Vita del Maestro LvB – Conclusioni sull’uomo prima che sul musicista

Nella storia della musica Beethoven fu una figura d’uomo e d’artista assolutamente particolare, unica e decisamente nuova, direbbero i giovani d’oggi che spacca !!!
Formatosi proprio negli anni in cui la rivoluzione francese dettava all’umanità le tre nuove leggi ossia la libertà (per il Nostro questo termine significava “Volere ciò che si deve”), la fratellanza e l’uguaglianza; egli sentì, che anche l’artista avesse il dovere di lavorare per tutti i suoi simili e ritroveremo questi capisaldi nel testo per il coro del finale della nona.

Mentre tutti i suoi predecessori, fino a Wolfgang Amadeus Mozart ed Franz Joseph Haydn, avevano vissuto e lavorato nell’ambito e sotto la protezione di una cerchia ristretta, sovvenzionati da padroni mecenati e da teatri reali, Beethoven cerca impetuosamente e coraggiosamente il contatto diretto con un pubblico sempre più vasto pur proteggendosi con il sostegno e il patrocinio delle famiglie nobiliari viennesi.

Per Beethoven la libertà è l’impulso umano più nobile e più istintivo. Un giorno vedendo passare un soldato disse “Ecco uno schiavo, che si è venduto per tre kreutzer al giorno”.
In Beethoven parla finalmente tutta l’umanità. L’elementare concisione dei suoi temi e dei suoi sviluppi lo porta vicino all’uomo di strada, alla massa del popolo comune, che fino ad allora era stata praticamente esclusa dalla musica colta e di corte.

La forma si sgretola, lascia via libera alla fantasia nel suo autonomo plasmarsi, all’invenzione pura, che va oltre ogni vincolo ed ogni schema formale.
L’opera di Beethoven è un cosmo pieno di sensazioni e di esperienze in cui l’uomo si trova immediatamente riflesso, nelle sue passioni più irruenti come nei suoi sentimenti più nobili ed altruistici.

Solo a fatica Beethoven riesce a controllare le idee, che si affollano impetuose nella sua mente e come testimoniano anche i suoi manoscritti, veri e propri “cambi di battaglia” con note cancellate e scrittura decisa; nascono così le violente opposizioni dinamiche e ritmiche, che dilatano i limiti strutturali delle Sue meravigliose ed uniche, per grandezza e per sforzo umano, composizioni.

Consapevole della propria coscienza di artista, quando gli dissero che un Suo quartetto non era piaciuto al pubblico rispose franco e sicuro: “IO soltanto sono giudice di ciò che faccio e di ciò che mi par degno e giusto”. Il compositore che “scrive per denaro” gli sembra indegno di appartenere a colore che onorano l’Arte; Lui stesso quando in questa situazione sente di tradire l’Arte per il bisogno!

Nel metabolizzare questo ritratto dell’uomo prima che dell’artista prepariamoci a solcare il mare o meglio l’oceano della Nona!

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