come ci suggerisce, in una delle sue meravigliose e ficcanti pagine musicali, il saggista Massimo Mila.
D’allora in poi le sinfonie, nella vita di un musicista, non si conteranno più a decine, ma per singole unità e nessun altro andò mai oltre il fatidico numero nove.

Beethoven si accostò all’orchestra con una prudenza inusitata per un compositore della sua epoca.
Ogni sinfonia beethoveniana richiederà sempre un lungo periodo di gestazione, in media uno o due anni, oltre a svariati abbozzi preparatori, a volte poi nemmeno utilizzati o inserti come fraseggi per altre opere con il coinvolgimento o meno dell’orchestra.

Nella musica di Beethoven si ha sempre l’impressione di una conquista, di un ostacolo superato e di difficoltà affrontate con coraggio; in realtà sappiamo anche che il Maestro era solito rivedere, correggere, aggiungere e riscrivere un’infinità di volte anche solo un fraseggio; tutti i Suoi manoscritti sono testimonianza di correzioni continue anche rimarcate da un pesante tratto di matita rossa.

Illuminante qui un pensiero espresso dal compositore Robert Schumann: “Amatelo, amatelo profondamente. Onorate la Sua forza morale, che mai conobbe riposo. Dopo la Sinfonia n.9 in re minore op.125 amatelo, anzi amatelo moltissimo, e non dimenticate che Egli è giunto alla libertà poetica con un cammino durato molti anni, e onorate la Sua forza morale, che non ha mai avuto posa. La Sua ultima sinfonia esprime cose così ardite ed inaudite che nessuna lingua prima ha osato anche solo immaginare”. Nell’estate del 1823 Beethoven si accinse alla vera e propria stesura di questa titanica e rivoluzionaria sinfonia, per portarla a termine senza rilevanti interruzioni nel 1824.

In questa sinfonia Beethoven riprende dai più svariati ambiti musicali – quello della musica sacra con le sue antiche tonalità e la sua tecnica compositiva rigorosamente polifonica, e ancora dal linguaggio operistico, dalla musica militare, dal genere folcloristico “alla turca” dell’ultimo inciso del Finale, e dall’oratorio hændeliano – diversi elementi compositivi e li congiunge in una nuova incantevole unità.

La tonalità scelta, re minore, è severa, profonda, drammatica e sviluppa tutti gli intervalli fondamentali (Quinte, Quarte ed Ottave).
Beethoven pose tutte queste possibilità di espressione artistica in sè eterogenee al servizio di una più ampia e complementare Idea, di una “rivelazione” che in effetti era “più alta di ogni saggezza e filosofia” come ripeteva più volte lo stesso Maestro.

Per Beethoven la Musica, e tanto più la sinfonia dopo l’Eroica non era più soltanto una sfera d’arte autonoma, ma veniva anche ad implicare una confessione personale, tipo “breviario” musicale, in un messaggio rivolto dal compositore all’umanità ascoltatrice, condensando in una sorte di Musica totale i propri concetti e la propria visione umana.

Nella Nona Sinfonia ciò vale non solo là dove il testo esprime concretamente e compiutamente il messaggio, ma anche nei movimenti puramente strumentali.
Con il coro finale sulle bellissime parole di Schiller, Beethoven annuncia l’uguaglianza giuridica e terrena, che tutti gli spiriti liberali devono perseguire (Beethoven: “Fate tutto il bene possibile, amate la Libertà sopra ogni cosa, e, di fronte un trono, non tradite mai la Verità); è un fatto politico, ma la natura dell’uomo richiede ben altro e può accettare che l’uguaglianza sia solamente una conversione o addirittura una costrizione. Ma allora, visti gli ideali, Beethoven era da considerarsi un massone? Bisogna innanzitutto prendere atto che l’educazione sentimentale del compositore avvenne all’insegna del movimento libero – muratorio e che fitti furono i legami con personaggi appartenenti a quest’ordine (Tra i quali musicisti come Neefe a Bonn, direttore del Nationaltheater e curatore di una ristretta cerchia di apprendisti musicisti ai quali ripeteva, fino alla noia, che la Musica ha il fine supremo di venerare Dio, e quindi la bellezza, la moralità e la verità; Salieri, Haydn e Schuppanzig, violinista e compositore austriaco, fu il primo ad eseguire l’integrale dei quartetti per archi di Beethoven, a Vienna).

Purtroppo non abbiamo nessun documento, che attesti l’iscrizione e la partecipazione del Maestro a sedute di stampo massonico e comunque significativa era la Sua rettitudine come testimoniano queste parole “Come lo Stato deve avere una propria Costituzione, così ogni singolo individuo deve averne una propria”!

Ritornando all’ultimo lavoro sinfonico secondo Schindler, segretario personale e intimo amico del Maestro, la Nona Sinfonia fu terminata nel febbraio del 1824………

…..continua

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